
a cura di Emiliano Farinella
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Ginevra Report, diretto da Mariano Equizzi, è un
documentario di SF e una riflessione ispirata a Ballard sulla
comunicazione nel mondo moderno. Una misteriosa fluttuazione di un fascio di Neutrini, sparato
dai laboratori del CERN Ginevra a scopi sperimentali, viene decodificata
in una trasmissione video: è un reportage di una razza di enigmatici
alieni che fra mille anni visiterà il nostro pianeta ormai trasformato
in un deserto d’acqua Ballardiano. Questa razza aliena non ci considera però come razza
dominante e crede che i dominatori del globo sono le rovine della nostra
civiltà: i resti fossili della vita intelligente. Ginevra Report La INTERACT ha reso possibile la finalizzazione
digitale dell’opera. Una co-produzione INTERACT-NAPALM-2LP- ITER Res. Realizzato in collaborazione con l’Istituto Nazionale di
Fisica Nucleare (INFN) di Legnaro e con INTERCOM. Coprodotta da Luca Liggio. Finalizzazione digitale: INTERACT. Montaggio: David Urbinati, Massimo Zomparelli e Luciano
Longo Con interventi di : Francesco Chiminello, Andrea
Sanguigni, Roberto Sturm, Lorenzo Scharer. Coordinamento interventi e contenuti: Emiliano Farinella. Effetti speciali: NAPALM Effetti sonori: Paolo Bigazzi / Iter Res. e David
Del Bufalo. Flashbook on www.ntxt.it
Il Video è stato proiettato in occasione del Ballard’s Day a Cosenza il 18 Luglio all’interno del festival INVASIONI2001 organizzato dall’assessorato alla cultura del comune di Cosenza culture@comune.cosenza.it. |
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Bertrand
Russel scriveva nei suoi saggi scettici del 1956:
«Vorrei
proporre alla benevola considerazione del lettore una teoria che potrà forse
sembrare paradossale e sovversiva. La teoria è questa: che sarebbe opportuno
non prestar fede a una proposizione fino a quando non vi sia un fondato motivo
per supporla vera».
Quanto
siamo disposti attualmente ad applicare questo proposito, e quanto invece
deleghiamo automaticamente?
FRANCESCO
CHIMINELLO: Viviamo in un
mondo complicato, in cui continuamente siamo i clienti di agenzie che ci
propongono informazioni di vario genere. Tolti forse i casi che riguardano
scelte fondamentali per la nostra vita, non abbiamo certamente il tempo
materiale di stare a controllare ogni volta. Quindi dobbiamo affidarci ai media,
agli esperti, ai conoscenti. D’altra parte, molte delle cose che ci vengono
dette da questi canali non hanno passato il setaccio di una verifica abbastanza
seria. Come difendersi? Il modo secondo me migliore è controllare a campione in
alcuni casi, per imparare quelle caratteristiche di elusione del controllo che
sono più comuni quando qualcuno ci racconta delle falsità. Ricordarsi ogni
tanto, per dirla con Protagora che l’uomo è misura di tutte le cose.
Uomo non inteso come genere umano, a mio parere, ma come singolo individuo: a
ogni persona spetta la responsabilità di interpretare, selezionare e diffondere
le informazioni con cui viene a contatto, e di fondarvi le proprie scelte di
vita.
MARIANO
EQUIZZI: Tutti deleghiamo
automaticamente, per pigrizia, per ignoranza… è stato strategicamente provato
nelle guerre mondiali che l’informazione è la prima bomba ad essere sganciata
e la più efficace. Guardiamo la televisione consapevoli del fatto che la realtà
che ci viene presentata è manipolata, ma istintivamente crediamo a quello che
ci dice, attendendo una inevitabile smentita.
Peggio, credo che ci accontentiamo del fatto che sia inevitabile.
ROBERTO
STURM: Se parliamo di
informazione, direi che siamo quasi tutti in modalità “accettazione
passiva”. I mass media sono entrati ormai da tempo a far parte
dell’arredamento dei nostri appartamenti, la TV, per fare l’esempio
attualmente più eclatante, è considerato più un elettrodomestico che uno
strumento tecnologico. C’è l’abitudine di considerare l’apparecchio
televisivo come un elemento della famiglia, per cui credo che poche persone oggi
mettano in dubbio le parole e soprattutto le immagini dei notiziari. Perché se
le parole, in qualche modo, hanno bisogno di essere interpretate, le immagini lo
hanno molto meno.
Se
ci spostiamo sul generico, direi che le affermazioni che ascoltiamo o ci vengono
fornite da persone comuni abbiano, per chi le riceve, un grado di affidabilità,
quindi più o meno bisogno di verifica, pari alla fiducia che noi abbiamo verso
chi ce le comunica. Più ai familiari e amici rispetto a conoscenti o
sconosciuti.
ANDREA
SANGUIGNI: La
delega possiamo considerarla uno dei sostentamenti della conoscenza finita.
Finitezza della conoscenza intesa come incapacità privata dell’apprendimento
immediato del reale e finitezza come rincorsa progressiva del vero nella sua
sottrazione dettata dal tempo in cui si rilasciano gli eventi indagati. Delegare
significa accettare con metafisica maturità intellettuale l’esistenza di una
inettitudine connaturata alla conoscenza scientifica, altra connotazione della
finitezza del sapere.
Per rispondere un poco in ritardo a Russel. La fede non è che viene prestata, non possiamo evitare di introdurla anche inconsapevolmente, e questo inconsapevolezza è l’aspetto di temibile ignoranza di ogni conoscenza supposta. Per dirla in modo irreparabile non esiste esercizio di fondazione delle proposizioni che non possa essere aggredito a ritroso dalla logica che pretende di prestarsi alla fondazione, esiste un progressivo smantellamento di questa credenza in sfacelo, non esiste fondo alla inettitudine della dimostrazione ultima.
Quali
sono le peculiarità che rendono alcune forme di comunicazione immediatamente
credibili?
FRANCESCO
CHIMINELLO: Non sono il
mediologo :-) e quindi non sono la persona più adatta cui porgere la domanda.
Personalmente, la forma che più risulta credibile nell’immediato mi sembra la
comunicazione diretta da persona a persona di cose presentate come vicende
vissute. Tra i mass media, probabilmente la televisione, perché in qualche modo
presenta una riproduzione della realtà (che spesso è finzione non dichiarata).
Internet, per il fatto che presenta contemporaneamente tutte le opinioni su ogni
e qualsiasi argomento, mi sembra invece più adatta allo sviluppo del senso
critico.
MARIANO EQUIZZI: Il fatto di avere un linguaggio professionale, speaker
impostati, immagini chiare. E’ davvero da poco tempo che le emittenti
accettano e in alcuni casi cercano materiale real tv. Se parlate con i tecnici
rai nessuno trasferiva super 8 di cineamatori in mezzo pollice, non era
professionale! Solo ora le testate giornalistiche cercano materiale sgranato,
mosso: vero!
Ma anche in questo caso questo stato qualitativo è divenuto un linguaggio
estetico riproducibile che garantisce un crisma di realtà vibrante e urgente
agli scenari cui è applicato. Blair Witch Project è una dimostrazione
di questo.
ROBERTO
STURM: Come dicevo prima, la
familiarità. Poi c’è un fattore, oggi forse sottovalutato perché alcune
forme di comunicazione sono diventate ormai strumenti d’uso quotidiano, che mi
sembra importante: il senso di onnipotenza che queste stesse forme di
onnipotenza danno all’umanità.
La
TV, ad esempio, ci dà il senso di poter sapere tutto ciò che d’importante
accade nel mondo, e le immagini che trasmettono ci danno l’illusione di essere
nel posto in cui i fatti accadono.
Internet
ha ridotto al minimo i tempi di comunicazione e dà la possibilità di accadere
ad una fonte di informazioni pressoché illimitata.
ANDREA
SANGUIGNI: Il
desiderio vittimistico dell’essere umano di essere sedotto.
La
comunicazione su argomenti scientifici è secondo voi accetta con una soglia di
criticità particolarmente bassa?
Perché?
FRANCESCO
CHIMINELLO: Da un lato c’è
il problema intrinseco che alcuni problemi scientifici richiedono un alto grado
di competenza e di preparazione per poter avere un parere in merito. Ma questo
è un problema che riguarda soprattutto il pubblico. Per invece i professionisti
dell’informazione, ci sono diversi meccanismi perversi che possono scattare
nel far passare come “verità scientifiche” delle panzane. Uno dei quali è
che chi non ha bisogno di lavorare duro per ottenere dei risultati, visto che se
li inventa, può passare tutto il tempo a fare campagne stampa.
MARIANO EQUIZZI: Per la supremazia della cultura umanistica in questo
paese. Non sono molti ad avere gli strumenti per capire gli intrighi a livello
scientifico che la ricerca ospita. Certo se un medico ascolta un servizio bufala
a TG medicina è in grado di dire : guarda che cazzate che stanno dicendo!
Ma tutti gli altri che non sono medici… probabilmente neanche seguono Tg
medicina!
ROBERTO
STURM: Indubbiamente, e i
motivi vanno ricercati sulla scarsa e spesso non troppo precisa informazione.
Anche su questo ci sarebbe da approfondire. Non credo che i programmi televisivi
(Quark non basta, e sicuramente non è che un primo passo) o i giornali
affrontino gli argomenti scientifici con un taglio “su misura” degli
spettatori o lettori. Servirebbe una differenziazione degli articoli per far
avvicinare il maggior numero possibile di persone e far approfondire coloro che
sono interessati.
Qualche
tempo fa leggevo su un quotidiano delle nuove scoperte fatte con gli esperimenti
sulle cellule staminali e quali prospettive aprissero tali scoperte.
Ma
in tutto l’articolo non c’era una sola definizione o una spiegazione di
“cellula staminale”, lasciando così “al buio” un eventuale lettore che
solo documentandosi avrebbe potuto sanare una curiosità che mi sarebbe sembrato
più giusto facesse l’articolo.
Fatto
così, si può pensare o a una svista del giornalista o a un articolo per gli
addetti ai lavori che sarebbe dovuto andare su una rivista scientifica. Io lo
sapevo ma solo perché mesi prima avevo letto un libro sulle biotecnologie.
ANDREA
SANGUIGNI: L’interesse
normale per l’editoria divulgativa proviene più da una smania per il
soprannaturale, a cui la scienza nella suo resoconto popolare si presta ad
essere l’anticamera. L’unica concessione è al trattamento fantascientifico
delle pubblicazioni scientifiche, diritto riservato all’autore che può
destreggiarsi in presentimenti e divagazioni che trapelano e convergono nel
presente. Provo una tenerezza da censura per i piccoli colti del tascabile
aggiornato che collezionano in ordinate pile, la loro puntigliosa serietà è
l’allenamento migliore per l’incoscienza che occorre carezzare ogni giorno
per accedere all’illusione del progresso benefico.
Questo
apre la porta a nuove pseudoscienze?
FRANCESCO
CHIMINELLO: Sogno da tempo
di inventare e lanciare una nuova pseudoscienza (l’astrologia omepatica? L’urinoterapia
karmica? La nipponologia sicula?) salvo poi scoprire puntualmente, per quanto
delirante fosse la mia idea, che qualcuno l’ha già inventata e la prende sul
serio. L’unica disciplina di mia invenzione che sembra resistere, sull’onda
di tutte le bio-qua e bio-là che si trovano in giro, è la bio-biologia.
L’assunto della bio-biologia è che non è possibile indagare le cose viventi
usando strumenti non viventi. Di conseguenza, quasi tutte le scoperte della
biologia tradizionale sono artefatti strumentali. Per esempio, la cellula non
esiste: il fatto che la si veda al microscopio, strumento inanimato, non vuol
dire nulla: è una proiezione distorta creata dallo strumento che è
trascendentalmente incompatibile con il suo campo di studio. Con la
rivoluzionaria bio-biologia ho ottenuto risultati straordinari, anche in termini
di cure per tutte le principali malattie, cure che l’astiosa lobby dei medici
ufficiali vuole tenere nascoste per paura di perdere i loro colossali interessi
e guadagni. Scrivetemi, e vi metterò a parte di tutti i segreti delle
bio-biologia. Dietro un ragionevole compenso, ovviamente. Anzi, meno di un
compenso: diciamo addirittura un rimborso spese.
MARIANO EQUIZZI: Le pseudo scienze sono dei rifugi che danno spazi di
sicurezza a chi non ne ha più e non è in condizione di porre delle basi per
costruire un principio di realtà materialistica stabile e confortante. Priva di
continua smentite e imprecisioni strategiche.
ROBERTO
STURM: Credo di no.
Tutt’al più a scienze non propriamente esatte…
ANDREA
SANGUIGNI: Esistono
solo pseudoscienze che comprovano la loro momentanea validità attraverso un
violento imporsi alla natura delle cose. La scienza è una teoria dello
snaturamento delle cose.
Scienza
e tecnologia viaggiano veloci, assieme alle grandi trasformazioni che producono
nella società. Influiscono con le loro ricadute pratiche, ma anche cambiando il
modo di vivere, di lavorare e di produrre, modificando cose molto concrete e che
a tutti stanno a cuore come i salari, l’occupazione, la sanità e la qualità
della vita in generale.
Nel
nostro Paese il rapporto tra ricerca e innovazione e benessere sociale non
sembra ben compreso.
Come
mai?
FRANCESCO
CHIMINELLO: Credo che sia un
come mai molto complesso, costruito da molteplici fattori. Le colpe dello
status quo probabilmente sono da attribuire ad ampio raggio: alla scuola,
all’università, all’accademia, ai mass media e alla politica. Praticamente
a tutti. Ma forse qualcosa recentemente si sta muovendo. Possiamo sempre sperare
in un paese con un po’ più ingegneri, un po’ meno avvocati e un po’ più
di PIL dedicato a ricerca e sviluppo. E badate che augurarsi più ingegneri, per
un fisico, è una eccezionale manifestazione di liberalità.
MARIANO EQUIZZI: Retaggio rurale. Siamo un paese che non ha mai sciolto i
suoi rapporti con la ROBBA. Nel Nord-Est è quasi normale che i ragazzi non
intraprendano corsi di laurea, tanto la ROBBA non la danno i libri. Nel Sud c’è
il fenomeno inverso del rifugio universitario, una sorta di limbo in cui potere
stare finché non accada qualcosa che porti la ROBBA; basta guardare il ricorso
al credito al consumo al SUD: cellulari, moto, auto.
È proprio la forma del benessere sociale che si è pervertita.
In un contesto simile vogliamo che si valorizzi la ricerca scientifica, che per
il 95% comporta investimenti mega e un rischio al pari delle corse dei cavalli?
ROBERTO
STURM: Anche qui le cause
sono diverse. Una importante, anche se qualcuno leggendo la risposta potrebbe
sorridere, è che i potenti, i politici hanno compreso da tempo che è più
facile governare una massa di ignoranti che individui colti e istruiti. Ne
abbiamo un recente fulgido esempio, un presidente del consiglio eletto con i
voti di persone che ha trattato da bambini deficenti, al massimo come dipendenti
di una sua azienda. L’azienda Italia…
La conseguenza di questa ignoranza è che poi parecchi pensano che scienza e tecnologia siano nemici dell’occupazione, che portino un benessere fittizio senza riscontri reali. La paura della novità, poi, la paura di non poter gestire ciò che non si conosce gioca un ruolo fondamentale. Difficile che qualcuno riesca a pensare che scienza e tecnologia, se usate con buonsenso, possono aumentare la qualità della vita e, magari, riqualificare, per poi redistribuire manodopera o, come si dice poco elegantemente oggi, le risorse umane.
ANDREA
SANGUIGNI: Dobbiamo
attribuirlo al lenta aggressione spossante che il pensiero di Marco Aurelio,
imperatore romano dei più cupamente disillusi, ha esercitato sul fondo pigro
della coscienza popolare dei reduci da tanta grandezza militare decaduta.
La
divulgazione scientifica oltre che uno strumento per raccontare le straordinarie
cose che si stanno scoprendo e inventando in tutti i campi, può essere un mezzo
per stimolare interessi, consapevolezze, magari vocazioni; un mezzo per
diffondere mentalità e cultura scientifica?
FRANCESCO CHIMINELLO: Credo che il pubblico dei nostri lettori, come ogni altro, sia ghiotto di aneddoti e curiosità. Emiliano Farinella, nel propormi questa intervista per domande parallele, mi ha detto, testuali parole, che ci vorrà “un quarto d’ora”. Intanto sono qui a scrivere, a mezzanotte e mezza di un lunedì estivo, e non vedo ancora la fine. Propongo quindi di ribattezzare il testo Brevi cenni su la Vita, l’Universo e Tutto Quanto. Ciò detto, e scusate se dovrò leggermente semplificare, la risposta alla domanda. Sì.
MARIANO
EQUIZZI: Temo
sempre che la cultura scientifica, essendo comunque generata da un consesso
fatto di uomini con interessi, cupidigie, potere ecc, possa in qualche modo non
garantire un principio di realtà davvero univoco.
Faccio l’esempio della situazione che si è venuta a creare in Egitto a
seguito degli scavi archeologici “alternativi”.
Qualcuno dice che le piramidi non le hanno costruite gli egiziani, Awass non si
ribella per gelosia archeologica, ma per evitare una guerra civile ! Dato che
probabilmente si sposterebbero assi di realtà definiti dal Corano, che lì non
è solo un testo sacro, ma è come da noi la Costituzione.
Indi una realtà scientifica, almeno provata scientificamente, viene tenuta
soffocata proprio da chi si ritiene un uomo di scienza “ufficiale”.
Una sorta di Sindrome di Galileo.
ROBERTO
STURM: Sì,
ma qui ci sarebbe bisogno di un investimento economico-culturale non
indifferente. Per sviluppare una mentalità scientifica occorre che fin dai
primi anni delle scuole l’alunno sia stimolato da un punto di vista
scientifico. Vedo che ancora oggi, che lo sviluppo tecnologico e scientifico non
è certo quello di quando andavo a scuola io, il metodo con cui si insegnano le
materie scientifiche, matematica a parte, è cambiato pochissimo. Il fattore
ludico può essere uno strumento efficace per avvicinare i bambini al mondo
della scienza fin dai primi anni.
ANDREA
SANGUIGNI: Che
la divulgazione scientifica diffonda mentalità scientifica è una proposizione
analitica, come quella che dice che A=A. L’interesse che non viene
immediatamente allo scoperto e che soggiace all’intento di diffondere cultura
scientifica è la pubblica vendita di una impostata visione del mondo
incoraggiato dall’insaziabile ricerca di spettacolo nel desiderio comune ormai
corrotto nel gusto.
Si
sta assistendo, secondo voi, ad una progressiva e pare inesorabile
analfabetizzazione scientifica della masse?
FRANCESCO
CHIMINELLO: Non
so se sia progressiva e spero proprio che non sia inesorabile. In ogni caso,
anche stare fermi non fa altro che allargare la forbice tra il progredire delle
conoscenze scientifiche e la conoscenza comune. L’aspetto che mi sembra più
inquietante è la presenza di parecchi movimenti antiscientifici, che in genere
si propongono ad alfieri della libertà ma spesso finiscono per prendere, per i
motivi più vari, atteggiamenti fondamentalisti e censori. Ma credo e spero,
come dicevo sopra, che qualcosa anche in Italia si stia muovendo.
L’alternativa, su tempi dell’ordine di qualche decennio, è essere spazzati
via dalla competizione internazionale.
MARIANO EQUIZZI: Mi illudo che sia limitata, ma il destino sembra essere
quello di vivere da scimpanzé gadgettizzati, incapaci di avere una minima idea
di come funzionano le “gabbie” che abbiamo comprati tutti contenti!
ROBERTO
STURM: Forse
sì. Uno dei fattori è che ci troviamo sempre tutto pronto, soprattutto da un
punto di vista tecnologico. Qualche giorno fa, girando per negozi di computer e
chiedendo informazioni, tutti si affrettavano a dirmi che nel prezzo era
compresa l’installazione del sistema operativo e il settaggio per la
connessione a internet.
ANDREA
SANGUIGNI: Si
sta assistendo ad un processo di democratizzazione di una mancanza di ascolto
ordinaria che docilmente sconfina nella superbia gratuita di chi suppone di
avere una formazione accreditata dai media. Sono le deformazioni che provengono
dall’incessante contatto con l’informazione, e dalla morale pubblicitaria
della comunicazione di massa per cui ognuno di comprarsi a costi ridottissimi
una oncia di sapere al portatore.
Cosa
ne pensate del diffusissimo utilizzo, inconsapevole, della tecnologia più
avanzata, computer compreso?
FRANCESCO
CHIMINELLO: Credo
che sia un problema difficile da giudicare. Raccomando al riguardo il bellissimo
libro Il più grande uomo scimmia del Pleistocene, che ci riporta
ipotetici dibattiti sulla nuovissima tecnologia del fuoco. Un certo grado di
inconsapevolezza è forse necessario: se pretendessi di conoscere
dettagliatamente tutta la circuiteria asservita alla scrittura di queste
risposte, probabilmente passerei un anno senza arrivare molto oltre la tastiera.
Certamente una tecnologia che svolge compiti complessi in modo “automagico”,
e a volte smette di farli per motivi incomprensibili, può spingere verso il
pensiero, appunto, magico. D’altra parte, chi non ha mai insultato il proprio
computer scagli la prima pietra.
MARIANO EQUIZZI: E’ più legato al bisogno di comunità che al bisogno
di espansione culturale della coscienza. I mezzi tecnologici sono guardati come
strumenti per migliorare la vita di relazione, per vincere la timidezza. Una
sorta di fuoco tribale dove l’Altro diventa meno pericoloso. Ha cominciato ad
essere diffusa l’abbordata per cellulare: si fa un numero a caso, un po’
come il pescatore allunga la lenza nel fondo del mare aspettando che qualche
pesce abbocchi.
ROBERTO
STURM: Non mi ricordo chi
fosse, ma qualche anno fa assistetti ad un’intervista ad uno scrittore famoso
che si vantava del fatto che di non aver mai usato il computer per scrivere i
suoi romanzi. Provai un po’ di compassione per tutto il lavoro in più che si
sobbarcava inutilmente.
Io
ne penso molto bene. La tecnologia ci ha cambiato la vita. La TV quella dei
nostri genitori, il computer e internet le nostre, mentre invece per i nostri
figli tutto questo è normale perché ci sono nati. Qualcos’altro cambierà la
loro vita, probabilmente.
ANDREA
SANGUIGNI: L’inconsapevolezza
è uno dei tratti mentali dell’uomo tecnologicamente evoluto, è la
demistificazione raccomandata della riflessione ad essere la più grande
ingiuria della nostra era sponsorizzata dall’ottica del godimento sempre più
smarrito.
Qual
è il rapporto tra Ginevra Report e Ballard?
FRANCESCO CHIMINELLO: Lo stesso che c’è tra Blade Runner e Dick. Oppure lo stesso che c’è tra Montalbano televisivo e Camilleri. Oppure lo stesso che c’è tra lo spot del Dixan e Lepoardi. Insomma, non lo so: credo che debba deciderlo il pubblico. O meglio, ogni singolo spettatore per se stesso. Ricordatevi di Protagora! Bello però, forse dovrei finire da ora in poi ogni discorso con questa massima, un po’ come il tipo di delenda Carthago. Remember Protagoras!
MARIANO
EQUIZZI: Da autore di G.R., anche se l’esperimento di fisica è stato
scritto da Francesco Chiminello, e il testo su Ballard lo ha scritto Sturm,
credo che il rapporto sia in alcuni punti estetici e in altri contenutistici.
Gli alieni che credono che la razza dominante sul pianeta siano stati gli
svincoli autostradali e i condomini è un chiarissimo omaggio al Ballard
pensiero sulla poesia/bellezza di ciò che ci circonda. In particolar modo i due
brevi reportage alieni, che sono estratti dai video per Tone Without Flow, sono
ispirati alle visioni microscopiche e magiche della Foresta di Cristallo. Nonché
alla bellezza messianica delle informazioni luminescenti dei cruscotti della
macchine...
ROBERTO
STURM:
La visionarietà.
ANDREA
SANGUIGNI: Non
scoraggiarsi di fronte alla catastrofe già avvenuta, continuare a scrivere come
continuare a mentire dicendo il vero.
Infine,
se il vostro personaggio assistesse nel suo mondo alla proiezione di Ginevra
Report, penserebbe che è tutto vero?
FRANCESCO
CHIMINELLO: Il
mio personaggio saprebbe che è vero, intendendo naturalmente la
provenienza futura del segnale. In quanto alle interpretazioni del mediologo,
probabilmente nei momenti di bontà penserebbe che siano elucubrazioni campate
in aria a partire da informazioni ampiamente insufficienti. Ma lo farebbe in una
pausa, mentre sta riempiendo i moduli per chiedere a otto enti diversi
finanziamenti per la ricerca sulla costruzione di una macchina del tempo.
Dopotutto, se qualcuno ha mandato un segnale dal futuro…
MARIANO
EQUIZZI: Credo di sì. Penso
che se Ginevra Report fosse mandato dentro SuperQuark solo pochi capirebbero che
è una bufala. E qui mi ricollego al fatto che basta mettere la balla giusta nel
contenitore giusto per trasformarla in una cosa vera !
ROBERTO STURM: Indubbiamente.
ANDREA
SANGUIGNI: Quando
si pensa alla verità si pensa solamente al ni-ente.
Questa
intervista renderà inverosimile la verità recitata come vera di Ginevra. Mi
permetto il ricordo in questo ultimo nome appropriato a tempi di racconti di
amori senza tempo, di cui la verità abbiamo finalmente scordato.
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Impressioni a ruota libera su Ginevra Report dal
vostro punto vi vista |
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MARIANO
EQUIZZI: GR
è stata per me una sperimentazione produttiva interessante e piena di sorprese.
Mi piace lavorare con le nuove tecnologie perché ti permettono il verificarsi di eventi di questo tipo, specialmente quando sullo sfondo ci sta un grande come Ballard.
ROBERTO STURM: Mariano ha fatto un ottimo lavoro. Non era facile, secondo me, rendere bene, soprattutto a livello di immagini, l’argomento trattato. Un mix tra “cinema” e fisica, con un collante letterario può avere effetti esplosivi. Sia in senso negativo che positivo. Quest’ultimo è il caso di GR.
