N d R.: Il testo seguente è stato scritto da Ballard espressamente
per una raccolta sul piacere della letteratura, intitolata appunto The
Pleasure of Reading (a cura di Antonia Fraser, Bloomsbury, 1992).
Man mano che invecchio (ho da poco superato la
sessantina), i libri della mia infanzia spiccano sempre più vividi,
mentre quelli che ho letto dieci o anche cinque anni fa li ho
completamente dimenticati. Non solo posso ricordare, dopo mezzo secolo, le
mie prime letture de L'isola del tesoro e di Robinson Crusoe, ma
riesco a rievocare con grande nettezza le mie sensazioni all'epoca:
quell'eccitazione attonita del bambino di sette anni, quella strana
vulnerabilità, la paura che questi mondi inventati e rigogliosi potessero
travolgere la mia immaginazione. Anche adesso, il solo pensiero di Long
John Silver o delle onde sull'isola di Crusoe mi turba di più che se
rileggessi il testo originale. Ho il sospetto che questi racconti
d'infanzia abbiano abbandonato da un bel po' le loro pagine, per
intraprendere una seconda vita dentro la mia testa.
Al contrario, non riesco quasi a ricordare quello che
ho letto a trenta o quarant'anni. Come molti coetanei, le mie letture dei
capolavori della letteratura occidentale terminarono verso i vent'anni.
Tra i sedici e i venti divorai un'intera biblioteca di narrativa classica
e moderna, da Cervantes a Kafka, da Jane Austen a Camus, spesso al ritmo
di un romanzo al giorno. Per me che cercavo di approdare alla maturità
nel grigiore dell'Inghilterra del dopoguerra e dell'austerità era un
sollievo incontrare il mondo ricco e ispirato dei grandi romanzieri. Sono
sicuro che lo schema di base della mia creatività giunse a completamento
prima del mio arrivo a Cambridige nel 1949.
Da questo punto di vista sono del tutto diverso dai
miei figli, che sospetto abbia no cominciato a leggere solo dopo la
laurea. Come molti genitori che hanno cresciuto figli adolescenti negli
anni Settanta, ero preoccupato dal fallo che i miei fossero più
interessati ai concerti pop che a leggere Orgoglio e pregiudizio o
I fratelli Karamazov... come sono stato ingenuo! Ma mi sembrava che
stessero perdendo qualcosa di fondamentale per la loro ispirazione, quel
riordinamento radicale del mondo che soltanto i grandi romanzieri riescono
a compiere. Ora capisco quanto mi sbagliassi a preoccuparmi, che le loro
priorità erano giuste: il mondo esaltato e ottimistico della cultura pop
era più importante da esplorare allora. Jane Austen e Dostojevskij
potevano aspettare la maturità dei venti trent'anni, quando puoi
apprezzare e comprendere questi scrittori con molta più consapevolezza
che non a sedici o diciassette.
Ora rimpiango di avere compiuto la maggior parte delle
mie letture nella tarda adolescenza, molto prima di avere acquisito
un'esperienza adulta del mondo, molto prima di essermi innamorato, di
avere imparato a capire i miei genitori, di avere cominciato a guadagnarmi
da vivere e trovato il tempo di riflettere sui casi della vita. È
possibile che le mie intense letture adolescenziali mi abbiano
svantaggiato nel processo di crescita; sotto ogni aspetto i miei figli e i
loro coetanei mi colpiscono per la maggiore maturità, per la grande
riflessività, per l'apertura alle opportunità che le loro
predisposizioni possono regalare, più del padre alla loro stessa età. Mi
chiedo seriamente cosa possano avere significato per me Kafka e
Dostojevskij, Sartre e Camus. E' lo stesso handicap che riconosco in
coloro che passano gli anni dell'università a studiare letteratura
inglese (improbabile argomento di laurea e disciplina rigorosa più o meno
quanto la critica musicale) prima ancora di avere acquisito sufficiente
esperienza da poter trarre un senso dai fini dilemmi morali che i loro
docenti sono così pronti a sollevare.
Le letture dell'infanzia che ricordo così vividamente
erano in gran parte rimodellate dalla città in cui sono nato e cresciuto.
Shanghai era una delle città più poliglotte del mondo, una vasta
metropoli governata da inglesi e francesi ma di influenza americana. Mi
ricordo che lessi le edizioni per bambini di Alice nel Paese delle
meraviglie, di Robinson Crusoe e de I Viaggi diGulliver di
Swift contemporaneamente ai fumetti e alle riviste americani. Alice, la
Regina Rossa e Venerdì abitavano un panorama mentale che era ugualmente
popolato da Superman, Buck Rogers e Flash Gordon.
Il mio fumetto americano preferito era "Terry e i
pirati", un meraviglioso guazzabuglio di signori della guerra cinesi,
dragon ladies e antiche pagode a cui si aggiungeva per me
l'eccitante ambientazione in quella Cina in cui vivevo, un regno esotico e
inverosimile che cercavo invano di ritrovare tra i grandi magazzini stile
Manhattan e i night club di Shanghai.
per gentile concessione della ShaKe