Note [1]
“Il deserto dipinto, i mari di rena, laghi fossili, scogliere di sabbia vetrificata, colonne, pinnacoli, mesetas, archi e cunicoli, riflessi e miraggi costituiscono il paesaggio di Vermilion Sands: di volta in volta fantastico, esotico, astratto e surreale, ricorda le immagini di Max Ernst, di Dalí, di Magritte e De Chirico, con il loro alternarsi di sogno e realtà, fascino e orrido, distorsione temporale e iperrealismo.” (Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco, introduzione a J.G.Ballard, I segreti di Vermilion Sands, Fanucci 1976). Per una conferma dalle parole dello stesso Ballard v. le interviste apparse su Re-search edizione italiana: J.G.Ballard, ShaKe Edizioni. [indietro][2]
"L’uomo con la macchina da presa" ("Celovek s kinoapparatom", 1929), regia di Dziga Vertov. "Il film [...], che è totalmente privo di didascalie, non ha un soggetto al di fuori di se stesso. [...] Vertov costruisce pazientemente, quasi scientificamente, un montaggio di immagini. [...] Noi assistiamo a una serie di riprese cinematografiche, alla loro selezione, al loro montaggio, alla loro proiezione, in una successione di fasi esplicative che chiariscono dall’interno il fenomeno della produzione di immagini e del loro significato.” (Gianni Rondolino, Storia del cinema, Utet 1991) [indietro]
The man with the movie camera - The cinema of J.G.Ballard, Monthly film bulletin vol. 55 n. 651, Londra, aprile 1988. Traduzione di Bruno Valle. Apparso su Intercom n. 101, 1989