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NUMERO SEI
SF tradizione e innovazione
Dalla
tradizione letteraria all'invasione dei mass-media
La
science-fiction è un fenomeno ormai
così ramificato, da coprire aspetti tra loro distanti della letteratura e della
cultura contemporanea. La ricostruzione di una tradizione letteraria, che
affonda le sue radici nell'utopia e nella narrativa di viaggi immaginari, non
esclude la necessità di individuare una fase ottocentesca, allorché la
rivoluzione industriale determina nuove forme di organizzazione culturale, ed
esprime con il gotico, con il romance faustiano, con il divulgazionismo scientifico (componenti
tutte presenti in Poe), i generi più adatti a confluire nei "viaggi
meravigliosi" di Verne e nei scientific
romances di Wells. Nel
nostro secolo, la nascita di una narrativa 'popolare' e di consumo in America ha
dato una ulteriore svolta alla SF, attraverso le space
operas di Edgar Rice Burroughs e la scientifiction
di Gernsback, ma, nello stesso tempo, un più consapevole discorso
letterario è stato irrobustito dalle distopie di London e Zamjatin, Huxley e
Orwell. Appunto, le due forme di fiction hanno
proceduto con significative divaricazioni, tanto che alla SF delle riviste
specializzate ha corrisposto l'uso, spesso ironico e strumentale, dei materiali
dell'immaginario tecnologico fatto dalla narrativa postmoderna. La frattura non
sembra riguardare solo il pubblico americano, disposto ad assorbire i più
riduttivi processi di schematizzazione del 'genere,'. In un'intervista
pubblicata recentemente in appendice all'eccellente romanzo dei fratelli
Strugatski Stalker ("Urania"
n. 1066), Arcadi Strugatski descrive in termini negativi la produzione sovietica
corrente: "Il livello popolare è caratterizzato da personaggi
semplificati, da connessioni irreali fra uomo e uomo, uomo e scienza, uomo e
natura. Sono prodotti che nascono dalla cattiva letteratura poliziesca. Facciamo
un esempio: due scienziati sono su un razzo diretto verso Venere e i due si
spiegano a vicenda com'è il pianeta, quanto è lungo il viaggio, come si guida
l'astronave... una specie di diario di bordo molto più pesante di un paio di
mattoni...". Ma Stalker è un
romanzo efficace quasi quanto Solaris di
Lem, e, da parte sua, la SF americana ha espresso autori così diversi, ma
ugualmente uguali, come Dick, Vonnegut, la Le Guin. Fantascienza di consumo e
tradizione utopica si avvicinano certamente in Inghilterra, coinvolgendo
romanzieri del calibro dì Doris Lessing e di Anthony Burgess, e anche dello
stesso Ballard. Assai lungo (ma, in ogni caso, ci impegniamo, prima o poi, a
farlo) sarebbe il discorso per quanto riguarda l'Italia, e probabilmente anche
la Francia e le-letterature iberiche, dove una cultura aperta al fantastico ha
tuttavia maggiori difficoltà a misurarsi con l'immaginario scientifico e
tecnologico, senza sottomettersi supinamente ai modelli anglo-americani. Eppure,
è difficile non parlare di fantascienza, per certi racconti di Italo Calvino.
Ma è significativo che Oreste Del Buono, presentando alcuni racconti di Lino
Aldani (Parabole per Domani, Chieti,
1987), usi praticamente in modo intercambiabile i termini "fantastico"
e "fantascienza In
ogni caso, la qualità metamorfica dell'immaginario tecnologico ha trovato un
terreno adatto alla crescita nei tessuti della comunicazione di massa, e delle
sue forme emergenti almeno fin dagli anni '30 - il decennio di Superman e della Guerra dei mondi radio-trasmessa da Orson Welles. Dopo
l'ultima guerra mondiale, la creazione e l'utilizzazione, al fini
dell'intrattenimento di massa, di strumenti comunicativi sempre più
perfezionati e sempre più in grado di reinventare illusionisticamente il reale
sullo schermo di un televisore o di un cinema, ha spostato gradatamente
l'accento sul carattere simulato e artificiale del messaggio tecnologico, e ha
riaffermato la centralità della SF come letteratura della simulazione e
dell'immaginazione metropolitana e post-indu-striale. Rimane,
tuttavia, la necessità di operare precise distinzioni tra le varie forme
espressive, per non cadere in un facile sociologismo alla moda, che mette sullo
stesso piano un personaggio letterario, un film, un te-sto narrativo.
Riconoscere che la SF è attiva sia nel cinema che nel romanzo moderno (e poi
anche nei fumetti, negli spots pubblicitari,
ecc.) è importante; meno corretto è concepire come intercambiabili l'una o
l'altra espressione, senza tener conto della specificità dei linguaggi,
dell'esistenza di una tradizione e di un preciso contesto culturale. Perciò
suscitano perplessità operazioni come quella tentata da F. Adornato, che ha
curato - in un' unica infornata - saggi e interventi dedicati a Indiana Jones e
a E.T., ai Blues Brothers e a Blade Runner,
ai Bronzi di Riace e a Rocky-Rambo, a Fuga
da New York e al Tenente Colombo (Eroi
del nostro tempo, Bari, 1986). Fin
dal primo numero, La città e le stelle ha
cercato di ricostruire alcuni nodi problematici nella storia e nello sviluppo
della narrativa di SF, privilegiando l'area anglo-americana. Tradizione e
prospettive postmoderne sono i due estremi entro cui si distende l'asse
fantascientifico. Il discorso sul cinema, sulla televisione, sui fumetti
richiede una diversa modalità di approccio critico. Lo sanno tutti quelli di
noi che apprezzano il lavoro di Franco La Polla, recente autore di una
importante storia del cinema americano, acutissimo estimatore delle serie
televisive e cinematografiche di Star
Trek, e studioso - senza confusione di ruoli - del romanzo americano
novecentesco. Lo sanno, tanto per fare un altro esempio, anche i lettori di Alfabeta
che, in passato, hanno avuto modo di apprezzare i saggi minuziosi di Teresa
de Lauretis e dì Ugo Volli. Ma,
naturalmente, ci sono tanti modi di accostarsi alla SF, ed è senz'altro utile
studiarla anche come sintomo, fenomeno, novità. Le recensioni di Oreste Del
Buono rimangono, nel loro genere, esemplari, e una storia della fantascienza in
Italia dovrebbe tenerle nel conto dovuto, come dovrebbe occuparsi dell'impegno
di traduttori e curatori quali Riccardo VaIla. Se non ci fossero intelligenti
recensori pronti a valutare gli ultimi arrivi, mancherebbe un'antenna essenziale
alla cultura. In ogni caso, anche i recensori, di solito, si muovono in un
ambito abbastanza preciso di competenze. Una critica che voglia proiettarsi -
con maggiore o minore successo - in una prospettiva di più lunga durata, deve
avere strumenti di registrazione più solidi, magari più pesanti e meno
maneggevoli, in grado di scavare più in profondità. Abituato
a essere considerato per quello che teme di essere, cioè, un critico
'accademico' (anche se non ha mai apprezzato l'atteggiamento spesso presuntuoso
e poco informato dell'accademia nei confronti della SF), il curatore de La
Città e le Stelle ha accolto con gioioso stupore l'ipotesi, avanzata da due
giovani intellettuali post-moderni di Alfabeta,
di essere troppo vicino al cosiddetto fandom.
La città e le stelle è ovviamente vicina a chi legge Fantascienza e,
possibilmente, non ha come unico metro di valutazione l'ultimo film o l'ultimo
libro di successo. Una rivista di critica di SF, arida com'è, si rivolge a chi
la SF la legge e la conosce con sufficiente disinvoltura, non a chi vuole
annusare mode ed emozioni dell'Eterno Effimero. Non
è possibile, di fatto, esulare, anche per la SE, dal concetto di 'tradizione',
ed è egualmente necessario procedere a una delimitazione teorica del campo
d'indagine. E inutile ricapitolare per l'ennesima volta il dibattito teorico in
corso. Vale la pena,, piuttosto, di rinviare ancora alla presentazione del primo
numero de La città e le stelle. Nessuno
discute sull'interesse della narrativa di Lovecraft (a cui l'estensore di queste
note dedicò un saggio 'accademico' nel lontano 1967), ma Lovecraft rientra solo
molto marginalmente nel 'genere' SF, né vi rientra Tolkien, anche se tutti e
due questi scrittori hanno potuto influenzare gli autori di SF molto più di un
qualche pedantesco imitatore di formule e di tipologie fantascientifiche. Fantasy
e ScienceFiction non possono coincidere meccanicamente, a meno che non
si torni a un'estetica di tipo crociano in cui esiste solo il Bello, in
qualunque luogo esso si manifesti, o non si ripieghi sul più trito sociologismo,
che, appunto, ciarla di "cultura" mettendo assieme i dischi volanti e
quelli della Hit Parade. Se
non vogliamo essere rigorosi come Suvin, o come altri teorici contemporanei (tra
cui Giovanni Arganese, di cui pubblichiamo un puntuale contributo), bisognerà
almeno concordare sul fatto che la tradizione utopico-satirica, nel momento del
formarsi del romanzo moderno, e quindi con i Gulllver's
Travels di Swift, abbia una diretta relazione con la SF. Per l'800 occorre
tener presenti i racconti di Poe, e, in modo più limitato, quelli di Hawthorne,
assieme al Frankenstein di Mary
Shelley, in cui agisce certamente l'eredità del gotico, ma che esplorano la
sfera dell'immaginario scientifico e tecnologico in una dimensione romantica e
faustiana. Dopo la narrativa utopica vittoriana, è probabile che Verne e Wells
abbiano avuto un ruolo centrale nella fondazione della SF novecentesca, delle
cui diramazioni e scomposizioni 5 e già detto. Che poi il discorso sul 'genere'
non sia per niente facile e definitivo, Io ammette anche lo studioso più
rigido, che è costretto, a livello esemplificativo, a collocare sempre alcuni
autori e alcune opere in una zona di confine tra un genere e l'altro. La
città e le stelle non pretende una esaustività impossibile da ottenere. Si
limita a dare un'impostazione monografica per forza di cose selettiva e
parziale, à in-dicare, insomma, un percorso. In questo numero, l'analisi di
autori ottocenteschi fondamentali e delle diverse forme narrative da loro
sperimentate (il saggio filosofico, il racconto, il romanzo gotico e quello
fantastico) si confronta con alcuni recentissimi esiti riguardanti la SF e il
suo studio. La SF. viene, quindi, vista nell'ottica di una densa analisi
teorica, di un prodotto televisivo e poi cinematografico significativo come Star
Trek, dei tentativi di rinnovamento degli 'specialisti' americani. Altre
tendenze avrebbero potuto essere utilmente esplorate: la SE delle donne, la SF e
la scienza degli anni '80, Star Wars e
il 'fenomeno' Spielberg, il nesso tra autobiografia e SE presente in alcuni dei
più importanti romanzi degli ultimi anni. Essenziale era ribadire la
complementarietà dei due poli: quello della tradizione letteraria e quello
della cultura contemporanea. Con una forse inevitabile citazione del recente
romanzo di successo di Crichton, val la pena ricordare che la SF è una sfera. Carlo
Pagetti Università di Torino
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