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Nato a Shangai nel
1930, vive da piccolo le atrocità della guerra, internato in un campo di
prigionia giapponese a Lunghua, in Cina. La terribile esperienza lo segna
in maniera indelebile, non solo dal lato umano, ma anche da quello
letterario, come egli stesso racconta all’amico biografo David Pringle.
Il connubio di violenza, morte ed intrigata giungla cinese, lo spinge ad
elaborare un nuovo concetto di rapporto tra l’uomo ed il mondo. Proprio
il mondo vegetale della giungla, che cresce ad un ritmo impressionante
stringendo nella sua morsa i segni ed i resti della tecnologia bellica
fino a diventarne un tutt’uno con essa, lo porta alla visione dell’amalgama
tra due elementi e mondi estranei: è la fusione dell’orizzonte naturale
e quello artificiale.
Nel 1946 ritorna
nella sua patria, la Gran Bretagna, e qui studia Medicina a Cambridge
senza mai laurearsi. Esordisce nel 1956 con alcuni racconti (il primo fu Escapement)
apparsi sulle pagine della rivista "New Worlds" che, dopo un
periodo di declino, riprende vigore grazie anche al nuovo curatore Michael
Moorcock, il quale impone alla rivista un taglio letterario, opera nella
quale Ballard ha un ruolo determinante.
Lo scrittore
inglese, sin dalle prime opere, si caratterizza per l’influsso
surrealista e per l’esigenza di portare alla luce, mediante simboli, l’inconscio
dei suoi personaggi, costruendo un mondo a sfondo psicoanalitico. I
meccanismi fantascientifici classici vengono abbandonati e l’azione si
svolge nella psiche del personaggio, rivelando un mondo inconscio che è
il corrispettivo di quello esterno.
In un articolo
pubblicato nel 1962, Which Way to Inner Space?, delinea "the
inner space" in contrapposizione a "the outer space", lo
spazio classico in cui la science fiction è sempre vissuta. "The
Inner Space" è caratterizzato dall’analisi della mente umano con
un orientamento narrativo totalmente nuovo, in cui il mondo interiore è
insieme sfondo e protagonista dei suoi romanzi. Ballard invita gli autori
di fantascienza ad abbandonare gli esausti temi e le vecchie forme, per
dare vita ad una narrativa ricca di simboli ma capace di penetrare nell’inconscio
dell’uomo, che in realtà è il grande universo da scoprire.
Dal 1961 al 1966
pubblica quattro romanzi definiti "catastrofici", che lo rendono
famoso in tutto il mondo. Ogni romanzo ha un tema riferito ad uno dei
quattro elementi fondamentali della filosofia greca antica: l’acqua, in The
Drowned World( Deserto d’acqua 1961), l’aria in The
Wind fron Nowhere (Vento dal nulla 1962), il fuoco in The
Drought (The Burning World) (Terra bruciata 1964), la terra in The
Crystal World (Foresta di cristallo, 1966), inseriti in quadri
apocalittici che sconvolgono la Terra. Ad essi segue la raccolta di
romanzi brevi The Disaster Area.
Nel 1964, come prima
ricordato, avviene una piccola rivoluzione nella "science
fiction" britannica,
con l’avvento di
Moorcock a "New Worlds": il suo impegno di svecchiare la rivista
si realizza attraverso opere in contrapposizione al passato, nelle quali
lo stile assume un ruolo determinante rispetto alle trovate
pseudoscientifiche. Lo scopo è quello di dare alla fantascienza il valore
di letteratura tout court, visto che, come scriveva Lester del Rey, la
science fiction non si era mai interrogata sulla sua effettiva
appartenenza formale al mainstream. Così alcuni giovani scrittori inglesi
rompono questo muro creando quel movimento soprannominato "New Wave",
di cui Ballard diviene un acceso sostenitore. Secondo il nuovo indirizzi
di "New Worlds", Ballard pubblica nel 1964 The Terminal Beach
(Il gigante annegato), divenendo il naturale emblema del movimento. A
definire il movimento valgono l’articolo del 1962, prima citato, Which
Way to Inner Space?, e i numerosi racconti sperimentali pubblicati. In
realtà, questa serie di "condensed novels", come l’autore le
definisce, contengono degli elementi del tutto personali e un interesse
particolare per le tecniche pittoriche del surrealismo (Dalì, Ernst) che
Ballard cerca di trasfondere nelle sue opere nell’intento di superare la
scissione tra realtà e mondo onirico, tanto da spingere lo stesso
scrittore
"a
dissociarsi sempre dal fenomeno inteso come "New Wave"
ribadendo la propria indipendenza ed estraneità a qualsiasi cosa che
potesse lontanamente somigliare ad una "scuola"
narrativa".
(G.
Montanari, Londra anni Sessanta: Scoppia la New Wave, in Grande
Enciclopedia della Fantascienza, ed. Del Drago, Milano, 1981, vol. VII,
pp. 151-152) .
La "New Wave"
rapidamente si dissolve, lasciando comunque dei segnali importanti per la
science- fiction, come la cura per lo stile che sarà un riferimento e una
guida per i giovani scrittori.
I racconti
sperimentali di Ballard apparsi su "New Worlds", vengono
pubblicati nel 1970 in un volume con il titolo The Atrocity Exhibition
(La mostra delle atrocità), in cui sembrano riuniti apparentemente a
caso, brevi e terribili immagini di una realtà in cui è caduta la
barriera tra paesaggio interno ed esterno.
Nel 1973 Ballard
pubblica Crash, opera in cui ancora una volta elabora una formula
innovativa, per cui, senza che si evidenzi la posizione dell’autore,
espone uno spettro di possibilità e di proposte alle quali il lettore
deve fermarsi al proprio limite di accettazione. Così egli scive nell’introduzione
al romanzo:
"L’essenza
del romanzo tradizionale sta nella formula "ecco quanto è
accaduto". Credo che oggi sia necessario scrivere in modo più
ragionato, elaborando un tipo di "romanzo di ricerca" che
corrisponda alla formula "ecco cosa sta accadendo" oppure
"ecco cosa sta per accadere". In una simile impresa l’autore
non conosce in anticipo quello che sta per produrre. Perde la sua
onniscienza".
(James
G. Ballard, Crash, Bompiani, Milano, 1996, p. IX).
Concrete Island
(L’isola di cemento) segue nel 1974 e nell’anno successivo High-Rise
(Condominium), distaccandosi sempre più dalla fantascienza, fino ai
recenti recenti romanzi autobiografici come Empire of the Sun (L’impero
del sole, 1984) e The Kindness of Women (1991). Precedentemente
erano state pubblicate due raccolte di romanzi brevi The Unlimited
Dream Company (1979) e Myths of the Near Future (Mitologie del
futuro prossimo, 1982).
Nei primi quattro
romanzi J.G. Ballard sviluppa il tema della catastrofe planetaria sotto
forma di un vento terribile in The Wind from Nowhere, lo
scioglimento dei ghiacciai con l’allagamento della Terra in The
Drowned World, la siccità e la desertificazione in The Drought
e la cristallizzazione del pianeta in The Crystal World.
In quesi cataclismi
biblici non è tanto l’elemento "disastro" al centro dell’attenzione
di Ballard, quanto l’uomo ed in particolare il suo nuovo ed improvviso
rapporto con la natura alterata, i meccanismi psichici del profondo, che
gli permettono di adattarsi e sopravvivere ma non di reagire. La
regressione dei paesaggi esige una regressione psichica affinché ci si
adegui alle nuove situazioni, come ad esempio in The Drought,
quando nella desolata lotta per la sopravvivenza in un mondo privo di
acqua, il protagonista e la moglie, prima separati, riprendono la vita in
comune:
"However,
it was not this that held them togheter, but their awareness that only
with each other could they keep alive some faint shadow of their
former personalities, whatever their defects, and arrest the gradual
numbing of sense and identity that was the unseen gradient of the dune
limbo. Like all purgatories, the beach was a waiting-ground, the
endless stretches of wet salt sucking away from themall but the
hardest core of themselves".
(James
G. Ballard, The Drought, Flamingo Harper Collins Publisher,
London, 1993, p. 119)
(trad.:
Tuttavia, a tenerli uniti non era questo ma la consapevolezza che
soltanto stando insieme avrebbero potuto mantenere viva una debole ombra
delle loro precedenti personalità, anche con tutti i loro difetti, e
fermare il graduale intorpidirsi dei sentimenti e dell’individualità,
nemico invisibile in agguato nel limbo di dune. Come tutti i purgatori,
la spiaggia era un luogo di attesa e le distese di sale umido
assorbivano tutto, li prosciugavano di tutto tranne che della loro
essenza più intima.
–
Terra Bruciata, Urania, Mondadori, Milano, 1979).
In questo passo è
chiaramente evidente la personale impostazione che definisce quell’universo
psicoanalitico che caratterizzerà tutte le opere successive di Ballard.
Scrive Curtoni:
"I
personaggi non sono personaggi normali: tutti indistintamente sono
toccati dal germe della follia, dall’inquietudine esistenziale. Qui
essa è tutta interna, nascosta nelle pieghe della psiche, affidata ai
meccanismi d’associazione simbolica che collegano un ambiente ad una
risposta emotiva. Ballard sostiene, in altre parole, l’esistenza in
noi di ricordi razziali vecchi di milioni d’anni, che risalirebbero
sin dal midollo spinale fino al cervello in condizioni eccezionali.
Date queste premesse, l’unica catarsi verificabile è nella natura:
l’individuo non ha più modo di sfuggire alle proprie latenze, può
solo decidere di abbandonarsi ad esse assimilandosi alla natura. Una
natura già impazzita, in cui rivivono le angosce e i dilemmi che
travagliano l’uomo anche in condizioni normali; una natura
personificata, resa depositaria dell’inconscio collettivo, e sua
perpetua realizzatrice".
(Vittorio
Curtoni, le frontiere dell’ignoto. Vent’anni di fantascienza
italiana, Ed. Nord, Milano, 1977, p. 18).
The Atrocity
Exhibition è una raccolta di
"condensed novels" pubblicata nel 1970, che, come scrive Antonio
Caronia,
"rappresenta
nella vita letteraria dell’autore inglese un punto importantissimo.
E’ un libro che getta una luce diversa e rivelatrice sui romanzi e i
racconti di fantascienza scritti precedentemente, e pone le premesse
per le opere che seguiranno. Qui la scrittura frammentata, avvolta su
se stessa, la ripetizione dello schema di base nei vari racconti l’esplosione
della linearità narrativa in una serie di frammenti volta a volta
drammatici o ironici ma sempre densi, la continua alternanza di
scansioni temporali rallentate fino all’immobilità e di incredibili
accelerazioni (come fossero primi piani minuziosissimi e maniacali, e
frenetici campi lunghi), questa scrittura che pare un nastro di Mobius
e ci fa passare dalla psiche alla storia senza che ci accorgiamo di
aver cambiato faccia della superficie, tutto questo insomma qui non è
il risultato di una scelta interessante ma arbitraria: è una
necessità. E’ una corrispondenza inevitabile e sapientemente
costruita tra "forma" e "contenuto". Lo
stravolgimento della forma romanzo tradizionale, qui più ancora che
nel romanzo post-moderno americano, è la traduzione stilistica di
quella rottura fra tecnologia e forma, di quell’ipertrofia della
tecnologia, in cui Ballard individua uno dei problemi centrali dell’era
post-industriale."
(Antonio
Caronia, La morbida geometria di James G. Ballard, in La
mostra delle atrocità, Bompiani, Milano, 1955, pp. 266 e 269).
In questi racconti
sperimentali, Ballard evidenzia le sue idee innovative sulla
science-fiction e sul significato della realtà. Servendosi di personaggi
e situazioni attuali (J. F. Kennedy e moglie, J. Dean, M. Monroe, la
regina Elisabetta, R. Reagan ed altri), rompe il limite esistente tra
spazio
Interno e spazio
esterno cercando di analizzare quello che avviene nel loro punto di
incontro. Cosa succede nella nostra mente quando una notizia di cronaca ci
colpisce? Esistono degli schemi che permettono di comprendere le
modificazioni psichiche inconsce da esse indotte? Riferendosi a Crash,
William S. Burroughs scrive che
"le radici
non sessuali della sessualità qui sono esplorate con una precisione
chirurgica. Un incidente d’auto può essere sessualmente stimolante
più di un’immagine pornografica….. Questo libro va a frugare
nelle profondità del sesso come nessun libro pornografico illustrato,
neanche il più hard-core, ha mai fatto. La conseguenza che ne
scaturisce necessariamente è la psicopatologia del sesso, e le
relazioni sono ormai così lunari e astratte che la gente diventa una
pura estensione della geometria delle varie situazioni. Il che
permette l'esplorazione di ogni aspetto della psicopatologia sessuale,
senza che ciò implichi alcuna traccia di colpevolezza"
(William
S. Burroughs, Prefazione de La mostra delle atrocità, op.
cit., pp. 3-4).
Crash ,
pubblicato nel 1973, è la naturale evoluzione di Atrocity Exhibition,
dove il racconto ha modo di esprimersi in un’opera organica di più
ampio respiro, nella quale, alla rivoluzionaria impostazione si somma il
rapporto uomo-automobile rivisitato sotto una forma totalmente nuova, dove
l’uomo ed il mezzo simbioticamente assumono la dimensione di un essere
vivente, il quale necessita di una ridefinizione dei concetti psicologici,
sociali e comportamentali.
Crash indaga
sulla possibilità di un rapporto sessuale tra uomo ed auto, la quale
diventa un accessorio indispensabile del proprio erotismo, raggiungendo il
culmine nella eccitazione onirica offerta dalla perfezione dell’automobile
e nel desiderio non di un rapporto sessuale con una donna, ma di uno
scontro frontale con Elisabeth Taylor. Vaugham sogna di morire nell’istante
dell’orgasmo di lei e tutta la sua vita sembra destinata a compiersi
nell’attesa di questo eccitante e definitivo scontro, preparando ed
osservando incidenti stradali a ripetizione, per migliorare non tanto la
tecnica, quanto la perfezione erotica delle collisioni e dei traumi.
Nelle opere
successive, come Empire of the Sun e The Kindness of Women,
J. G. Ballard abbandona la science-fiction in misura più marcata di
quanto, per alcuni, non avesse già fatto con le due opere precedenti,
andando alla ricerca delle radici della sua ispirazione in romanzi
pseudo-autobiografici che risentono comunque dei principi elaborati in
passato. Proprio questo suo oscillare tra passato e futuro secondo delle
formule del tutto personali rende le sue opere affascinanti, e,
riferendosi ad alcune sue opere (Myths of the Near Future), scrive
che
"…are
attempts to free us from the tiranny of time, or at least from our
limited sense of linear time that runs into the future like a
narrow-gauge scenic railway"
(James
G. Ballard, Myths of the Near Future, Introduction by Ballard,
Vintage, London, 1994)
(trad.:
"…sono tentativi per liberarci dalla tirannia del tempo, o almeno
dal nostro senso limitato di tempo lineare che corre nel futuro come una
ferrovia in miniatura").
In riferimento all’avvento
del terzo millennio, Ballard esprime delle considerazioni storiche sul
nostro passato e sul nostro futuro che bene illustrano il suo pensiero
"As the
year 2000 approaches, releasing a rush of millennial hopes and fears,
I take for granted that the future will once again play a dominant
role in our lives. Sadly, at some point in the 1960s our sense of the
future seemed to atrophy and die. Over-population and the threat of
nuclear war, environmentalist concerns for our ravaged planet and
unease at an increasingly wayward science together made everyone
fearful of the future… . Yet I can remember when people throughout
the world were intensely interested in the future, and convinced that
it would change their lives for the better. In the years after the
Second World War the future was the air that everyone breathed.
Looking back, we can see that the blueprint of the world we inhabit
today was then being drawn – television and the consumer society,
computers, jet travel and the newest wonder drugs transformed our
lives and gave us a powerful sense of the 20th century
could do for us once we freed ourselves from war and economic
depression.
In many ways, we
all became Americans, turning our backs on the past and confident that
we could shape our world in any way wished, dream any dream and see it
come to life. For the time the future was a better key to the present
than was the past.
All this had
ended by the 1970s, though a few romantics like myself still believe
that our sense of the future remains intact, a submerged realm of
hopes and dreams that lies below the surface of our minds, ready to
wake again as one millennium closes and the next begins"
(ibidem.)
(trad.:
"Alle soglie del 2000, con la liberazione di speranza e paure
millenarie, sono certo che il futuro giocherà ancora una volta un ruolo
dominante nella nostra vita. Con tristezza, ad un certo punto degli anni
sessanta il nostro senso del futuro sembrava atrofizzarsi e morire. La
sovrappopolazione e la minaccia di una di una guerra nucleare, gli
interessi ambientali per il nostro pianeta distrutto, insieme al disagio
di uno sviluppo scientifico sempre più vasto, rendeva tutti timorosi
del futuro. Eppure ricordo quando tutte le persone del mondo erano
fortemente interessate al futuro e convinte che esso avrebbe cambiato le
loro vite in meglio. Negli anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, il
futuro era l’aria che tutti respiravano. Guardando indietro, possiamo
notare come il mondo attuale si stava creando allora – la televisione
e la società dei consumi, i computer, i viaggi intercontinentali e le
nuove droghe trasformavano la nostra vita e ci davano una potente
sensazione di ciò che il XX secolo avrebbe potuto fare per noi una
volta liberati dalla guerra e dalla depressione economica. In molti modi
noi tutti diventammo americani, voltando le spalle al passato e
fiduciosi di poter formare il nostro mondo in qualsiasi modo
desiderassimo, sognare qualsiasi sogno e vederlo realizzato. Il futuro
era una chiave migliore per il presente di quanto fosse il passato.
Tutto questo svanì negli anni Settanta sebbene alcuni romantici come me
ancora credono che il nostro senso del futuro rimanga intatto, un regno
sommerso di speranza e sogni che si stende sotto la superficie della
nostra mente, pronto a svegliarsi ancora quando un millennio si chiude
ed il successivo inizia").
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