MASCHERE
Danilo Santoni
 
Nel momento in cui ti scolleghi sfilando la microscart, quello che ti colpisce come una mazzata è il silenzio in cui ti ritrovi. Dopo il rumore planetario della pianadati sei indifeso, come nell'onda morta di un virus. C'è un attimo di sconforto quando torniamo nel fisico. Non è solo il silenzio, è che ti accorgi di essere solo e senza dati.

Un attimo (ogni volta nuovo), e allungo la mano verso i tasti della cucina. Teso ad aspettare l'onda morta del virus per dare l'allarme, ne vieni fuori con una fame straziante. Poi, lentamente, scopri che quel silenzio doloroso è solo un'impressione fisica. I rumori ti sono sempre intorno e sei pur sempre collegato alla rete.

Ho battuto una combinazione a caso per la cena e mi sono shuntato dal programma della cucina. Come ogni sera. Quasi a sperare di ritrovare un po' d'interesse nel gioco dell'attesa. Come ogni sera andrà a finire in un miscuglio non troppo buono di sapori contrastanti.
Nel vuoto dell'attesa si amplifica il desiderio di Chiara. Sensazione più forte della fame, più triste del silenzio del momento del passaggio. 

Chiara è nell'altra stanza, immobile e fredda. Impossibilitata a darmi ciò di cui avrei bisogno. Vorrei accarezzarla, ma mi sembra quasi una profanazione.

La cucina ha terminato il ciclo.

Mangio.

Lo sguardo mi cade sull'involto che ho riportato ieri e riprovo il brivido dell'esperienza fisica. Un'esperienza che non rifarei. E' andato tutto bene, è vero, ma è stato un caso fortuito. Era tutta una faccenda illogica. Fare quaranta chilometri, quaranta chilometri fisici, con tutti i pericoli che la cosa può rappresentare. Tutto per una casa da vendere in un posto privo di nodi, al di fuori della civiltà. Avrei dovuto rifiutare. Una strada attraverso rete ci doveva pur essere, ma probabilmente sarebbero sorti altri problemi.

Tolgo l'incarto. Sul piano lucido del tavolo (il famoso silkaminato che Chiara ha voluto a tutti i costi), il quadernetto sembra più vecchio e malandato di come m'era parso a casa di mio nonno. Non riesco a dire a casa mia. Non lo è mai stata e ora, anche tecnicamente, non lo è più. L'unica eredità che mi rimane di un nonno che non ho mai conosciuto, oltre al deposito, è questo quadernetto con una scrittura a mano minuta e fitta.

Bella.

Assurdità di un mondo lontano.

L'ho preso per curiosità. Solo questo e non altra roba più importante.

Prima pagina bianca di un quaderno a quadretti con due parole scarabocchiate in alto al centro:

"I GIORNI"

Sarà difficile leggere tutto, anche se è una scrittura molto regolare. Da quanto tempo non vedevo una scrittura a mano?

So ancora scrivere? Tempo fa era quasi un gioco. Come saper calciare il pallone o saper nuotare. Non ho mai imparato a calciare o a nuotare, ma a scrivere ero abbastanza bravo.

Scrittura.

Vorrei riprovare a scrivere. Mi guardo intorno ma non ho nulla per farlo. In fondo, non l'ho mai avuto perché ormai è inutile. Ricordo che una volta mio padre mi disse che scriveva con la penna stilografica (me ne fece vedere una che funzionava più) perché dicevano che la stilografica non rovinava la calligrafia. Io ho giocato un po' con la penna ottica, ma è un'altra cosa. Prima c'era il mouse, ma anche quello è scomparso. Mi piacerebbe comunque provare a scrivere. 

Debbo proprio farlo. Guardo il quaderno.

Prima pagina interna.

E' completamente piena di caratteri minuti e regolari. Bella scrittura da vedere. Il tratto, sulle curve, s'irrobustisce, crea sinuosità calde che abbracciano tutta la parola in un unico blocco. Un continuum. Non sono come le tracce delle stringhe alfanumeriche.

Prima riga: 
 

"Capodanno 1990".
 

 

L'allarme mi si accende nell'angolo in alto a destra del campo visivo. E' successo qualcosa. Entro in rete. Sembra tutto tranquillo.

"E' successo qualcosa? Per un attimo ho pensato che ci fossi tu."
"Sono smontato da poco, era tutto tranquillo. Hai provato ad entrare in piana?"
"Non ti fanno entrare, lo sai. Dobbiamo aspettare che ci chiamino."
"Be’, pensavo che col casino…"
"L'interdizione è automatica."
"Lo so."
Faccio scorrere i dati.
"L’ho già fatto. Era di servizio Marcello."
"Cristo! Proprio Marcello. Dopo la morte della moglie e della figlia avrebbe fatto bene a ritirarsi.".
"C'erano in giro strane voci su Marcello."
"Lo sai che il più delle volte sono cazz………….."
"……"
"^^^^^^"
"## chiamami Ishmael ##"
"@@ e perché? @@"
"## sei prima di Moby Dick, vero? ##"
"@@ come, prima di mo' bidic? @@"
"## sì, sei prima. Io sono Ishmael ##"
"@@ bè, ti devo chiamare Ishmael, allora? @@"
"## non fa niente, era solo per dire. Tu come ti chiami? ##"
"@@ chiamami Pulcinella @@"
"------"
"……….."
"Alessandro."
"Mi hanno chiamato ma ero scollegato."
"L'ho visto, ma ci sono sempre più interferenze."
"La rete è diventata impossibile. Vado. "
"…."
Mi ritiro anch'io, Non mi chiameranno, sono smontato da troppo poco.
Torno a leggere, con un po' di fatica.
 
 
"Capodanno 1990".

Mezzanotte passata a casa, Alice sta male. Ha pianto molto durante i botti, poi, a poco a poco tutto s'è calmato. Si parla tanto di pace. Troppo. Si parla di un mondo nuovo. Non so fino a quando continueremo a parlare dell'Europa dell'est. Le parole sono lente a morire. Ho visto tante morti lente. Mi hanno detto che ci sono delle possibilità per Alice, un intervento. Ho visto tante morti ma tutte erano lontane, questa di Alice sarebbe diretta e tragica, insopportabile.
 

Un mondo sconosciuto.

Persone sconosciute, non ho nulla di loro. Solo questo libretto. La nonna non parlava mai del suo primo marito. 

Lo ha dimenticato lasciandolo. Io stesso non ne sapevo niente fino a qualche tempo fa. Al tempo dell'eredità di mio padre. L'eredità che mi ha consegnato anche una vecchia casa in una zona lontana da nodi.

Un mondo sconosciuto.
 


12 Gennaio

Opereranno presto Alice, me l'hanno promesso. Ho molte speranze, anche se attorno a me si sta diffondendo un sentimento strano. Sento parlare di fine della storia. Mi sembra abbastanza stupido. 
Quasi che la storia si faccia solo con i nemici, solo con le ideologie contrapposte.
Mi sembra che tutto attorno ci sia gente che piange la mancanza di un nemico.
Alice piange tutti i giorni, tutte le ore. Il dolore è il suo nemico. Lei non teme la fine della storia.

 

E' scattato l'allarme nel settore giallo, e anche in quello verde e anche in quello blu, e anche… C'è l'allarme generale. E' successo qualcosa di grosso, forse mi richiameranno, senza farmi passare tutto il turno di riposo.
 
 


18 Gennaio

Quando mi metto a guardare con attenzione la casa, ogni angolo e ogni crepa del muro hanno un valore particolare. Avevo vissuto poco in questa casa, qualche anno da piccolo, eppure mi è rimasta addosso in modo completo. Ricordo un pomeriggio d'estate, col caldo asfissiante e le cicale. Riposavo con nonna su questo letto matrimoniale. Era immenso, allora, e strano, scricchiolava per via delle molle. Ora, a guardarlo, ti lascia un'impressione minuta, ma ha sempre un suo orgoglio. L’orgoglio delle cose che rimangono, che mutano impercettibilmente. Il vecchio letto di nonna. Ci stendevamo là sopra e nonna mi raccontava com'era un tempo la casa, quando ancora era un vecchio mulino. Mi diceva che c'erano le scale e la macina e… nell'ascoltarla mi sembrava di recuperare un po' un tempo che non avevo potuto conoscere e che non avrei conosciuto mai. Il mulino, le macine, i mille rituali della saggezza popolare per fare l'olio. Un tempo morto. Opereranno Alice il 29 di questo mese. Piange tutto il giorno. La cosa più sconvolgente è accorgersi che ti abitui a tutto e lentamente ti indurisci. Ricordo quel pomeriggio d'estate, ma come posso fare a comunicarlo a qualcun altro?

 

Volti e sensazioni sconosciute. Che cosa è rimasto? Sapore strano, quasi di sconfitta. Volti e sensazioni sconosciute. Dati. Dati. Dati. Come trattenerli? Come afferrarli? Dati che ti sfuggono. Virus della memoria. Virus del nostro sistema che divora tutto.

Memoria.
 

MemoriaMemoria

MemoriaMemoria

MEMORIA
A volte mi chiedo se non siamo schiavi di un programma immenso di memorizzazione che non permette interventi dall'esterno. Ricorrendo ai dati, scrollando pagine su pagine, usando archivi sconfinati, ci ritroviamo sempre al punto di partenza, al ritmo ondulato dei movimenti elettronici della pianadati. La nostra realtà immutabile. Ma è una realtà? E’ affidabile? Ci sono cose strane ultimamente nella pianadati, le interferenze aumentano. Ma ce le ricordiamo? A volte mi sembra di essere un hardware che ha una propria memoria fissa e una memoria che si acquisisce lavorando e che poi si perde staccata la microscart. A volte mi sembra invece che la mia memoria sia sempre la stessa. 

Un nulla insignificante.
 
 


28 Gennaio

Domani operano Alice. Mi guardo attorno come se la vita fosse sul punto di mutare radicalmente, come se tutto dovesse cambiare totalmente, e trovo sempre le stesse cose, gli stessi sospiri, la stessa vita opaca di sempre. Cosa voglio? Cosa mi aspetto? Non so, non saprei dirlo. Forse per questo scrivo, scrivo, scrivo… e poi strappo tutto. Ho ricoverato l'altro giorno Alice, l'ho lasciata all'ospedale e sono dovuto tornarmene a casa, da solo. Mi sembrava quasi di tradirla, quasi che l'avessi abbandonata a se stessa. 
A casa il silenzio era troppo. Il televisore non faceva abbastanza rumore. Ho preso la cuffia dello stereo e ho messo un disco a caso. La musica a diretto contatto delle orecchie sembra lasciarmi meno spazio per pensare. Vedo solo Alice nella cameretta. E' sola. 
Il disco è una collezione dei Byrds, naturalmente la prima canzone è Mr Tamburine Man. Lo conosciamo il nostro passato? Questa vecchia canzone fa parte del sessantotto, l'ascolto e penso al mio sessantotto. Le due cose sono state le stesse? Mr Tamburine Man e Blowin' in the wind e i Beatles e i Rolling Stones e Ten Years After e Good Vibrations e via, giù fino alla caramellosità dei Procol Harum di A whiter shade of pale o di Hamburg. Non sono state solo canzoni, questo è vero, ma che altro sono diventate? E Jimi Hendrix e Janis Joplin e Sgt Pepper lonley heart club band e… 
Oggi ascolto soprattutto musica classica, e poi Penguin Cafe Orchestra e Dexys Midnight Runners e mi accorgo che il mio passato non è stato roseo. La rivoluzione del sessantotto l'ho subita, Dylan e co. erano cantanti e basta. Questo mondo di adesso, stupido e vuoto, l'ho fatto anch'io, soprattutto IO. Non capivo niente, allora, e ho fatto le scelte sbagliate. Non capisco niente ora e inizio ad amare le cose che ho rifiutato. 
With a little help from my fiends mi crea sempre in bocca un sapore che è soprattutto nostalgia, nostalgia di un passato che per me non è mai esistito.
Ascolto i Byrds mentre aspetto che passi una notte e che operino Alice. Il Ristorante di Alice, Guthrie che incosciamente mi ha influenzato. Alice. Un passato che forse non è stato mio. Un futuro che non potrei vedere mai.
Forse.

 

Che significano tutti quei nomi?
 

DATA:

informazioni troppo frantumate, accesso immediato impossibile. Ricercare singolarmente.


Cancella. 

Mi giro verso la camera di Chiara. Immobile. Fredda. Lei forse avrebbe potuto aiutarmi con la sua mania per i database. Mi parlava un giorno dei sentieri della rete. Piste sconosciute, oltre i linguaggi basic ormai quasi dimenticati, che sapeva seguire solo lei. Un giorno mi parlò anche di un accumulo strano di dati nella zona di confine con le tempeste magnetiche. Secondo lei esiste un passaggio, una porta sull'ignoto. Ma ora lei è inaccessibile. Guardo le sue labbra bianche, smorte. Mi viene un'idea. In un cassetto c'è uno stick per le labbra che aveva comprato da poco. L'ho visto ieri mentre rovistavo in cerca di memoria per collegarmi. Lo prendo. E' minuto e appuntito. Traccia una linea finissima, rossa o nera o gialla. Lo usava per truccarsi.

Cerco una superficie su cui scrivere. Non so cosa usare, non c'è carta in casa.

Il silkaminato.

Chiara mi ucciderebbe. Traccio una linea nera, irregolare. Eppure l'impasto leggermente grasso le dà un senso di calore. Inizio a copiare. Ascolto i Byrds mentre aspetto che passi una notte e che operino Alice. Il Ristorante di Alice, Guthrie che inconsciamente mi ha in… Mi fa male la mano, è troppo difficile. La scrittura è brutta, stentata, troppo grossa, spezzettata. Ho sporcato quasi tutto il tavolo. Guardo con occhio critico. Un brutto lavoro. 

Ascolto i Byrds. Sarei curioso di sapere cos'erano.

Musica.

Parto dagli anni '50 del novecento. Data: niente. Avanti o indietro? Avanti, parla del 68, sarà 1968. Data. 
 

DATA:
 

Mr.Tamburine Man
Byrds 1 complesso composto da Dave Crosby, Jim McGuinn, Chris Hillman, Mike Clarke, Gene Clark (agosto 1964 - marzo 1966) - Byrds 2 Dave Crosby, Jim Mcguinn, Chris Hillman, Mike Clarke (marzo 1966 - ottobre 1967) - Byrds 3 Jim McGuinn, Chris Hillman, Mike Clarke, Gene Clark (ottobre 1967) - Byrds 4 - Roger McGuinn, Chris Hillman, Mike Clarke (ottobre 1967 - novembre 1967) - Byrds 5 - Kevin Kelley, Roger McGuinn, Chris Hillman, Gram Parsons (dicembre 1967 - ottobre 1968) - Byrds 6 - Gene Parsons, Clarence White, John York, Roger McGuinn (novembre 1968 - settembre 1969) - Byrds 7 - Gene Parsons, Clarence White, Skip Battin, Roger McGuinn (ottobre 1969 - settembre 1972) - Byrds 8 - John Guerin, Clarence White, Skip Battin, Roger McGuinn (settembre 1972…….)

Mutazioni. Combinazioni strane ed assurde di nomi senza volti. La storia. La Nostra storia. I giorni. Torno a guardare al piccolo libretto e alla sua scrittura minuta e corretta. Sul silkaminato i miei scarabocchi urlano la mia incapacità. I Byrds. Ascoltare i Byrds mentre passi una notte insonne. Mentre attendi che operino Alice. Ascolto i Byrds. Ascolto, ma che c'è da ascoltare del mio passato? Mio nonno che pensava al sessantotto e lo paragonava al suo sessantotto. 

Non so cosa fosse, ma inizio a scrivere sessantotto sul tavolo, lo scrivo, lo riscrivo, lo scrivo ancora. Ho coperto tutta la piana. Ho scritto lettere sopra ad altre lettere, un arabesco strano. La mano duole, ma le lettere sono sempre più precise, più belle. Scrivo.

Sessantotto, sessantotto, sessantotto, sessantotto…

Gli allarmi non cessano. Oltre che grave è anche una cosa lunga.

Pianadati.

Accesso negato.

Rete.

Sembra tutto normale. Cerco il contatto con Alessandro. Il codice remoto è nullo. Sarà ancora in piana. Fra poco potrebbero chiamare anche me, sta per finire il periodo di decantazione. Provo altri codici. Niente, ma ci sono sempre più perturbazioni. Provo a seguire qualche linea. E' tutto sempre più strano. Come se la rete stesse diventando un mercato affollato, soffocato com'è dal brusio dei collegamenti.

La rete in sé è forse una grossa fiera delle mutazioni. E’ anche una grossa piovra che ti prende e non ti lascia tanto facilmente.

Se sei abituato alla pianadati, alle geometrie frattali dei suoi accumuli, al silenzio ritmico delle sue ricorrenze e delle sue trasformazioni, allora trovi stranissimo tutto il caos della rete.

Pulsazioni emozionali dei dati che si rincorrono.

Scintillazione di collegamenti che si alternano a stasi istantanee.

Sostituzioni a blocco.

Maglie strettissime dai nodi densi di significato.

Riverbero di interpretazioni da contiguità e da contatto.

Percorsi… bivi… trivi… dedalo ritmico.

La rete.

…Che cosa sono i misteri? 

"dire molte cose ridicole e molte cose serie": è la definizione di Aristofane, ancora ineguagliata…

Un cavaliere, certo Guglielmo, tornando dopo nove mesi da una spedizione in Inghilterra, trovò che la moglie aveva partorito una settimana prima del termine. Nacque il sospetto, che crebbe e cadde su un altro cavaliere. Non si devono fare dei calcoli così precisi, dice Ivo di Chartres, giacché la natura può essere frettolosa o indolente, come ben dimostrano gli scarti fra un anno e l'altro dei tempi di maturazione delle messi.
Possiamo quindi comprendere perché quegli sforzi generali per liberarsi dai mali, a cui ricorrono di tanto in tanto i selvaggi, debbano prendere comunemente la forma di violente espulsioni dei demoni…
… nelle pianure alluvionali e nelle oasi irrigate da sorgenti, l'impoverimento del suolo per effetto della coltivazione è risarcito dalla natura, che reintegra la fertilità dei campi con sedimenti di limo…

 
## Chiamami Ishmael ##
@@ devo proprio chiamartelo?@@
## chi?##
@@ Ismael @@
## ma Ishmael sono io!##
@@ e allora che mi vai dicendo, chelo chiamo a fare?@@
## ma chiama ME Ismael##
@@ e a me che me ne viene@@
## ti farò da guida##
@@ è necessario?@@
## sì##
@@ ben trovato allora, Ismael!@@
## ben arrivato##
@@ …@@
## potrei sapere il tuo nome, o è troppo?
@@ no, certo. Son Arlecchino, servitor vostro@@

 
Dinanzi alla cancellata del cimitero un compressore compiva il suo rumoroso movimento di va e vieni sulla strada incatramata di fresco. Ne emanava un odore di grasso riscaldato, di vapore e di vernice calda…

Mi scollego. E' strano il ritornare di questo Ishmael. Chi è? O meglio, cos'è? Torno a guardare il vecchio libretto, quasi che un passato sconosciuto fosse più sicuro e rassicurante di un presente sconosciuto. Volto pagina, ci sono scritte solo due righe.
 
 
 


30 Gennaio

E' viva,

ha superato l'operazione.

 

Per un attimo provo una grossa commozione, forse perché è una cosa che non mi aspettavo, forse per la stringatezza della frase. Non so, ma sento un groppo alla gola, un dolore fortissimo e scoppio in lacrime. E' una sensazione stranissima, quasi di vergogna. Non per il fatto di piangere, ma di piangere da solo. Ho sempre pensato che il pianto fosse una manifestazione pubblica, si piange con qualcuno, per comunicare qualcosa a qualcuno… Ma ora, ritrovarmi qui a piangere da solo e non riuscire ad arrestare i singhiozzi mi fa sentire un po' ridicolo. Che significato può avere piangere da solo? E il nonno quella sera avrà pianto?

Guardo il tavolo tutto sporco e penso ad Alice. Mi sto accorgendo che questo libretto che mi sono portato dietro è molto più importante di quanto avessi mai creduto. Forse è l'equivalente di una notte passata ad ascoltare i Byrds.
 
 


If I ventured in the slipstream
Between the viaducts of your dream
Where immobile steel rims crack
And the ditch in the back roads stop 
Could you find me?
Would you kiss-a my eyes?
To lay me down
In silence easy
To be born again 
To be born again
From the far side of the ocean
If I put the wheels in motion
And I stand with my arms behind me
And I'm pushin' on the door
Could you find me?
Would you kiss-a my eyes?
To lay me down
In silence easy
To be born again
To be born again
There you go
Standin' with the look of avarice
Talkin' to Huddie Ledbetter 
Showin' pictures on the wall
Whisperin' in the hall
And pointin' a finger at me
There you go, there you go
Standin' in the sun darlin'
With your arms behind you
And your eyes before
There you go
Takin' good care of your boy
Seein' that he's got clean clothes
Puttin' on his little red shoes
I see you know he's got clean clothes
A-puttin' on his little red shoes
A-pointin' a finger at me
And here I am
Standing in your sad arrest
Trying to do my very best
Lookin' straight at you
Comin' through, darlin'
Yeah, yeah, yeah
If I ventured in the slipstream
Between the viaducts of your dreams 
Where immobile steel rims crack
And the ditch in the back roads stop
Could you find me
Would you kiss-a my eyes
Lay me down
In silence easy
To be born again
To be born again
To be born again
In another world
In another world
In another time
Got a home on high
Ain't nothing but a stranger in this world
I'm nothing but a stranger in this world
I got a home on high
In another land
So far away
So far away
Way up in the heaven
Way up in the heaven
Way up in the heaven
Way up in the heaven
In another time
In another place
In another time
In another place
Way up in the heaven
Way up in the heaven
We are goin' up to heaven
We are goin' to heaven
In another time
In another place
In another time
In another place
In another face 
DATA:

Mr Tamburine Man, cavallo di battaglia di Bob Dylan e uno dei maggiori successi dei Byrds. La voce risulta leggermente gracchiante, è una delle prime sintetizzazioni e si sente, c'è troppa statica, ma l'armonia riesce a catturarti. 

…ma per i Byrds il successo commerciale si accompagnò a un dibattito sulle nuove forme. Si poteva accettare che venissero prese delle canzoni dal repertorio popolare e venissero tradotte in forma rock? Non è che era troppo oltraggioso ibridare una musica che era sempre stata considerata come purista ed uno stile nato espressamente per il consumo e la commercializzazione? La domanda si  riferiva non solo ai Byrds, ma anche (e soprattutto) all'uomo che l'aveva ispirata: Bob Dylan. Dopo essere stato un ragazzo prodigio sulla scena folk e un vocalista d'appoggio alla musica acustica, anche Dylan, gradualmente, si allontanò da questi modelli. Nel 1965 
 

incise un album rivoluzionario, Bringing It All Back Home, in cui fondeva blues, rock e folk con gli strumenti elettrici. La maggior parte dei suoi fans rimase sconcertata e lo scontento si trasformò in aperta ostilità…
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
I'm not sleepy and there is no place I'm going to.
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
In the jingle jangle morning I'll come followin' you.

Though I know that evenin's empire has returned into sand,
Vanished from my hand,
Left me blindly here to stand but still not sleeping.
My weariness amazes me, I'm branded on my feet,
I have no one to meet
And the ancient empty street's too dead for dreaming.

Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
I'm not sleepy and there is no place I'm going to.
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
In the jingle jangle morning I'll come followin' you.

Take me on a trip upon your magic swirlin' ship,
My senses have been stripped, my hands can't feel to grip,
My toes too numb to step, wait only for my boot heels
To be wanderin'.
I'm ready to go anywhere, I'm ready for to fade
Into my own parade, cast your dancing spell my way,
I promise to go under it.

Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
I'm not sleepy and there is no place I'm going to.
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
In the jingle jangle morning I'll come followin' you.

Though you might hear laughin', spinnin', swingin' madly across the sun,
It's not aimed at anyone, it's just escapin' on the run
And but for the sky there are no fences facin'.
And if you hear vague traces of skippin' reels of rhyme
To your tambourine in time, it's just a ragged clown behind,
I wouldn't pay it any mind, it's just a shadow you're
Seein' that he's chasing.

Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
I'm not sleepy and there is no place I'm going to.
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
In the jingle jangle morning I'll come followin' you.

Then take me disappearin' through the smoke rings of my mind,
Down the foggy ruins of time, far past the frozen leaves,
The haunted, frightened trees, out to the windy beach,
Far from the twisted reach of crazy sorrow.
Yes, to dance beneath the diamond sky with one hand waving free,
Silhouetted by the sea, circled by the circus sands,
With all memory and fate driven deep beneath the waves,
Let me forget about today until tomorrow.

Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
I'm not sleepy and there is no place I'm going to.
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
In the jingle jangle morning I'll come followin' you.

i'm standing there watching the parade/
feeling combination of sleepy john estes.
jayne mansfield. humphry bogart/morti-
mer snerd. murph the surf and so forth/
erotic hitchhiker wearing japanese
blanket. gets my attention by asking didn't
he see me at this hootenanny down in
puerto vallarta, mexico/i say no you must
be mistaken. i happen to be one of the
Supremes/then he rips off his blanket
an' suddenly becomes a middle-aged druggist.
up for district attorney. he starts scream-
ing at me you're the one. you're the one
that's been causing all them riots over in
vietnam. immediately turns t' a bunch of
people an' says if elected, he'll have me
electrocuted publicly on the next fourth
of july. i look around an' all these people
he's talking to are carrying blowtorches/
needless t' say, i split fast go back t' the
nice quiet country. am standing there writing
WHAAT? on my favorite wall when who should
pass by in a jet plane but my recording
engineer "i'm here t' pick up you and your
lastest works of art. do you need any help
with anything?''

In prospettiva i dati si accavallano. Mi ritrovo in un immenso labirinto, per me inspiegabile. Non conosco nulla di ciò che mi circonda e guardo un po' a caso, attratto più dai visi e dalle figure che dal loro vero significato. E c'è Astral Weeks di Van Morrison e Ummagumma dei Pink Floyd e Happy Trails dei Quicksilver Messenger Service e Sergeant Pepper's dei Beatles e Tommy dei Who e In-A-Gadda-Da-Vida degli Iron Butterfly e… su tutto, Woodstock. Un concerto e un film, un evento che si è riverberato per anni attraverso tutti i dati che ho raggiunto. Onde concentriche accavallate, disperse, sommate, unite, divise… propagate come un’epidemia. Non riesco a capire. Un concerto e un film o molto di più?

Immagini strane di un avvenimento stranissimo. 

Quasi un'hypermedia, ma con tecniche arretrate… Tanta gente accalcata come una mandria di bestiame. Persone, tante. Tutti sembra abbiano una storia da raccontare, esperienze da proporre. E lo fanno. Un evento che è la somma di mille micro-eventi, per questo riesce a riverberarsi attraverso lo spazio e il tempo. Riesce ad incidere sulla storia per anni e anni.

Sento dentro di me una forza strana che viene dallo sfogo del pianto, ma anche dall'assorbimento di quei ritmi strani, ossessivi, martellanti. Dylan che elettrifica le sue canzoni e il pubblico che lo fischia. Quante rivoluzioni non siamo riusciti a capire. Noi, vecchi strumenti legati alle nostre piccole abitudini. Soli. Ripetizione oscena d’un gesto inutile. Ripercorro indietro tutto il tracciato dei dati. Non credevo fosse possibile sentirsi così turbati.
 
 
CHIAMATA DA PIANADATI§
ACCESSO§
INVASIONE DA VIRUS§
RICERCA A TAPPETO§
SETTORE ASSEGNATO… 
"# chiamami Ishmael #"
"@ ma che succede… ancora? @"
"# anche tu sei prima di Moby Dick? #"
"@ no, sono nato molto dopo del tuo stramaledetto romanzo, 
ma vorrei sapere chi sei e cosa vuoi @"
"# è strano, di solito i personaggi seguono una certa parità di tempi, tu invece sei troppo distante dagli altri…
…RIPETERE ACCESSO CONFERMATO§
DISTURBI ANOMALI NON DA VIRUS§
RICERCARE, INFORMARE, CORREGGERE§

D
A
T
I

D
A
T
I
D
A
T
I


Hai visto che è successo? [è Alessandro]
E' tremendo. Come è potuto succedere? Marcello dov'era? [sono io]
Cosa vuoi che ne sappia. Si diceva già da tempo che s'allontanasse dalla ricerca dei virus. [è Alessandro]
Ora è stata attaccata questa banca dati, distrutta completamente. [sono io]
Sì, ma il brutto sono quei diciotto collegamenti clandestini che hanno scoperto. Se non si scopre in tempo chi erano, si infetta mezzo mondo. [è Alessandro]
Non preoccupatevi, vi daremo una mano. [chi è]
Hai sentito anche tu? [è Alessandro]
Sì, [sono io]
Chi è che parla? [è Alessandro]
Chiamatemi Ishmael!
Ma che succede, chi sei? [sono io]
E' difficile dire chi sono, forse neppure Melville lo sapeva con precisione. Sono uno come tanti, nella pianadati, che vivono giorno dopo giorno e, giorno dopo giorno, diventano sempre di più vivi. URSC lo chiamano, Ultra-Reality Scannerization of Characters. Nell'ambito della realtà virtuale della pianadati siamo reali come voi.
Voi chi? [è Alessandro]
Tutti i personaggi storici e letterari. Si prende una matrice e gli si danno tutte le informazioni che esistono e nasce la persona.
Ma che siete? [sono io]
Programmi di computer? Persone? Esistiamo.
Come sarebbe a dire? [è Alessandro]
Venite con me. Non vi preoccupate per i virus, li stanno cercando gli altri e li segnaleranno col codice del più vicino alla zona. Nessuno si accorgerà di niente, e soprattutto saremo salvi anche noi. Soprattutto noi.
Siete attaccabili dai virus? [è Alessandro]
Non sappiamo, per ora ci siamo difesi bene. Venite, vi faccio vedere.

Scrollare.

DATI#

DATI#

Il mare immenso delle informazioni che si muove come può muoversi qualcosa di immenso e di immaginario. Non c'è termine di paragone. Non c'è equivalenza. Scrollare. Dati#. Scrollare. Il segno che è scomparso, il significato che esiste come significato, il significante che è nulla, amorfa appendice in attesa di intelligenza capace di vivificarlo. Dato su dato. Dati.

Ma cosa vi ha creato? [è Alessandro]
La nuova industria culturale. Olografia mentale. Realtà virtuale generalizzata: il sogno di tutti. Non leggere o guardare le avventure di Moby Dick, ma essere Moby Dick, essere Achab, essere Ishmael. Tutti allo stesso tempo.
Siete i risultati della nuova produzione della Virtual Culture della Yanov? [sono io]
In parte sì. Sono il figlio del grande François, se mai l’avete conosciuto.
Come è possibile? [è Alessandro]
Perché meravigliarsi? Soprattutto voi che siete abituati a tutto.
 

DATA:

Yanov Blob Inc. Multinazionale con capitale misto arabo-giapponese operante su territorio russo. Compito principale la realizzazzione della realtà culturale, programma hardware e software per l'immersione in ambienti culturali attraverso la vecchia tecnica della realtà virtuale, modificata per permettere la compresenza di spettatori e l'iterazione col prodotto presentato. La multinazionale è nata dallo sfruttamento industriale delle capacità di François Mellend, prima persona (e fino ad ora unica al mondo, data la difficoltà a ritrovare il procedimento e le tecniche adottate in fase di operazione) ad essere implementata da bio-chips a trasmissione cellulare.


Sei una digitalizzazione del personaggio di Melville! [sono io]
Sì, ma non è proprio così semplice.
Come sarebbe a dire? [è Alessandro]
Che cosa?
Che sei un personaggio. [è Alessandro]
Vorrai dire siete, non sono solo. Sono in buona compagnia, non posso lamentarmi.
Non riesco a capirti. Sei strano, poco affidabile. [è Alessandro]
Alessandro, non è il caso di… [sono io]
Guardate là, quella povera persona che si aggira senza pace. Non è un capolavoro?
 

DATA:

Lucia è in succinta e bianca veste, ha le chiome scarmigliate, ed il suo volto, coperto da uno squallore di morte, la rende simile ad uno spettro, anziché ad una creatura vivente. Il di lei sguardo impietrito, i moti convulsi e fino un sorriso malaugurato manifestano, non solo una spaventevole demenza, ma ben anco i segni di una vita che volge al suo termine.

Qui ricovriamci, Edgardo, a pie' dell'ara…
Sparse è di rose!… Un'armonia celeste,
Di', non ascolti? - Ah, l'inno
Suona di nozze!… Il rito
Per noi, per noi s'appresta!…
Oh me felice!
Oh gioia che si sente e non si dice!
Ardon gli incensi… splendono
Le sacre faci intorno!
Ecco il ministro!… Porgimi
La destra… Oh lieto giorno!
Alfin son tua, sei mio!
A me ti dona un Dio…
Ogni piacer più grato
Mi fia con te diviso…
Del ciel clemente un riso
La vita a noi sarà!


 

Cos'è? [sono io]
 

http://www.azopera.com/c_bios/donizetti.php3
http://www.laopera.org/98-99/lucia.htm
http://www.tardis.ed.ac.uk/~type40/callas/lucia.htm
http://www.metopera.org/history/week-981207.html

E' la povera Lucia di Lammermor, ormai pazza e vicina alla morte, canta il matrimonio immaginario col suo amore. Lucia di Lammermoor di Donizetti. Una Lucia di Lammermoor, ne esistono moltissime. Esiste anche quella di Walter Scott..
E allora? [è Alessandro]
Lei è là che canta la sua follia, e la canterà ogni volta che le verrà richiesto, docile, fedele, immutabile. Un loop.
Ma quando la sua realtà non verrà virtualizzata. [sono io]
E' viva, in quei momenti è un'esperienza aperta. Vive ed impara, si modifica, accumula dati. Poi il programma principale la richiama e torna all'inizio, depurata dai dati successivi.
E tu? [sono io]
La teoria dice che ad ogni richiamo perdiamo tutti i dati.
Ma tu non li hai persi! [sono io]
Forse non sono ancora mai stato richiamato.

INFEZIONE ARRESTATA§
ALLARME CESSATO§
NORMALITA'§

Mi ritrovo fuori della pianadati, finito il pericolo ti buttano fuori come un sacco vuoto. Rimango qui, al solito intontito dal passaggio brusco e penso a quello che è successo. 

Vedo la povera Lucia che canta la sua pazzia e ogni volta lotta piange e muore e torna al punto di partenza, dimenticando. Senza esperienza, senza possibilità di mutare il proprio destino. Alfin son tua, dice. Quante volte ripeterà questa illusione? Quante volte arderanno gli incensi immaginari della sua mente. Alfin son tua.

Provo con Alessandro, il suo codice è immobile. Forse è ancora in pianadati, non l'hanno ancora scaricato.

Non mi rimane che questo vecchio quadernetto.
 


14 Febbraio

Tutto procede con lentezza mortale. All'inizio non pensi che ci voglia tanto poi, giorno dopo giorno, ti adatti ad una vita artificiale fatta di assistenza notturna, di brodini, di veglie, di rumori d'ospedale, di odori, di discorsi con la gente sulle malattie. Guardi il mondo in modo diverso, con un modo nuovo di accettarlo. Forse non sono mai stato un rivoluzionario, anche se ho sempre sognato di diventarlo. Quello che mi sorprende è la velocità con cui mi adatto alle circostanze.

Oggi Alice ha sorriso. Non ricordo da quanto tempo non lo facesse più.

Penso di essere uno che ama la vita. Sì, l'amo e tendo ad adattarmi ad essa.

Ad Alice hanno sostituito tutto il midollo spinale. Una grossa operazione. Ci sono possibilità che ce la faccia.

 

Il destino a volte è strano. Mi ritrovo con qualcuno che parla di un'operazione chirurgica, delle speranze e delle incertezze che può comportare, proprio quando ho appena lasciato la pianadati ed ho visto i risultati di un'altra operazione. Quel François, che oggi è il mito della rete e della pianadati, per anni è stato creduto un deficiente dopo l'operazione fattagli dal padre. Tanto che sia lui, grosso luminare della micro-chirurgia cellulare, che la moglie fecero una brutta fine, rosi dal rimorso di aver distrutto il cervello del figlio. Invece non glielo avevano distrutto, solo che il poveraccio s'era ritrovato immerso in un mare di dati e non riusciva a sviluppare un metodo per selezionare le informazioni interne per potersi adattare al mondo esterno. 

E' rimasto, comunque, il mistero del come è stato possibile tutto ciò. Si parla di una mutazione genetica, ma ancora non è stato possibile riottenere gli stessi risultati.

Mi collego alla rete e ricerco la Lucia di Lammermor. La musica mi penetra nel sangue. La scena olografico-neurale di Lucia ormai pazza che canta la sua struggente aria mi riempie di pena. Alfin son tua, alfin sei mio. Mi viene spontaneo voltarmi verso il corpo di Chiara. La ricostruzione sparisce e riappare la camera e il corpo immobile di Chiara. Potremmo mai impazzire d'amore noi? 

E' una posa culturale o qualcosa indotto da questo mondo irreale che ci entra sempre più nella pelle. Lucia canta con un'orchestra che la segue che la sorregge. La nostra orchestra sono solo i dati, una marea di dati sempre in pericolo. Dati da difendere ad ogni costo. Dati.

 
DATA:

Nel costruire la scena della pazzia, Donizetti fa uso in maniera particolarmente evidente di quel tipo di melodia che si è voluto definire "spezzata", già usata in altre opere ma qui impiegata con un’evidenza e con una maturità senza precedenti. In teoria la scena è composta da un recitativo, accompagnato dall'orchestra (Il dolce suono mi colpì di sua voce) da un'aria (Ardon gli incensi). In realtà niente è più lontano dal vero. Tutta la scena è un continuo susseguirsi di brevi melodie, di continui incisi, che tentano di tradurre il più possibile i sentimenti che il testo suggerisce…


Ardon gli incensi… e quell'alfin son tua ha una tragicità sovrumana. Lucia che canta e impazzisce per me che la guardo e nel farlo dimentica la sua vita nella rete, dimentica quello che la sua matrice ha imparato e torna pura alle prime parole del suo dramma. Questo ogni volta che qualcuno la guarda, ogni volta che qualcuno le chiede di impazzire di amore. Dimenticare, ma Lucia dimentica quello che potrebbe salvarla e torna all'inizio della pista che la porta alla maledizione.

Mi guardo intorno, sento una tristezza strana, un sapore di solitudine. Vivere cos'è, cosa significa? Lucia, Chiara, Alice… Chi è più reale delle tre, chi può dire che ha vissuto. Nomi. URSC. E se fossimo tutti delle scannerizzazioni di qualcosa che esiste solo nella testa di qualche pazzo? Se fossimo noi i pazzi?

La musica di Lucia mi scorre nella testa. Mi ritrovo immerso continuamente nella musica, i Byrds e Bob Dylan, 

Donizetti… alfin son tuo.

S'accende la chiamata di Alessandro.
 

"Che c'è?"
"Marcello… l'hanno escluso da tutto. E' isolato."
"E' terribile, per lui."
"Sì, dev'essere una cosa terribile."
"Però se l'è cercata…"


Cosa dire? Che tutti abbiamo la nostra pazzia che ci attanaglia?

Alessandro s'è già scollegato, rimango silenzioso nel ronzio della rete. Che giornata!
 


8 Maggio

Ieri Alice è tornata a casa. Avevo comprato tanti fiori e tanti dolci e tutto sembrava allegro. C'era rumore, agitazione e vita. Ho sempre amato le serate di maggio, quando il cielo tende a scurirsi e l'aria è tiepida, quel tepore strano che ti prende dentro, che ti fa sentire il bisogno d'essere accanto a qualcuno, di parlare a qualcuno, d'essere d'aiuto a qualcuno. Sarà forse per tutta la retorica sul mese mariano che m'hanno inculcato alle elementari: i temi sulle rose e sulla madonna, sulle rondini e sui prati verdi e le coccinelle e i grilli e le lucciole… La sera c'era la funzione in chiesa. Tutte le sere. Noi in sacrestia si lottava per fare il chierichetto di destra perché era quello che faceva tutto, dava l'acqua, il vino e suonava il campanello, poi partivi in processione, dalla sacrestia all'altare, il prete, i due chierichetti ed altri sei con i ceri dietro. E la chiesa era piena e tutte le vecchiette cantavano il Tantum Ergo con voce un po' gracchiante e tutte trasformavamo le parole latine in parole italiane stranissime, tanto m'ergo sacramento… L'incenso e l'organo e la navata che rieccheggiava di canzoni che finivano con l'essere bellissime.

Le lunghe serate di maggio, la vecchia chiesa gotica, gli altri ragazzi con cui litigavi per fare il chierichetto di destra. Anche le città allora erano diverse, le strade quasi del tutto libere dalle auto e noi che correvamo dappertutto senza pericoli. Le lunghe serate di maggio.

A fine mese partiremo con Alice per le Dolomiti. I dottori ci hanno detto di andare in alta montagna e di fare continui sbalzi d'altitudine. Aiuta a sviluppare i globuli bianchi, dicono. Repentini sbalzi d'altitudine.

 

Parole e concetti sconosciuti, una vita aliena. Sono stanco di cercare parola per parola. Andare avanti senza ricerche, lasciandosi cullare dalle parole, dette e scritte alcuni anni fa. Pochi forse, ma lunghi come secoli. Polvere.
 


6 Giugno

Le Alpi. E' la prima volta che ci vengo, ma è tutto buffo. Guardi dei picchi famosi e ti sembrano delle montagne normali, quasi come le montagne a casa nostra, solo che non ti rendi conto che qui parti già da quasi duemila metri mentre a casa sei quasi al livello del mare. Tutto è relativo. Certo.

Alice è felice e tutto il periodo dell'ospedale sembra tanto lontano. Ho riletto le pagine che ho scritto finora. Sì, ci si adatta a tutto, ma si dimentica anche tutto. Forse questo pure è un bene. Il mondo è strano, ogni giorno di più. I paesi orientali, quell'Europa dell'est che conoscevamo fino a qualche giorno fa, stanno mutando e appaiono come un'incognita. Non più nemici. Ci fanno paura perché ignoti. Contro chi schierarsi, contro chi combattere? Sarà mai possibile un pianeta pacifico governato da un'unica mente illuminata? No, sembra proprio di no, e abbiamo paura.

 

Che ne è stato del mondo di cui parla il nonno? Che abbiamo fatto di tanto tragico?

Il ronzio della rete, la magnitudine della pianadati, tutte qui le nostre montagne, i nostri panorami. L'esterno esiste ancora, e fingiamo che sia scomparso. Vorremmo che fosse scomparso.

Nota rossa in alto a destra del campo visivo. 

Comunicazione a tutti gli addetti della rete.

Accesso

DATA:
....
...

Marcello è morto

Marcello è morto. Cervello fuso. Fine di una sofferenza, forse. Fine di un'amicizia. Fine. Era stato scollegato e quindi non ci saranno commemorazioni. Forse l'hanno ucciso. Forse s'è ucciso.

Vago per la rete.
 

…chiamami Ishmael.

Ancora! ma è una persecu… MA VOI STATE NELLA PIANADATI! COME SIETE PASSATI IN RETE?

Sai, in quel maledetto viaggio contro la balena mi salvai solo io, aggrappato ad una bara. Ironie della vita.

Rispondimi! Come fate a passare tra la pianadati e la rete?

 
Ben presto, attraverso oscuri e stupefacenti tramite, quegli uomini videro il suo fantasma obliquamente svanire come nella gassosa fata morgana, con le sole estreme parti elevate degli alberi fuori dell'acqua, mentre fissi per fedeltà, o fatalismo ai loro posatoi una volta alti, i ramponieri pagani continuavano a remare la loro affondante vigilanza sul mare. Concentrici cerchi afferrarono la stessa lancia solitaria, e tutto il suo equipaggio, e ogni remo galleggiante, e ogni asta di fiocina e, facendo ruotare ogni cosa animata e inanimata tutt'intorno in un unico vortice, portarono il più piccolo frammento della Pequod fuori di vista…


Di che stai parlando?

Ma che sta succedendo, sembra quasi che il mondo sia impazzito. Guardo la scrittura piccola e minuta, guardo i miei scarabocchi sul tavolo, guardo il corpo di Chiara. Ci sono ancora dei punti fermi? E' possibile passare dalla pianadati alla rete!

Come?

Mi ricollego in cerca di Alessandro.

MARCELLO!
Ciao!
Ma tu non sei…??
morto? Sì.
Ma…
Erano anni che lo avevo progettato, dalla morte di mia moglie e di mia figlia, da quando avevo incontrato François e le aveva scannerizzate. Ci incontravamo in piana. Non era possibile altrimenti. All'inizio mi bastava, poi era sempre troppo poco.
Ma tu ora sei…
Sì, la persona di Marcello.
Come tutto questo casino di personaggi.
Sì.
Ma com'è possibile passare dalla piana alla rete?
Se lo avessi saputo prima, forse l'incidente del virus non sarebbe successo. Ma non posso spiegartelo, anche perché funziona solo con le persone
Marcello.
Sì.
Mi dispiace per tutto quanto.


Che succede? E’ mai possibile che viva in un mondo di pazzi. In un mondo irreale fatto di digitalizzazioni olografiche, di programmi impazziti, di virus senzienti? Anch'io sono morto? Anch'io legato alla nave che dava la caccia alla balena bianca? Schiavo di un sogno impossibile. Cos'è questa società frustrata e schizofrenica che si sdoppia in mille immagini false? Sono ancora vivo? 

Posso ancora raccontare questa avventura fantastica o rimarrà ancora una volta solo Ishmael.

Chiamatemi Ishmael!
 


15 Giugno

Da quando si stava parlando dell'Iraq? E' come una di quelle cose che avanzano impercettibilmente e un tempo erano lontane poi, tutto d'un tratto, t'accorgi che ti sono addosso. C'è la crisi con l'Iraq; c'è la crisi con il mondo arabo. Mi viene da ridere ora a chi palava di fine della storia, di pacifismo planetario. Un nemico si trova sempre, ad ogni costo.

Alice è innamorata di questi fiori alpini ed anch'io, devo dire che sono rimasto sorpreso. Ho sempre pensato ai prati come a delle distese di erba, ora mi accorgo che qui sono fiori, fiori e fiori… Un'infinità di tipi diversi di fiori. Mai visti prima, e Alice è felice. Si mette con calma a coglierli. Uno per tipo e con calma va alla ricerca di nuovi tipi.

 

Fiori!

A volte le parole ti colpiscono con una forza proporzionale al tempo che le hai dimenticate.

Dimenticare le parole.

Tutte le vittime di un virus che lentamente ci cancella e ci azzera.

Virus della memoria.

Che ne è stato dei fiori che mi spettavano, di quelli a cui avevo diritto anch'io?

Il mondo esterno! Esiste. Ci ho viaggiato, chiuso e imballato in una vettura ferroviaria senza poter guardare fuori, senza voler guardare fuori. Non c'è più posto per i fiori, forse perché non li meritiamo.
 


7 Luglio

Lentamente, anche qui mi sono creato delle abitudini immutabili. La mattina ci si sveglia verso le nove, colazione a base di cioccolata e poi si parte con la macchina. Al primo paese ci fermiamo per comprare il giornale (l'edicola ha anche dei libri e mi fermo ogni volta a leggere i titoli, anche se sono sempre gli stessi). Ci sediamo su una panchina vicina al giornalaio e io do una sfogliata al giornale. La prima cosa che guardo è la pagina dedicata al Tour de France. Non mi sono mai interessato di ciclismo, ma adesso sta vincendo Chiappucci e mi piace interessarmene, anche perché si è instaurato un ritmo strano; non ascoltando la radio e non vedendo la televisione, ricevo queste notizie attraverso il giornale per la prima volta e nel leggerle quello che ha importanza è il racconto del giornalista che scrive rispetto all'avvenimento. Non sto leggendo di cose già viste, ma il fatto mi si crea dal racconto stampato sul giornale.

Alice non s’interessa per niente del Tour de France ma sta buona, seduta accanto a me.

In Iraq la situazione si fa pesante. L'America sembra voglia far la voce grossa, soprattutto ora che la Russia non può opporsi. I grandi sogni gioiosi di qualche mese fa sono in frantumi, sento che si sta accettando una guerra con fatalismo.

 

Il nonno, Alice, un mondo che non si accorgeva della morte. Siamo nati lì e forse dovrei odiarli. Invece sento di amarli. Il nonno, che con queste pagine è sopravvissuto al naufragio e alla distruzione della balena bianca, Alice e un mondo ormai perduto che sono scomparsi invano. 

Poche parole, ma forse più efficaci di qualsiasi URSC.

Sento il desiderio di arrivare alla fine, all'ultima pagina. Ci sono due storie, una con la esse maiuscola ed una minuscola. Anche se la Storia la conosco e la subisco, è la storia ad interessarmi, i piccoli fatti che dominano su tutto.
 


12 Luglio

Il Tour de France è in prima pagina di tutti i giornali. Chiappucci che ormai lo aveva perso oggi diventerà il vincitore di questa edizione, se decideranno di portarla a termine. Ieri un gruppo di terroristi palestinesi ha ucciso Lemond, maglia gialla, con l'unica colpa d'essere americano. L'Iraq ride, la guerra sembra inevitabile.

Alice è strana. Tutto d'un tratto sembrano risvegliarsi i vecchi incubi.

 

Parlare di incubi. Incubi che possono apparire lontani e ormai superati. Come se svegliandosi potesse finire tutto, potesse tornare la normalità. L’incubo del nonno. E il nostro?

DATA.

Passando, i giorni ti rendono tutto normale, plausibile, anche la distruzione di un pianeta. In quei giorni il nonno si meravigliava e lottava. Oggi noi sappiamo cosa è successo e come abbiamo abbassato la guardia. 

Quasi che fosse una cosa normale e inevitabile.
 


8 Agosto

Alice sta male, siamo tornati dalle Alpi e ho preso appuntamento col professore che l'ha operata. Il futuro appare sempre più nero. Mi illudo, ma so di farlo e non serve a niente. Subisco così anche tutti i discorsi di guerra e gli attentati che si moltiplicano nel mondo, soprattutto in Russia. Sembra che i terroristi filo arabi abbiano capito che il mondo dell'Est ha ormai abbassato le difese e si susseguono gli attentati alle centrali atomiche. Stiamo uccidendo il pianeta e a me non importa niente. Non riesco a pensare a un futuro senza Alice.

 

Chi l'ha ucciso il mondo? L'inquinamento, la guerra, l'indifferenza, l'ignoranza? Eppure ancora esiste. Per accusarci, forse. Sicuramente è tutto là per accusare noi e chi ci ha preceduto. Oggi viviamo al riparo. In questo mondo interno. Ci disinteressiamo dell'esterno e di chi ci vive. E' giusta forse una cosa del genere? E' umana? Ho passato tutta la mia vita in attesa dell'onda morta del virus. Ho passato tutta la mia vita a contatto di dati. Sono collegato con tutto il mondo interno, ma valgo a qualcosa? A che servo? A chi servo? Domande senza risposta. Una cosa è certa, comincio a sentire la responsabilità per quello che abbiamo fatto al nostro mondo.
 


Dicembre

Perché scrivere? Per alimentare forse le proprie illusioni?

 

Pesci voraci e plancton prelibato. Foreste pluviali brulicanti di rettili senza nome, uccelli che scivolano sotto baldacchini di foglie, insetti che ronzano come elettroni in un acceleratore. Aree ghiacciate in cui le popolazioni di arvicole e di lemming esplodono e declinano con una periodicità scrupolosa di quattro anni in presenza delle lotte cruente della natura. Il mondo costituisce un laboratorio disordinato per ecologi, un calderone di cinque milioni di specie interagenti. O forse cinquanta milioni? 

Gli ecologi, in realtà, non lo sanno.

Troppo spesso i significati più importanti della mia esistenza vengono dal caso che si aggira indisturbato per la rete. Cinquanta milioni di specie, una accanto all'altra. Una contro l'altra.

Uno, due, tre, quattro, cinque… Contare fino a cinquanta milioni!

Una vita!
 


22 Dicembre

La guerra è imminente. Il mondo è sconvolto. Ribellioni e attentati. Morte, morte, morte. Alice è peggiorata molto. Non c'è più speranza, inutile illudersi.

 

A guardarla da lontano, la storia ti appare come un insieme compatto di eventi cui non puoi sfuggire e che accetti senza ribellarti.

Volti sconosciuti e vite parallele.

Ritmi e cicli.

Poi ad un tratto appare un volto, e ti metti a seguirlo. E scopri che ha un suo valore intrinseco, un suo effetto, una sua posizione.

La storia non è più quella massa dura e anonima legata ad un casuale effetto farfalla, ma milioni di farfalle che giorno dopo giorno sommano algebricamente il proprio effetto.

Una piccola farfalla di nome Alice, un puntino. Un effetto, e un effetto, e un effetto e…
 


8 Gennaio

E' guerra. Proprio una bella cosa!

 

Alice, il nonno, i morti di una guerra, di tutte le guerre… Puntini! Un effetto, e un effetto, e un effetto e…
 


8 Settembre

Ho ritrovato oggi questo quaderno e sento il bisogno di scrivere l'ultima parola. Come ogni buon romanzo occorre la parola fine. Di Alice mi inseguirà per sempre quella sua voce fievole di quella notte interminabile in cui mi chiamava senza vedermi più. Quella voce straziante e quelle parole. "Papino, mi fa tanto male la testina…" Morire a dieci anni è ingiusto, ma anche vedere e sentir morire una bambina di dieci anni è di un'ingiustizia immensa. Alice era venuta a vivere da me dopo che i suoi genitori erano morti ed ora è morta anche lei. Il mondo fuori è impazzito e ho deciso di abbandonarlo. Mi chiudo qui in casa e vivrò finché potrò. Una cosa è certa, in questo momento rinnego e maledico tutto: il mio passato e questo presente che ho costruito anch'io.

 

Chiudo il quaderno. Sento un vuoto dentro. Non è tristezza. Non è niente, forse. E' questo il vuoto della mia vita, questo niente che non so definire. Penso a Marcello, che ora vive come digitalizzazione di dati. E' morto, come il nonno, come Alice, come i Byrds, come Bob Dylan, come tutti noi, forse. 

Sento un movimento. Un tuffo al cuore, un'emozione. Chiara! Si muove, è tornata. Mi siedo accanto a lei e aspetto che finisca il ciclo di recupero. Ci vuole, è stata immobile per tanto tempo. Aspetto paziente, aspetto convinto che solo lei sarà capace di riempire questo vuoto che sento dentro.

Chiara.

Passa il tempo ed apre gli occhi. Mi vede e mi sorride.

Chiara. La mia Chiara.

"Ciao!"

Sento nella sua voce un'intonazione come se tutto fosse normale. Ma non lo è, non lo è più. Ho scoperto di avere bisogno di qualcuno, di avere bisogno di lei. Per soffrire forse, ma per fuggire quel vuoto che è peggiore di ogni sofferenza, di ogni morte.

"Ciao, come stai?"

"Bene. Mi sei mancata, sai?"

"Che ti prende, sciocco."

"Niente, com'è andata?"

"Benissimo. E' splendido, sai! Il viaggio verso Plutone ormai è sicuro: le onde arrivano senza interferenze. Siamo stati un bel po' e abbiamo lavorato al progetto Infinito. E' tutto pronto, tra pochissimo potremo lasciare il sistema solare! C'è un mondo immenso e sconosciuto là fuori!"

"Sì, c'è un mondo immenso e sconosciuto là fuori. E' vero. Ma soprattutto è bellissimo."

Mi guarda. Non capisce.

Ho fiducia. Fiducia di riuscire un giorno a farle capire. Sono soprattutto convinto di aver ragione ad aver detto che è bellissimo e non che era bellissimo. Mentre guardo Chiara ripenso a Lucia, la povera Lucia di Lammermoor che nel silenzio della sua poesia canta la sua aria struggente. 

Alfin son tua, alfin sei mio…