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Do Androids
Dream of Electric Sheep?
Un erede per Philip K. Dick
K. W. Jeter discepolo di Dick il candidato favorito
...impossibile!
Chi può oggi avanzare la pretesa
di essere lerede di Philip K. Dick? Ad essere
sincero nutro limpressione che oggi come oggi
nessuno si possa arrogare appieno il diritto di ritenersi
lerede spirituale-artistico di P. K. D.; lo scrittore,
quandera ancora in vita sottolineò: Cara
Ursula, siamo due esiti gemelli di una singola esperienza
interiore., riferendosi alla celeberrima scrittrice
Ursula LeGuin. Non è difficile immaginare che
Philip vedesse in Ursula il suo alter ego, la sorella
gemella morta, Jane Charlotte; entrambi nacquero prematuramente
di sei settimane, Philip sopravvisse, così non
fu per Jane. Nel corso della vita Philip ha più
volte sottolineato nella sua opera artistica, così
come nella vita, la separazione dalla sorella come una
ferita insanabile, una ferita che ha profondamente inciso
la sua fantasia mistica di quegli universi che cadono
a pezzi prima che possano tradursi anche solo in una
apparente realtà parallela. Come ha giustamente
evidenziato Lawrence Sutin nello splendida biografia
dickiana Divine invasioni il trauma della morte
di Jane rimase levento centrale della vita psichica
di Phil. Tale tormento si estese lungo tutta la sua
esistenza, manifestandosi in rapporti difficili con
le donne, in unattrazione a risolvere i dilemmi
dualistici fantascienza/mainstream, reale/falso,
umano/androide e, alla fine (grazie a una semi-fusione
di cuore e ragione che Phil non aveva mai raggiunto),
nella cosmologia della duplice origine descritta del
suo capolavoro Valis (1981).
Importante documento è una lettera di Phil del
1975 dove spiega con eleganza allucinata-realistica
la sua visione del mondo: Questo non è
un mondo malvagio, come riteneva Mami (fondatore del
manicheismo, che equipara le faccende terrene al Male).
Sotto il Male, vi è un mondo di Bene. Il Male
vi è stato in qualche modo sovrapposto (Maya)
Un giorno i contenuti della mia mente iniziarono a muoversi
sempre più velocemente, finché cessarono
di essere contenuti e diventarono oggetti percepiti.
Non avevo più concetti sul mondo, ma lo percepivo
senza preconcetti e senza mediazione intellettuale.
A quel punto somigliava al mondo di UBIK. Come se tutti
i concetti della mente di una persona, una volta fusi,
diventassero di colpo vivi, unentità vivente,
che nasce dallinterno della testa di una persona,
vede secondo il suo modo superiore di vedere, senza
tenere in alcun conto ciò che uno ha imparato,
visto, conosciuto. Il principio della manifestazione,
come quando la materia non vivente diviene vivente.
Come se le informazioni (concetti-pensieri), una volta
spinte al limite, subissero una metamorfosi in qualcosa
di vivo. Allora forse nel mondo esterno tutta lenergia
dellinformazione, una volta spintasi sufficientemente
in là, farà la stessa cosa. Fondersi in
qualcosa che sia ovunque (la forza di Ubik) e sia senziente
e vivo. Allora interno-esterno, prima-adesso, causa-effetto,
tutte le antinomie svaniranno. Vedremo solo unentità
vivente nella sua creazione incessante allopera
(la creazione continua ha raggiunto la sua completezza)(Dicotomie
come grande-piccolo, io-non io saranno sorpassate).
La produzione letteraria di Philip Dick, distesa lungo
un arco di 30 anni, è ricca di titoli che vanno
dalla fantascienza al mainstream:
Dick è stato uno scrittore visionario ma anche,
e soprattutto, un cantore dell'incomunicabilità;
in un'intervista del 1976 lo stesso Dick afferma: "Io
so che siamo sotto la protezione di una potente intelligenza
extraterrestre e se uno vuole chiamarla Dio, benissimo.
Se un altro vuole chiamarla diversamente, benissimo.
Nel mio libro viene chiamata VALIS, che sta per Vast
Active Living Intelligent System. Preferisco questa
parola a Dio. E questo VALIS interviene nelle faccende
umane, per regolarle, coordinarle
Dato che una
categoria come quella del tempo è quasi impossibile
da definire e forse è illusoria, forse è
illusorio anche il cambiamento. Forse siamo nel 70 dopo
Cristo, forse viviamo ancora sotto l'Impero Romano...
Ho una fortissima sensazione che ci troviamo in una
specie di labirinto costruito per noi, che ci stiano
valutando... Esiste una realtà molto prossima
alla nostra, una realtà diversa che ormai punzecchia
la nostra e che probabilmente farà irruzione
presto. Noi scopriremo allora che ci troviamo in un
mondo che possiede più dimensioni di quelle che
avevamo immaginato".
I suoi personaggi sono eroi e antieroi allo stesso tempo,
come Rick Deckard, personaggio immortale de Il cacciatore
di androidi; il cacciatore (!) nutre il sogno e lambizione
di poter aver i soldi necessari per comprarsi un animale
vero in un mondo dove tutto è un falso, un falso
dautore, ma comunque un falso. Altro personaggio
dickiano immortale è Joe Chip, protagonista di
Ubik che è sempre alle prese con porte che rifiutano
di aprirsi: Joe Chip non ha valuta necessaria per pagare
il pedaggio e le porte elettroniche lo denunciano. Questi
personaggi esemplari sono una sorta di sopravvissuti
semplicemente sopravvissuti a se stessi e forse neanche:
il mondo dickiano è una trappola, tutto cambia
troppo rapidamente perché gli eroi (antieroi)
possano comprendere la realtà interiore, i mondi
paralleli che si sovrappongono e si disgregano dentro
di loro, poi, la realtà è un accessorio,
una realtà tradotta come una sorta di Dio impossibile
da conquistare se non attraverso una pallida allucinazione
mistica. Il mondo dickiano è questo e molto di
più. In vita P. K. D. non ha avuto la fortuna
che avrebbe meritato: la sua fama come autore di fantascienza
e mainstream è postuma, purtroppo. La morte è
la migliore strada verso la consacrazione artistica,
questo sembra volerci ricordare Vittorio Curtoni nellarticolo
PKD moratorium apparso sul n. 61 di Delos: Robusta
gloria, insomma, anche se postuma: entrare nell'empireo
delle icone di un'epoca non è da tutti, e soprattutto
non accade spesso a un autore di fantascienza; però
io mi chiedo come giudicherebbe lui questo rigoglio
di studi sul suo pensiero, di esegesi, di convegni internazionali
organizzati dall'accademia più paludata. Ne sarebbe
contento? Può anche darsi. Non ne sono troppo
sicuro. Ciò detto, a questo punto sembrerebbe
impossibile trovare un erede per P. K. Dick, eppure
K. W. Jeter potrebbe essere lerede se non pienamente
spirituale, almeno lerede artistico più
vicino a Dick, autore discepolo di Dick che ha scritto
due nuovi capitoli a Do Androids Dream of Electric
Sheep?, ovvero BLADE RUNNER 2: THE EDGE OF HUMAN
(1995) e BLADE RUNNER : REPLICANT NIGHT (1996)..
Ma partiamo dallinizio, quando il giovane Jeter
con in mano la prima bozza del romanzo Dr. Adder si
presentò davanti a uno scontroso Dick: questi
lo respinse, non perché ritenesse Jeter un cattivo
scrittore, piuttosto per il fatto che Dick sospettava
del giovane Jeter credendolo un infiltrato dellFBI.
P. K. Dick già da tempo si era convinto che lFBI
seguisse ogni suo spostamento e il giovane Jeter per
Dick aveva la faccia proprio da bravo ragazzo dellFBI
pronto a farsi in quattro per accusarlo di attività
sovversive marxiste. Insomma, il primo incontro fra
i due non fu dei più felici: dovranno passare
gli anni bollenti delle rivoluzioni sociali perché
Dick accetti di incontrare nuovamente Jeter. Quando
poi avrà letto Dr. Adder, Dick dirà di
Jeter: Nel 1972 quando lessi Dottor Adder per
la prima volta, non conoscevo W. K. Jeter
Se cè
una cosa che odio sono i romanzi che mi vengono dati
da leggere
perché francamente, di questi
tempi ci sono pochissimi romanzi che valgano la pena
.
Dopo aver letto quel primo terzo di Dr Adder la mia
vita è definitivamente cambiata. Non si trattava
solo di un buon romanzo: avevo fra le mani qualcosa
di grandioso
Non voglio cedere alla facile tentazione
di dire che Dr Adder era in anticipo sui tempi. Non
lo era affatto. E arrivato al momento giusto.
In realtà, la cosa sbagliata era unaltra:
era la fantascienza che non era al passo coi tempi.
Nutro la ferma convinzione che se Dr Adder fosse stato
pubblicato nel 1972 sarebbe stato un grande successo
commerciale, e che, inoltre, il suo impatto sul genere
sarebbe stato enorme. Il genere fantascientifico si
stava indebolendo sempre più. Per anni si era
fossilizzato. Si era infiltrato in esso uno stanco impasse.
Sono state prodotte, pubblicate e vendute infinite storie
di combattimenti con la spada e di personaggi con il
mantello che fanno magie (in altre parole, cloni dei
libri con gli Hobbit.) Così la fantascienza è
stata trasformata in una barzelletta, pur riconoscendo
lesistenza di eccezioni come Campo Archimede di
Tom Disch e il Signore della Svastica di Norman Spinrad
Pochi mesi fa a una conferenza ho sentito una persona
molto influente nel campo della fantascienza che diceva:
Non esiste un buon romanzo di fantascienza che sia mai
stato rifiutato da un editore! Quanto è tragicamente
falsa questa affermazione! Voi lettori dovete credere
alle mie parole: esistono davvero buoni romanzi di fantascienza
che non vengono pubblicati perché al giorno doggi
ci sono relativamente pochi editori coraggiosi
Dimenticatevi i nanetti con i piedi pelosi allinsù
e le lotte allarma bianca su pianeti immaginari.
Questo romanzo parla del nostro mondo, quindi
è un romanzo pericoloso, proprio come lo erano,
da un certo punto di vista, i racconti raccolti da Harlan
in Dangerous Visions. Il che è straordinario.
Ed è proprio di questo che noi abbiamo bisogno.
(Philip K. Dick, dalla postfazione a Dr Adder di K.
W. Jeter, Santa Anna, California, 1 agosto 1979
traduzione di Fabio Zucchella, 1997 Fanucci).
Dr. Adder esce in America nel 1984 e il romanzo non
manca di suscitare forti polemiche: violento, dissacrante,
nero, è un ritratto spietato quanto realistico
delle aspirazioni umane sempre tese allesasperazione,
un romanzo che consacra K. W. Jeter nellOlimpo
dei Grandi.
K. W. Jeter nasce nel 1950 a Los Angeles: laureato in
sociologia presso l'università statale di San
Francisco, è stato anche docente di narrativa
e sceneggiatore; il suo eclettismo lo porta ben presto
ad approntare alcune ricerche sociali intorno allAIDS.
Jeter, amante sia della fantascienza, sia dell'horror,
si impone in America come uno dei migliori scrittori
di SF; in Italia il successo di Jeter arriverà
nei primi anni Novanta con ledizione italiana
di Dr. Adder. Il romanzo viene accolto con sufficienza
da molti; ma è anche vero il contrario, perché
molti riconosco da subito in K. W. Jeter quellartista/innovatore
spregiudicato paradossalmente moralistico, originale
di cui lAmerica e la fantascienza avevano bisogno
per rinnovarsi culturalmente. "Questo romanzo
è un pugno nello stomaco che una volta per tutte
distruggerà tutte le concezioni sui limiti della
letteratura fantastica", così scrisse
il grande scrittore P.K. Dick di quest'opera formidabile
e per contenuti e per anticipazioni stilistiche. Dr.
Adder è ambientato in una Los Angeles del vicino
futuro vagamente simile a quella di Blade Runner, una
città degradata, patria di freak e di puttane,
venditori di droga e di assassini; Dr. Adder propone
una serie di personaggi odiosi e aberranti, a partire
dal protagonista da cui prende il titolo. Dr. Adder
regna supremo in questo mondo: lui è lunico
uomo che può soddisfare le più ambigue
fantasie sessuali attraverso spregiudicate alterazioni
chirurgiche delle parti genitali. In contrapposizione
a Dr. Adder si erge John Mox, capo della Video Chiesa
delle Forze Morali, che controlla Orange County, all'opposto
culturale di Los Angeles. Ma Max non è un personaggio
migliore del Dr. Adder: anche lui è uno che non
può fare a meno dei servizi del mostruoso chirurgo,
e la battaglia che alla fine scaturirà tra le
forze del male non induce a preferire nessuna delle
due possibili soluzioni. Blade Runner 2 (The Edge
of Human, 1995) è la possibile continuazione
del film di R. Scott: Blade Runner 2 non è
un capolavoro, e riesce a convincere soprattutto quanti
hanno amato la pellicola di Riddley Scott. In Blade
Runner 2 i temi dickiani ci sono tutti, ma sono
inevitabilmente commerciali; migliore è La
notte dei replicanti (Replicant Night, 1996) terzo
capitolo della serie Blade Runner, dove la realtà
è una continua mistificazione del reale e dellirrealtà.
Tuttavia sono altre le opere di K. W. Jeter che maggiormente
convincono il serio lettore di SF. Noir, ad esempio,
è un romanzo nero, di quelli che fanno di Jeter
un grande ritrattista della moderna società:
Il mio protagonista McNihil avrebbe bisogno
dello stesso intervento chirurgico agli occhi, grazie
al quale vede Los Angeles scomparsa (e che mai fu) sovrapposta
a quella autentica e falsa di Noir
al posto di
vecchi film noir che per McNihil costituiscono la realtà
(la realtà reale) dovrebbero esserci
lopera lirica, i depliant turistici e tutto il
ciarpame insabbiato in fondo ai nostri cuori
Il
McNihil di Noir è, se non un autoritratto in
senso autobiografico, almeno un autoritratto in senso
psicologico. Lui vede le cose come me. Se
non vede più quello che vedono gli altri, ed
è quindi in una certa misura cieco, poco gli
importa
Sbatte gli stinchi contro cose per lui
invisibili
e voi no? La differenza sta nel fatto
che lui (e questo è il genere di bugie credibili
che si possono concepire in unopera di fantasia)
vede altre cose, e le vede in modo più chiaro
e veritiero, e così risolve, da bravo detective,
il mistero di Noir
La fantascienza, almeno quella
che scrivo io, è un genere letterario ibrido,
risultato dellimpatto tra elementi dissimili:
metallo e carne, macchine ed emozione, spaventose ossessioni
sul futuro contrapposte al rimpianto per il passato.
Se veniamo fuori dalle macerie con la pelle più
o meno intatta, se il sangue dalla mia ferita sulla
fronte gocciola nei vostri occhi oltre che nei miei,
tanto meglio per tutti; a incontri come questi non dovremmo
chiedere più di una stimolante lesione, e le
cicatrici sono il miglior souvenir dei vecchi amori.
Questo è di dominio pubblico
(dalla postfazione a Noir scritta appositamente per
ledizione italiana per mano di Jeter Solaria
n.1, Fanucci)
Los
Angeles è tecnologia e simulazione: i pirati
informatici sono passibili di condanna a morte per violazione
del copyright e ai margini delle strade si annida la
povertà. McNihil vede Los Angeles in bianco
e nero attraverso i suoi occhi modificati;
chiamato a scoprire il perché di un delitto che
sembra mettere in agitazione non poche persone, McNihil
finirà, nel corso delle indagini, con lo scoprire
un impero occulto tanto perverso quanto
ributtante che vuole assumere il controllo sociale di
una Los Angeles già marcia di suo sin dalle fondamenta.
Jeter, in occasione delluscita del suo ultimo
romanzo Noir, il 7 gennaio 1999, attraverso internet,
chiacchierò a lungo con i suoi lettori: riporto
in questa sede alcuni brevi stralci della conversazione
che bene evidenziano la sua figura (e statura) artistica
(La chiacchierata completa in lingua originale è
presente sul sito www.eventhorizon.com):
Ed_Bryant
- Buonasera e benvenuti. Il nostro ospite di oggi
è K.W. Jeter, e penso che per questo gruppo
Jeter non abbia davvero bisogno di presentazioni.
Mi basta menzionare Dr Adder, The land of Dead, Replicant
night, tra gli altri. E il più recente, Noir,
un libro che, tra le altre cose, sembra suggerire
che in futuro i violatori della proprietà intellettuale
saranno puniti con la morte.
Tom_Disch
- Parlaci di Noir. Significa nero, giusto?
KWJeter:
In questo caso sì. Come film noir, e anche
ciò che Faren Miller chiamava sf noir, facendo
riferimento a quello che lei pensava fosse la mia
maniera di scrivere. Io penso di essere d'accordo
con questo punto di vista. Poche settimane fa a una
conferenza dicevo che per me i vecchi film in bianco
e nero sono simili a quello che gli aborigeni australiani
chiamano tempo del sogno. Essi sono il
mondo reale, nel modo più vero possibile. Guardare
questi vecchi film è come ricevere dei messaggi
da casa. Io penso che abbiano un loro verità
emozionale che al cosiddetto mondo reale manca. Io
non sono mai molto preoccupato per la verità
storica - quello che si suppone accada davvero...
Tom_Disch:
Io sono dellopinione che i vecchi noir facciano
questo effetto perché attribuiamo ad essi un
senso retrospettivo; per così dire li inseriamo
in una prospettiva... Succederà anche ai nuovi
film col passare del tempo.
KWJeter:
E possibile. Sono sicuro che è quello
che succederà ai film di Jon Dahl
Tom_Disch:
Perché è così speciale per te
Ida Lupino?
KWJeter:
C'è una tremenda vulnerabilità, una
vulnerabilità intelligente, in lei. Sembra
essere sempre cosciente che le sue azioni la stanno
conducendo verso una tragedia; non è mai semplicemente
una pecora condotta al macello.
Tom_Disch:
E' stata anche una delle prime star femministe. Ha
diretto lei stessa alcuni dei film nei quali lavorava.
KWJeter:
Sì, ha un po' anticipato i tempi. Ha fatto
anche un mucchio di lavori per la tv. Comunque, c'è
una specie di melanconico fatalismo nei migliori noir
e Ida Lupino mi sembra incarni perfettamente questa
sensazione.
Tom_Disch:
Per questa motivo è così speciale per
Noir?
KWJeter
Vedi, il protagonista è quasi un mio autoritratto
psicologico. Lui, letteralmente, vede il mondo attorno
a sé come se fosse parte di uno di questi vecchi
film. E così quando guarda qualche belloccia
del futuro, non vede quello che c'è davvero
ma vede quello che vuole vedere, cioè Ida Lupino
Tom_Disch:
Una belloccia del passato?
KWJeter:
Che però è molto più vera
per lui. Lei è più profonda, più
triste, più dolce, e allo stesso tempo, ha
la consapevolezza che in una maniera fondamentale
sta mentendo a se stessa. Se ci pensi è quasi
una definizione esistenziale della vita di uno scrittore.
Barry Malzeber probabilmente sarebbe d'accordo con
me su questo punto. Anche una definizione della mia
vita, o di quella di tutti gli altri scrittori. Sono
stato molto influenzato sotto questo punto di vista
dalla malinconia del grande scrittore vittoriano Giorge
Gissing.
Ed_Bryant:
Hai messo laccento sulla questione della definizione
esistenziale della vita di uno scrittore: come ha
reagito la comunità degli scrittori alle prospettive
che hai delineato nel romanzo a proposito della proprietà
intellettuale nel prossimo futuro? Molti di noi non
sono affatto sicuri di sapere che cosa succederà
con l'avvento dei nuovi media...
KWJeter:
Sì, la questione della proprietà intellettuale
- non sono affatto preoccupato per questo. Penso che
i difensori del copyright abbiano essenzialmente vinto
la battaglia. Di recente il Senato ha ratificato una
legge che tutela ulteriormente la proprietà
intellettuale. E credo che difficilmente risentirò
quella stupida affermazione che suona: l'informazione
deve essere libera
K. W. Jeter non è, e non potrà
mai essere, lerede-simulacro che P. K. Dick avrebbe
voluto, ma a mio giudizio è lautore che
maggiormente ha compreso gli universi dickiani. Oggi
Ursula LeGuin è unautrice che ha ancora
molto da dire, il suo impegno politico/sociale è
una costante più che mai viva nei suoi scritti;
tuttavia temo che se oggi Dick fosse ancora vivo avrebbe
da muoverle alcune critiche. Penso invece che con Jeter
Dick si troverebbe maggiormente daccordo: Dr.
Adder è a tuttoggi il capolavoro di K.
W. Jeter, ma anche Noir è un romanzo con forti
implicazioni sociopolitiche visionarie da poeta maledetto,
un romanzo che Phil avrebbe sicuramente apprezzato.
Tirando le somme Ursula LeGuin potrebbe essere la sorella
spirituale di P. K. Dick mentre K. W. Jeter un virtuale
fratello minore, il suo erede artistico e vagamente
spirituale. A questo punto sarebbe forse il caso di
fare una dissertazione su cosa sia più importante
per essere un erede a pieno titolo, se sia più
importante lo spirito o la dimensione artistica, ma
non mi sembra il caso di provarmi in una simile inutile
impresa: per come la vedo io Phil non ha un singolo
erede, piuttosto ha dei continuatori del suo pensiero,
e K. W. Jeter insieme a U. K. LeGuin sono i prosecutori
del suo pensiero. Non metto in dubbio che il panorama
letterario fantascientifico annoveri tanti altri eredi
virtuali del poeta della fantascienza P. K.D., ma sono
semplicemente degli epigoni come Robert C. Wilson e
Andreas Eschbach, autori che valgono se non paragonati
a Dick, e temo che con questa severa mia opinione sia
tutto detto.
Bibliografia
essenziale dei romanzi di K. W. Jeter
SEEKLIGHT (1975)
DREAMFIELDS (1976)
MORLOCK NIGHT (1979 - scritto nel 1976-77:
trad. it. La notte dei Morlock, Urania, 1998)
SOUL EATER (1983)
DR ADDER (1984 - scritto tra il 1971 e il 1972;
trad. it. Dr Adder, 1997 Fanucci)
GLASS HAMMER (1985; trad. it. Telemorte, Urania
1986)
INFERNAL DEVICE (1987; trad. it. Le macchine
infernali, 1998, Urania)
DARK SEEKER (1987)
DEATH ARMS (scritto tra il 1972 e il 1974,
pubblicato nel 1987)
MANTIS (1987)
FAREWELL HORIZONTAL (1989; trad. it. L'addio
orizzontale, 1992, Urania)
IN THE LAND OF THE DEAD (1989)
THE NIGHT MAN (1989)
MADLANDS (1991; Madlands: Terre Impossibili,
1995, Urania)
WOLF FLOW (1992)
BLADE RUNNER 2: THE EDGE OF HUMAN (1995) (trad.
It. Blade Runner 2 1995, Sonzogno)
BLADE RUNNER : REPLICANT NIGHT (1996; trad.
it. La notte dei replicanti, 1997, Fanucci)
NOIR (1998; trad. it. Noir, 2000, Solaria n.
1, Fanucci)
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