KRAKEN

Marco Minicangeli



I - Madama-la-morte

        Mi chiamo Gabriel Icarus e sono un narratore. Nel mondo parallelo di Licht nessuno però troverà mai una sintostoria con il mio nome: là dentro io non esisto. Dentro Licht a muoversi è Madama-la-morte, il mio doppio sintetico.
Madama pensa storie e intreccia i personaggi sul motore-ipotesi di Bardo. Primo livello: causa/effetto. Secondo livello: evoluzione. Ancora più sotto, il Grado Zero, il sogno di ogni narratore: la vita, il destino, chiamatelo come volete. Madama è "il poeta", la propensione a raccontare. Puttana merda, la classe non è acqua. Lei ti fa drimmare e tu non distingui più la differenza tra la storia e la realtà.
Vedi per esempio "Kraken", una scorciatoia verso nuove realtà. Tre mesi per scriverlo. Una scheggia: abissi marini che sembrano una piazza di De Chirico passata al frullatore, un buio pesto da farti bestemmiare, un tesoro da recuperare. La discesa è lenta, la ricerca difficile. Il tesoro è un costrutto software che blocca l'avanzata del Caos e salva la comunità.
Il Caos, il mondo-sotto-il-mondo, o se volete Licht-n: un mito, un incubo, forse solo una delle tante cazzate di Villaggio.
L'immersione dentro "Kraken" è un'esperienza. Trovi il tesoro e quando stai per portarlo in superficie ecco che escono fuori i Kraken. Puttana merda! Urli, i Kraken! Mostri orribili che escono dal fondo marino, dalle caverne oscure delle tue paure ataviche. La sintostoria usa la piattaforma del motore-ipotesi di Bardo ed è uno stiletto che ti entra nel cervello fino all'ippocampo. Ti morde il cranio con i suoi denti aguzzi e scarica dentro bordate di adrenalina.
"E' meglio di una scopata!" ha urlato Coa Limone quando gliel'ho fatto provare. "E' come se il tuo navigator abbia sniffato crack".
Il paragone mi sembra azzardato, ma può andare. Il fatto è che stavolta Bardo si è superato: ha compresso dentro il motore-ipotesi dei file presi chissà dove. "E… Se? E… Se?" continuano a schizzarmi. Su quelle ipotesi ho costruito la sintostoria.
A vendere "Kraken" ho impiegato due ore. Un avviso e alla mia mailbox si sono presentate diverse offerte. La più interessante era quella della StarGame, gli Zingari: tremila pezzi. Abbiamo chiuso a settemila.
Il giorno dopo "Kraken" è andato sul loro parco giochi a StarGame.City. Recensioni dei critici entusiaste, un milione di collegamenti in due ore. Ho calcolato che per rifarsi dei miei settemila pezzi hanno impiegato ventitré secondi. Insomma mi hanno dato le briciole. Allora ho provato a spillargli qualche altro soldo, ma quelli non hanno voluto sentir ragioni. "Facci causa" hanno risposto alla StarGame. Vale a dire: se vuoi ammazzarti…
Già perché a Licht le cause si tengono a Law.City, il tribunale che applica il diritto elettronico e lì vai solo in-chiaro: insomma devi rivelare chi sei.
Regola Numero Uno: mai rivelare chi sei. Regola Numero Due: mai rivelare chi sei ai gestori se non vuoi trovarti con un coltello alla gola. La vita è dura: questa è la regola Numero Zero. Tutto questo tre giorni fa.


        Il Calipso bar è il centro del Villaggio. Qui si incrociano le vite-senza-destini di una strana umanità: droga, software, spacciatori, nulla che valga la pena raccontare. Poi ci sono i mud-lark, i senzaniente, perennemente a frugare nella spazzatura informatica delle fogne delle BitCity. Resistono un paio d'anni e si fottono il cervello con qualche sindrome Virtix. Infine i narratori, la casta: quelli li riconosci dall’atteggiamento schizzato e dagli occhi stralunati.
Proprio al Calipso-bar ieri sera mi sono scoppiate le coronarie non appena è iniziata a girare la voce che un giocatore è crepato mentre stava dentro "Kraken".
CoaLimone mi ha guardato fisso senza dire nulla. Io ho finito di scolare la mia bumba e sono uscito. Silenzioso come un'ombra me la sono filata nel mio merdoso appartamento, e lì mi sono cliccato dentro per vedere cos'era avvenuto. Ho digitato Stargame.City e mi sono trovato nel mezzo di un casino: polizia, piattaforme digitali News-TV, collegamenti pay-per-view. Ho capito di essere in un mare di guai. Ali basse sono andato nel mio sito e nel box della posta ho trovato due messaggi: uno era degli avvocati della StarGame che mi sta facendo causa. L'altro della polizia: mi ha convocato per un interrogatorio. Massima urgenza.
"Puttana merda" ho mormorato.


        Madama-la-morte non è solo la mia coscienza proiettata dentro Licht, lei è qualcosa di più: è come se lo spazio virtuale di Licht avesse arricchito la mia personalità con nuovi riflessi creativi e nuovi livelli.
"Madama è l'avatar del poeta" ha detto Coa una volta e lei non è una che si sprechi in complimenti.
Eccola che arriva. Schiva uno dei molti blocchi-file abbandonati che volteggiano a Licht e si avvicina. "Che ti è saltato in mente?" dice. "Vendere un gioco che non hai nemmeno testato… hai deciso di stroncarti la carriera giovane?"
La guardo stallando sulle sue ali nero lucente. "Cazzate Coa, sono solo cazzate. Lo sai che gioco pulito".
"E allora? 'sto casino?"
Allargo le braccia come a dire che ne so? "Qualcuno sta tentando di farmi le scarpe".
"Chi?"
Allontano con un calcio un rifiuto software che si perde nel vuoto sintetico. Il gran numero di dati inutilizzati che rimangono dentro Licht comincia ormai a diventare un problema. "Non mi sono ancora dato una risposta.
"Beh… allora sbrigati. Prima che sia troppo tardi".
 
 

        C'è una strana aria al Villaggio oggi. Un paio di arabi fumano erba e bevono birra seduti ai bordi di una fontana da troppo tempo senz'acqua.
La storia del giocatore morto è veramente un bel disastro che non riesco a spiegarmi. Nel mio cervello stanno frullando le ipotesi più strane su quell'incidente. Una dice che si tratta è una guerra tra la StarGame e la Stern: io sto nel mezzo. Se questo è vero ora a volermi morto potrebbero essere in due.
Gli arabi continuano a bere birra e a discutere in una lingua spezzata che sembra il ritornello di un pezzo rap. Si voltano intorno sospettosi. Tutti sanno che quel morto è l'inizio di una guerra. Tutti sanno che quello sarà solo il primo e nessuno vuole perdersi lo spettacolo.
Mastico nervoso una sigaretta e guardo l'orologio. Xanu dovrebbe essere qui a momenti con quello che gli ho chiesto. Con lui il problema non è mai cosa ti serve, è solo quanti soldi hai. Così quando gli ho chiesto l'autopsia del giocatore morto, ha sussurrato solo: "Tremila pezzi ed un paio d'ore".
 
 

II - Storie della città-di-sotto

        Sta piovendo. Me ne sto rattrappito a rigirarmi tra le mani la memoria con l'autopsia del giocatore. Ho quasi paura a far esplodere quell'archivio, paura di cosa potrei trovarci dentro. Ingoio un paio di sorsate di bumba e mi faccio coraggio: infilo il cubo nero nella fessura e con un dito avvio la procedura.
Qualche schermata. La voce patinata del patologo inizia a rimbombare sui muri mentre il centro della stanza si trasforma in una sala d'obitorio con una temperatura gelida ed un odore di formalina che toglie il respiro.
La testa del ragazzo è stata aperta mettendo a nudo il cervello ormai necrotico che il dottore continua a stuzzicare con degli elettrodi viola. Più che un'autopsia mi sembra la scena di un film dell'orrore. La diagnosi però è molto chiara, ed è una specie di condanna a morte: "Shock Emozionale", vale a dire che il narratore ha esagerato con il drimming, non l'ha testato. Così il giocatore non è più stato in grado di riconoscere cos'era vero e cosa no.
Il resto è il solito materiale: testimonianze di chi l'ha soccorso, il rapporto dei medici che sono intervenuti. Sembra che il giocatore abbia continuato a gridare che un "serpente alato" gli veniva addosso. Miti Incas, qualcosa del genere.


        Visto da sotto il palazzo della Torre Nera sembra debba sgretolarsi da un momento all'altro. La Torre Nera: gli stabilimenti della Schwarz Electronic. Una volta qui dentro si assemblavano televisori ad alta definizione e piattaforme digitali. Era una specie di città, enorme, organizzata. Ogni mattina entravano centinaia di persone e la Torre Nera si animava di vita.
Un bel giorno però vedere è passato di moda perché la gente ha iniziato a drimmare. E allora niente più schermi o piattaforme digitali, solo interfacce senso/rete. Gli svizzeri se ne sono andati di fretta e della Schwarz Electronic non è rimasto molto: i muri, il tetto, il logo sull'entrata.
Dopo la chiusura Torre Nera ha cessato di vivere. Non si trattava però di una vera e propria morte, ma solo di una metamorfosi. Lentamente la gente ha iniziato ad appropriarsi di quegli spazi e ad utilizzarli per gli scopi più impensabili. Sotto il tetto si sono ficcati i mud-lark sempre in cerca di qualche cavo con cui spararsi dentro Licht. La parte centrale dell'edificio è stata invece occupata da un'umanità varia: lingue e religioni diverse, fuggite da qualcosa o da qualcuno. Sacchetti di plastica come valige, letti di cartone.
Più sotto s'è istallato Il Labirinto, una specie di ipermercato delle dipendenze dove è fondamentale sapersi muovere. "Non troppo veloce, non troppo lento" ha detto un neoromantico e ha visto giusto. Il Labirinto è la quintessenza avariata di Villaggio, ma forse è proprio per questo che da qui vengono i migliori: ZonaRossa, Hakim "chiodo" Bothy, Coa Limone, il sottoscritto. Ognuno di noi è stato abbastanza con il culo sulla graticola per sapere cosa significa veramente drimmare.
La ragazza di guardia è appoggiata al muro con una sigaretta rosa tra le labbra ed uno sguardo allucinato perso nel vuoto. Quando sente i miei passi volta la testa e mi fissa. "Credevo ne fossi fuori, Gabriel" prova ad accennare un sorriso metallico.
"Gattospinoso" dico.
 
 

        Una volta io e Gattospinoso eravamo amici: stessi percorsi, stessi risvegli. Ci muovevamo solo nel momento che chiudevano gli ipermarket e la sorveglianza portava via l'incasso. Un colpo alla settimana, ogni volta un quartiere diverso: rapidi, precisi, senza pretendere troppo, quanto bastava per comprare qualche incubo artificiale.
Poi quella sera un'idiota volle fare l'eroe. Tirò fuori il pezzo ed iniziò a sparare. Due colpi: uno mi prese di striscio al braccio, l'altro colpì il ginocchio di Gattospinoso.
Sparai anch'io: bum… bum… bum…
L'idiota cadde a terra in una pozza di sangue mentre Gattospinoso urlava per il dolore dicendomi di fuggire.
Scappai. L'idiota si salvò, Gattospinoso no. Lo portarono via gonfiandolo di calci e pugni sul ginocchio ferito. Si fece quattro anni: tre per la rapina, uno per non aver rivelato il complice che aveva sparato. Se li fece tutti senza fiatare. Quando uscì era cambiato: era passato alla roba pesante e sparava sempre per primo. Mi aveva salvato il culo, ma non eravamo più amici. A volte gira così.
 
 

        Gattospinoso. "Casini?"
Dondolo la testa per annuire. "Che mi dici di Kraken?"
Ci sediamo e lui mi porge un tubicino pompasogni. Zoppica vistosamente. È il ricordo di una vecchia amicizia.
"Chiacchiere…" bisbiglia. "Quello che sanno tutti. Un giocatore crepato, la StarGame che si fa rodere… Casini grossi comunque, troppo grossi anche per te, Gabriel".
Quasi a confermare le sue parole Rosso entra nella stanza correndo. Ci voltiamo a guardarlo. "Avete sentito?" dice. "Dicono che un altro giocatore sia crepato a Kraken".
Apro la bocca ed il tubicino cade a terra. "Ma non lo avevano bloccato?"
- Forse qualcuno l'ha copiato e vendeva accessi illegali. Insomma… non vorrei essere nei panni di Madama-la-morte quando la beccheranno.
"Chi?" dico.
"Gli Zingari, la polizia. Che differenza fa?"
Nessuna. Quando blccheranno Madama ci metteranno poco a risalire alla sorgente. Zingari o polizia tutto finirà con un corpo nella spazzatura. Se avrò la gola tagliata sarà stata la StarGame, con un colpo alla nuca la polizia.


        Coa Limone continua a succhiare uno stecco di liquirizia che le ha annerito gli angoli della bocca. Si avvicina poggiando la sua bumba sul tavolo. "Cazzo Madama…" esordisce. "Quando ti ci metti li sai far bene i casini".
"Ehi, maricon… nessun casino…"
"Certo. Vallo a raccontare ai due passerotti con il cervello liquefatto. Gli Zingari ti hanno messo un paio di trinciabudella addosso. Nordafricani tosti, i soldati di Allah… quelle stronzate. Mi dispiace dirtelo Madama, ma non hai molte speranze".
Falso, non ho nessuna speranza. Posso solo cercare di non crepare da solo.
"Xanu mi ha detto che gli hai chiesto l'autopsia del giocatore morto". Non approva il fatto che mi sia rivolto a quel un figlio di puttana che proprio non ti puoi fidare. "Almeno ne è valsa la pena?"
"Ipereccitazione. Non ha saputo più distinguere la realtà dai sinto e gli sono saltate le coronarie".
Coa Limone succhia una lunga sorsata di bumba. "Più o meno il secondo deve essere crepato in quella maniera. Sembra che abbia parlato di serpenti alati, uomini con la testa di toro, ali di cera…"


        Traumen, il sito di Vishna Paranhamuttu, si trova a Bomb@y.City, il luogo dei templi. Una volta Bomb@y.City era solo un sintospazio abbandonato perché le aziende erano andate in luoghi più convenienti. Avevano cancellato gli archivi e lasciato solo le architetture la cui demolizione costava troppo: milioni di byte di spazio liberi. La gente se ne è impossessata adattandoli agli scopi più strani: pornostar part-time, ecologisti radicali, nextager. Vishna era uno di questi: aprì Traumen e fece un sacco di soldi.
L'entrata del tempio è un obelisco rilucente sotto il quale c'è scritto Toccami. Lampi veloci. Ti ritrovi dentro una stanza color pesca. Sulla parete in fondo ci sono tre porte: "Membri", "Abbonamenti", "Visitatori". Nella stanza dei visitatori puoi scaricarti il blocco dei "programmi meditativi". Sono freeware che agiscono sui neurotrasmettitori bloccando la produzione di serotonina, il chiavistello che chiude il circuito dei sogni. Quando la serotonina si blocca, la porta onirica si apre e ti ritrovi proiettato in qualche incubo privato dove puoi fare tutto e il contrario di tutto. La cosa fa il suo effetto.
La promessa a chi si abbona a Traumen è trovare la pace interiore che porta al successo e all'affermazione. Vishna ha venduto così migliaia di link a rampanti di genere vario. Con i soldi si è comprato un vano al Residence del Sol, un paradiso formato da villini dove non sei costretto a scoprire i gusti sessuali del tuo vicino. Ogni vano è isolato e circondato da giardini con siepi alte due metri che ti separano dal mondo.
Il prato e le siepi di Vishna sono blu, un incrocio transgenetico olandese che dovrebbe indurre "calma e distensione naturale". Suono alla porta e mi rendo conto che non c'è proprio nulla di naturale in ciò che mi circonda: è come bere un caffè con un retrogusto di plastica e pretendere di scoprire l'aroma del Brasile.
Il giardino blu mi accoglie con un vago odore d'incenso e una piccola sorgente che forma un corso d'acqua. Sulle pietre che le fanno da argine si è depositato uno strato rosso ed accanto un cartello mi avverte si tratta della riproduzione della fonte sacra di Re Artù.
"Ciao Gabriel".
Mi volto e scopro Vishna che mi sta fissando. Lo saluto con una mano. Lui fa un paio di passi e viene a sedersi vicino. E' vestito completamente di bianco ed il suo volto è così abbronzato che sembra un surfista californiano.
"Allora Gabriel" dice con un tono di voce che farebbe perdere la pazienza ad un santo. "Come mai sei qui? Forse è per via di quei due giocatori morti?"
Devo portarmelo scritto in faccia che il sottoscritto c'entra qualcosa con quella storia.
"Cosa posso fare?" dice e con una mano si tira indietro il ciuffo di capelli che è fuggito alla coda legata dietro la nuca.
"Volevo solo sapere cosa ne pensi".
Vishna assume la posizione del loto e questo significa che ha intenzione di pontificare. "Il problema è che ormai Licht ha perso il suo equilibrio e la sua carica creativa. Troppe forze negative che pensano solo a fare soldi. Troppe urla. Tutto ciò genera mostri".
"Fammi capire" lo interrompo. "Stai dicendo che quei giocatori sarebbero crepati solo perché Licht è diventato un supermercato?"
Vishna abbassa la testa. "In un certo senso, Gabriel. Il consumo ha gettato miliardi di byte in rete e tu pensi che la cosa potesse essere senza conseguenze? Fossi in Madama cercherei la causa di quelle morti nei buchi. E' là dentro che sta avvenendo qualcosa di strano".
Puttana merda, i Buchi. Era inevitabile che si finisse lì.
 
 

        Tre anni fa un gruppo di ricercatori finanziati da un gruppo privato decise di scoprire cosa c'era di vero sotto la leggenda del Caos. Tutti parlavano dell'incubo-sotto-il-mondo, ma nessuno era mai riuscito a dimostrare nulla.
Il primo passo era stato programmare un software che scovasse le cadute di tensione dentro Licht. Avevano contattato molti creativi e perfino un paio di santoni di Bombay@City, ma non avevano ottenuto risultati. Allora avevano iniziato ad archiviare tutti i fenomeni "inspiegabili" che avvenivano dentro Licht: mud-lark che flippavano, dati che si deterioravano, i rifiuti software in movimento perenne. Tutto era finito in un archivio su cui lavoravano cercando una relazione qualsiasi tra questi dati.
Dopo alcuni mesi erano riusciti a sintetizzare un algoritmo di casualità che avevano chiamato Armonia. Perché quella cosa avveniva lì in quel momento? Cosa avveniva alla comunità se un mud-lark flippava? Che succedeva se davi un calcio a un rifiuto software? Insomma avevano isolato questo algoritmo e lo avevano fatto esplodere in rete.
Quello che era avvenuto li aveva fatti rimanere a bocca aperta. Armonia aveva disegnato una mappa su cui si erano evidenziati dei punti, dei buchi in cui la tensione di Licht calava nonostante l'aspetto esteriore non mutasse. La sottile crosta della razionalità si era spaccata e sotto era apparso il nulla. Era apparso il Caos.
Un ricercatore si calato in uno di questi Buchi e ci aveva rimesso la pelle. Il suo cuore non aveva retto a chissà quale emozioni. Pochi istanti prima di crepare aveva detto di trovarsi immerso in una dimensione onirica fatta di visioni e desideri. Era tornato bambino. Era nato e morto.
Da quel giorno i Buchi sono diventati il nuovo mito di Licht. Si tratti di qualche virus schizoide o di passaggio verso il Caos, verso il mondo-sotto-il-mondo, forse non riusciremo mai a dirlo, e magari le due cose non sono distinte. L'unica cosa certa è che i Buchi sono delle zone che Licht ha autogenerato, delle realtà che esplodono in determinate condizioni che nessuno ha ancora capito quali siano. E nessuno può dire se i Buchi c'entrino veramente con il perenne movimento dei rifiuti software in un'unica direzione e con i mud-lark che si fottono il cervello.
 

III - Kraken

        Stelle nel cielo. Poi buio. Acqua che sale. Profondità marine.
Freddo. Buio.
Il fondo. Le rocce scure.
Il flusso dei rifiuti software. Forte, molto forte.
E poi…
Quelle strane costruzioni diroccate…
Cosa sono? Chi le ha messe lì?
Una città sommersa. Atlantide? Chi cazzo ha disegnato i resti di Atlantide dentro "Kraken"?
Un leggero sfarfallamento sul fondo.
Perché un'ArcheoCity in "Kraken"? Che c'entra? Mi aspettavo di trovare gli stage distrutti: che qualcuno avesse programmato i resti di un mito questo proprio no. Qualcuno, o qualcosa, mi viene da pensare. Chi tira i fili di questo stronzo gioco? E Bardo? C'entra qualcosa?


        Al Calipso-bar gira la voce che un altro mud-lark si sia incollato il cervello. Dicono che stava bevendo e ad un tratto si è messo a urlare di mostri che escono dai ruderi di una vecchia città. E' la città che ho visto? E' "Kraken"? Se è così fanno tre e questa storia mi sta esplodendo in mano.
E' tutto molto confuso. L'unica cosa chiara è che la StarGame si è liberata della mia sintostoria lasciandola vagare dentro Licht e chiunque voglia rompersi il culo ora è libero di farlo. Non è legale, chiaro, non avrebbe potuto farlo: ma voglio vederlo quello chi va a dirlo agli Zingari.
Coa sbuca da un angolo silenziosa come un giaguaro. Mi poggia la mano sulla spalla facendomi fare un salto. "Calma fratello" sussurra porgendomi una bumba
Mi accendo una sigaretta nervosa e le allungo il pacchetto. E' difficile pensare a lei come una donna: i capelli quasi a zero, il fisico androgino, le dita annerite dalla nicotina. Normalmente due narratori non hanno mai una storia: faccio fatica però a pensare a me e Coa come due persone normali. Forse è per questo che ci abbiamo provato. E’ durata due mesi, ma ne è valsa la pena lo stesso. Ecco perché Coa sa che Madama e Gabriel sono la stessa cosa.
"Sono stato là dentro" dico.
Lei mi guarda con un'espressione meravigliata. "Dentro Kraken? Ti sei giocato il cervello?"
"L'unica speranza che ho è quella di capire cos'è successo".
Si volta intorno come per controllare che tutta sia calmo. "E cosa hai trovato?"
"I ruderi di una vecchia città. Ho subito pensato che si trattasse di Atlantide, non chiedermi perché".
"Atlantide?"
"La civiltà primordiale. Atlantide era una specie di paradiso perduto dove abitavano i figli del dio Posidone".
"Ed allora?"
"Madama non ha scritto niente del genere. Forse il motore di Bardo ha fuso e si è messo a ipotizzare costruzioni. Devo capire, e in fretta, prima che qualcuno mi faccia saltare il cranio".
Coa fa un gesto con la mano quasi mi avesse letto nel cervello. "Bardo non si è più visto in giro da quando è iniziata questa storia".
"Devo trovarlo e parlarci. Lui è l'unico che può dare una spiegazioni a quelle morti".
"Non lo so Gabriel" dice alzandosi. Tira fuori dei soldi dalla tasca della tuta strappata e me li porge. "I Cubi. Dicono che stia lì". Mi saluta con un bacio sulle labbra in onore ai vecchi tempi. I Cubi, certo. Un casino.
 
 

        Più o meno funziona così: ogni narratore ha la sua macchina-ipotesi. Gli spiega la storia che vuole raccontare, e dopo qualche giorno ha la base su cui intrecciare la narrazione. Madama-la-morte ha sempre lavorato con Bardo. Lui riesce a capire al volo ciò che voglio, assembla algoritmi di casualità servendosi dei materiali che trova in rete. Una sorta di mago.
Quando mi ha dato la macchina-ipotesi per "Kraken" ha detto che si trattava di qualcosa che non avevo mai visto. Con il suo linguaggio spezzato ha balbettato di aver preso i blocchi-file in una sezione di Licht che nessuno ha ancora esplorato. Puttana merda, solo ora mi rendo conto che avrebbe potuto trattarsi di un Buco.
Continuo a rasentare i muri grigi guardandomi intorno. I Cubi. Milioni di metri cubi di cemento armato con la gente ficcata dentro. Bardo ha deciso di venire qui, e il perché lo sa solo lui. Io spero solo di trovarlo presto perché è da quando sono entrato che i Pacuta, la baby-gang di zona, mi stanno tenendo d'occhio. Li ho visti sui tetti diroccati e poi dietro le carcasse delle auto arrugginite.
Quando decidono di uscire allo scoperto, il capo ha in mano un cannone più grosso di lui: me lo punta alla fronte e fa segno di indietreggiare. "Allora?" si limita a dire.
Immagino che il solo fatto di essere venuto qui basti per farsi ammazzare.
"Allora cosa?" rispondo.
"Cosa cazzo ci fa qui un narratore?"
Vogliono spiegazioni che in qualche modo dovrò dargli. "Sto cercando Bardo. Ho sentito in giro che sta qui".
"E perché lo stai cercando?"
Mi accendo una sigaretta e simulo una calma che non ho. "Hai presente una questione personale?" dico.
Suppongo di non essere stato molto convincente, perché quello alza la pistola e me la poggia sulla fronte. Sento il metallo freddo a contatto contro al mia pelle. "C'è stato un casino con il suo motore-ipotesi. Credo che siamo tutti e due in un mare di merda".
Lui mi guarda , poi abbassa la pistola. "Ehi… ragazzi… vi presento un mito, Madama-la-morte…".
 
 

        Bardo è disteso sul letto, gli occhi incavati nelle orbite ed il naso che continua a pisciare sangue. Non è un bello spettacolo a vedersi.
"Credo che non ci sia nulla da fare. Era dentro Licht quando è avvenuto. Qualche lampo, poi ha iniziato a balbettare, a perdere sangue dal naso e dalle orecchie."
Gli stingo le mani tremanti, ma lui non sembra neanche accorgersene. Catatonico, continua ad articolare qualcosa con le labbra secche.
"Cosa sta dicendo?"
"Da quando è ridotto in quello stato continua a parlare di mostri, del Caos e soprattutto della porta di Stonebury".
"Ha detto qualche altra cosa?"
"Urlava Kraken e poi escono dal Caos… dalla porta…".
Certo. Deve aver flippato mentre era dentro "Kraken". Del resto il gioco è proprio questo: prendere la chiave e chiudere una porta per fermare l'avanzata del Caos. La porta di Stonebury?
 
 

        Mentre programmavo "Kraken" abbiamo discusso con Bardo sull’opportunità di inserire ruderi di architettura celtica negli stage. Madama sosteneva che non fossero abbastanza barocchi, lui invece ribatteva che erano fondamentali. Fondamentali per cosa? mi domando ora.
C'era qualcosa di diverso nella narrazione questa volta e Madama se ne era resa conto subito. Mentre scriveva "Kraken" si era accorta che le architetture erano diventate delle icone. Angoli, porte, mura: tutto lasciava ipotizzare storie e personaggi paralleli che si relazionavano tra loro. Questo era già avvenuto in passato, ma stavolta era qualcosa di più profondo, più coinvolgente, quasi che il motore-ipotesi di Bardo fosse così potente da delineare fenotipi. Non so come spiegarlo, ma l'impressione che si aveva era di un'entità dotata di vita propria: "Kraken" non era solo una sintostoria, era qualcosa di più. Aveva una propria intelligenza. Era una narrazione il cui soggetto era la narrazione stessa.
Già, puttana merda. E solo ora mi rendo conto che tutto girava intorno alla porta di Stonebury.


        Ho conosciuto Coa molto tempo fa, un pomeriggio d'estate. Stavo facendo delle ricerche per una sintostoria e così ero andato all'Essenza, l'unico posto dove ormai è possibile consultare libri, un tratto distintivo dei narratori. Coa era lì che girava per gli scaffali. Ho capito subito che veniva dal Villaggio e l'ho invitata per un caffè sul lungolago. Non era una scusa per scopare: volevo solo bere un caffè e parlare con qualcuno. Invece bevemmo il caffè, rompemmo inavvertitamente un bicchiere, e scopammo senza rancore mentre le luci blu di Villaggio si accendevano sulla nostra notte senza sogni.
Sono passati anni e le cose non è che siano cambiate molto. Continuo a venire all'Essenza per scrivere sintostorie e a bere caffè sulle panchine del lungolago. Coa non viene più, ma insomma mica muore nessuno.
Libri. Sulla scrivania c'è una pila di libri. Il segreto di Stonehenge, Culti e miti celtici… Stonebury: così si chiama un villaggio nel Galles. Prende il nome da un circolo di pietre che in origine doveva essere simile al più celebre tempio di Stonehenge. Di Stonebury ormai è rimasto solo qualche masso in un prato verde, ma la caratteristica del tempio è ancora intatta: due pietre che generano un campo magnetico e che per questo sono state chiamate la "Porta del Sole".
Il circolo di pietre aveva infatti un'entrata: i sacerdoti celti entravano dal viale per questa porta formata da due massi. L’atto significava perciò rigenerarsi, nascere a nuova vita. Non a caso Stonebury era stato costruito in modo che il sole si allineasse tra la Porta e centro proprio il giorno del equinozio di primavera, la stagione della rinascita.
Almeno questo è ciò che sostiene la setta degli "Adoratori del Sole". Bardo è uno di loro e mi ha piazzato una riproduzione della Porta nella mia narrazione. Puttana merda, sono solo cazzate, ma tutto questo casino è nato lì. Ed in qualche modo è lì che andrà risolto.
 
 

IV - Il mondo dopo la fine del mondo

        "Kraken" si è arricchito di nuove costruzioni e sintetici. C'è una torre che suppongo sia quella di Babele, poi il Minotauro, Cerbero, le sirene di Ulisse.
Istintivamente mi tornano in mente le parole di tutti quelli che sono crepati qua dentro. Animali, mostri, fantasmi: ognuno ha visto ciò di cui aveva più terrore, il motore-ipotesi di Bardo si è incuneato nella parte più interna del cervello, nel rettile, e ha portato in superficie gli istinti peggiori.
Viste da vicino le rovine di Atlantide non fanno più tanta paura e sembrano desolatamente vuote. La morte deve essere qualcosa del genere. Inizio a voltarmi intorno mentre mi ripeto che questo è solo un gioco, un maledettissimo gioco. Ciò che vedo è solo programmazione, stringhe alfanumeriche, sequenze di zero e uno.
Sarà pure così, ma quella specie di drago marino uscito dagli inferi inesplorati della mia mente sembra vero. Chiudo gli occhi: non sarà un drago a mettermi paura, non adesso.
Quando li riapro lontano vedo la Porta del Sole. Mi avvicino fiutando l'aria. Il flusso dei blocchi-file si è fatto più intenso. Miliardi di informazioni inutilizzate sembrano riversarsi attraverso quei due massi e sparire. Sto cercando una spiegazione razionale, un filo logico che leghi prima e dopo, spazio e tempo, ma non riesco a trovarlo. Non esiste un prima o un dopo: qui tutto è mentre.
Continuo ad avvicinarmi. Il flusso dei relitti è diventato fortissimo. Vengono attirati da una forza sconosciuta che li costringe a passare attraverso quella Porta. Mi unisco a loro lasciandomi andare e nel momento che attraverso la Porta, l'avatar di Madama sfarfalla lievemente. E' come se prendessi coscienza del Caos, del mondo dopo la fine del mondo.
 
 

        La prima cosa che mi colpisce è la Luce. E' un bagliore forte, accecante che costringe a stringere gli occhi.
Mi piego a terra e strisciando carponi cerco un angolo buio dove riposare la vista. La Luce mi impedisce di pensare, mi obbliga ad associazioni casuali. E' totale, assoluta, talmente intensa che non riesco ad individuare la sorgente.
Sempre tenendo gli occhi serrati mi metto in posizione fetale cercando di concentrami. Il rumore che mi circonda è il rombo di una cascata, ma dieci volte più coinvolgente. Sono i blocchi-file, una corrente magmatica che esplode nel Caos passando dalla Porta del Sole. Energia allo stato puro. Se Bardo è venuto quaggiù a prendere i file per costruire il suo motore-ipotesi, che qualcuno crepasse era il minimo.
La vista inizia ad abituarsi. Mi volto intorno e finalmente riesco ad individuare l'origine del bagliore. E' un fuoco immenso, una specie di fornace in cui vanno a gettarsi i blocchi-file che sono entrati nel Caos. Passano attraverso la Luce e vengono plasmati in qualcosa di nuovo come creta nelle mani di un esperto modellatore.
Il grande Programmatore.
La Luce, l'Origine. Dunque è questo il centro, il motore di tutte le cose? Il Grado Zero, quello che ogni narratore sogna di raggiungere?
Sono chiuso, rannicchiato su me stesso. Le gambe al petto, i pugni chiusi. Urlo. Apro gli occhi rendendomi conto del mio continuo, assurdo mutare. Sullo stomaco è spuntato il cordone ombelicale. Un istante dopo invece sono solo uno scheletro di zero e uno: di Madama non è rimasto che una stringa di caratteri alfanumerici. La vicinanza con la Luce ha annientato il simulacro: non poteva che essere così nel luogo dove si è digitalizzata l'anima.
Continuo a nascere e a morire nel mezzo di immagini confuse e sfocate. Ricordi.
Quelle panchine sul lungolago…
"Il caffè con molto latte" dice Coa.
Io che mi accendo una sigaretta… Un bicchiere che cade a terra rompendosi in mille pezzi…
Ancora più vicino alla Luce, e ancora più confuso. Sto per lasciarmi andare.
"Molto latte nel caffè…"
Cosa ci sarà dentro la Luce? Cosa si proverà nel toccarla? Suppongo che scoprirlo significhi in qualche maniera trasformarsi. In cosa?
"Significa morire Gabriel".
Una voce. Mi volto. E’ Coa, mi ha seguito.
"Vuoi morire Gabriel?"
Mi fa un cenno. Lentamente mi dirigo verso di lei, la prendo per mano e ci dirigiamo verso la Porta del Sole.
No, penso. Non voglio morire. Voglio uscire da qui.
Io sono Gabriel Icarus, narratore. Io ho visto. Racconterò.



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