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"Non
cè contatto di mucosa con mucosa, eppur
mi infetto di te"
Marlene Kuntz
Patty era una ragazza frizzante: si
vestiva con magliettine colorate, gialle, rosse, verdi,
che le aderivano ad hoc a quelle due melette sode che
aveva sul petto. Era piccola, ma voleva attrarre lattenzione
e con il suo look ci riusciva quasi sempre. Metteva
spesso rossetti dei colori metallici più impensabili,
che le davano un tocco di androgino molto attraente.
Si era presentata in anticipo ed il
suo faccino era stato il primo ad infilarsi dentro la
Vcam puntata sul portone.
Ecco che entrava svelta, dirigendosi
sulle scale per salire al quarto piano.
Dopo 16 secondi esatti il portone
cromato si richiudeva con un rumore sordo di servomeccanismi
vecchia fattura.
Ok. Lei era arrivata. Ora mancavano
gli altri due, che iniziavano ad accumulare quei venti
minuti di ritardo classici. E allora era giusto il caso
di versarsi un po di whisky!
La nuova linea 128 che avevano da
poco inaugurato, era già affollatissima. Tagliava
in due la Zona abitata, raccogliendo passeggeri pendolari
qua e là, per portarli nella Zona telematica.
Mirko in piedi dallinizio del viaggio, boccheggiava
in mezzo a quella scatola di sardine umane.
Sapeva che stava iniziando ad accumulare
minuti di ritardo e che il suo amico alcolizzato alla
fine si sarebbe incazzato.
Tre cubetti di ghiaccio croccavano
nel bicchiere che Bruno stringeva in mano. Ingollava
un sorso di quel vecchio whisky scozzese da discount
alimentare mentre andava ad aprire a Patty.
Ormai Bruno era uno perso! Nonostante
fosse ancora sulla soglia dei diciassette anni, aveva
già incanalato la sua vita nel fiume torbido
del godimento artificiale, alcol a parte. Secondo lui
molti non capivano che il piacere maggiore che noi esseri
razionali possiamo provare è mentale e non fisico.
Le nostre maggiori potenzialità sono ficcate
nelle sinapsi, lì tra neurone e neurone. Ma lui
lo sapeva bene! Lorgasmo mentale era lunica
cosa che sparava alle stelle il suo ego. Infatti era
stata ideata da lui questa cosa tutta virtuale. Aveva
messo a disposizione lappartamento e si era dato
da fare per organizzarla bene.
Sgraffignando qua e là dagli
usurai elettronici era riuscito a migliorare i sensori-effettori
D dei suoi datagloves, un reticolo di minuscoli rilevatori
a migliaia per cm². Così ora potevano trasmettere
una sensazione realistico-percettiva perfetta per lo
scopo. Inoltre, in questi mesi di superproduzione gli
era stato facile procurarsi caschi di qualche anno per
unottantina di crediti e così ne aveva
aggiunti altri tre a quello che già aveva. Poi
aveva comprato 4 DVx vergini, da inserire in ben 4 Recorders
collegati allunità VR di ciascuno di loro.
Non azzardava previsioni infelici ma il rischio di crash
totale era molto alto e neanche lui sapeva bene che
macello ci sarebbe saltato fuori fra poche ore!
Il quarto elemento del manipolo di
eroi, laltra ritardataria, stava finendo gli ultimi
minuti quotidiani con Nicolino e Giorgetto, le pesti
scatenate che le erano toccate in sorte, dopo che per
guadagnare qualcosa, aveva risposto ad un annuncio fatale:
Cercasi baby-sitter con disponibilità di
almeno due ore al giorno per gemellini adorabili di
cinque anni.
Silvia la prosperosa: alta, mora e
con un fisico più maturo dei suoi sedici anni.
Prometteva bene la ragazza! La sua era la cosiddetta
bellezza mediterranea, che resisteva ancora intatta
come modello di arrapamento maschile.
DINNNNNNN
Finalmente!
Silvia guardava la faccia paffuta
e sorridente della signora Minetti che dondolava nel
Vcitofono ed era felice di riappropriarsi della sua
libertà.
«E arrivata la mamma!
E arrivata la mamma!»
I due mostri devastatori correvano
alla porta e scomparivano nella mole strabordante della
madre presa come sempre dalleuforia del momento.
«Allora cara, tutto bene oggi?
Sono stati monelli?»
«No no, tutto a posto! Sono
due angioletti i suoi figli!!» Risposta molto
falsa.
«Bravi bravi
i miei tesori!!
Calmi adesso però, lasciate entrare la mamma
con la spesa!!»
E la grossa signora si chiudeva la
porta alle spalle per dedicarsi alle mielose attenzioni
dei suoi bambini.
Anche stavolta doveva subirsi la schifosa
ipocrisia del dolce quadretto familiare di casa Minetti
ed era già passata lora dellappuntamento.
«Scusi signora, ma ormai sono
le quattro passate e devo proprio andare!»
La grassa signora si liberava per
un attimo dalle sanguisughe: «Ah si cara, hai
proprio ragione!» ed estraeva venti crediti dalla
tasca dellampio vestito giallo.
Lorario fissato erano appunto
le quattro del pomeriggio, con limpegno di finire
presto, per tornare a casa prima di cena. Almeno questo
era ciò che Bruno le aveva promesso, ma non era
un tipo molto affidabile!
Mirko stava ora scendendo dal vagone
giallo canarino della linea 128, che riversava in pochi
secondi il numeroso carico umano sulla fermata 32: Lazzarum
Zona.
Una gigantesca testa si muoveva sopra
quelle di tutti i pendolari; poi si vedeva meglio una
mano che la teneva per i capelli, mentre penzolava avanti
e indietro sanguinando. Una testa tagliata che sgocciolava
sulla folla. BLAST FIGHT, compariva a lettere cubitali:
il nuovo multimiliardario Vgame della Microchip e la
sua pubblicità olografica avevano invaso ogni
spazio possibile.
Rimpiangeva un po lafa
irrespirabile che aveva lasciato dentro il vagone. Fuori
il freddo era pungente, con una temperatura di circa
2 °C.
Era in ritardo! Aveva preso subito
la scala A, ma un flusso umano disordinato lo rallentava.
Accidenti! Su dai!!
Era sceso fulmineo in Bear Street
e camminava a slalom sullampio marciapiede dellappagante
shopping urbano, groviglio di lusso e luci alogene.
Dietro una vetrina luminosa, una donna
vestita di scuro, forse poco coperta per il freddo che
cera, si concedeva in calde effusioni con un giovane
biondo, preso a baciare le sue belle labbra carnose.
Tutta questa passione sotto ai suoi occhi lo metteva
in agitazione; non voleva farsi scrupoli idioti ma non
riusciva comunque a stare tranquillo. Sentiva di mettersi
alla prova tra poco in un campo in cui non era un grande
esperto.
Era in supermegaritardo e doveva sbrigarsi.
Abbandonava il crogiolo di folla ed arrivava alla strada
dellappartamento, stretta fra i due edifici più
bassi della piccola piazza Doggy. Sulle spalle ballonzolava
un mobilepc agitato dai suoi passi veloci. Non capiva
perché lavesse portato: forse quellaffare
addosso gli dava più sicurezza, anche se sarebbe
stato molto meglio portare una scatola di preservativi.
Forse!
Silvia era arrivata di fronte al palazzo
tutta sola, con ben dodici minuti di ritardo.
Non cera mai stata prima. Lazzarum
era una Zona che non frequentava mai.
Il vasto cortile grigio di cemento
era la vera desolazione. Niente allinfuori di
una distesa piatta senza neanche le righine che si hanno
nellunione di due lastre: un'unica colata totale!
Non aveva altra scelta se non quella di attraversarlo
di corsa, per arrivare davanti al portone.
Silvia alzava lo sguardo sulla Vcam
in attesa che qualcuno le aprisse.
Entrava. Si guardava attorno e poi
andava dritta in fondo allo stanzone dingresso,
che aveva solo larghe pareti bianche, probabilmente
perché la portiera aveva spento i quadri animati.
Chissà come mai!
Dava un po fastidio un bianco
così puro, soprattutto prima di un esordio come
questo! Quel bianco era blasfemo, sconveniente, come
un rosario al collo di una prostituta. La opprimeva
e si sbrigava a salire le scale per arrivare al quarto
piano, appartamento 64.
Intanto Patty e Bruno avevano già
fatto conoscenza. O meglio, si conoscevano già,
ma solo ora avevano avuto modo di approfondire bene
una simpatia reciproca. Per Bruno non andava sprecata
questoccasione di piacere: con una così
doveva affondare subito il coltello. Non a caso aveva
puntato sulla sua curiosità frivola per convincerla
a provare il cybersesso.
Per lui questa era la settima volta
che si tuffava nelleden elettronico ed aveva sempre
cercato di goderne al massimo. Patty prometteva una
traduzione molto stimolante; cera da divertirsi
con quel corpicino energico! Era molto eccitato. Bisognava
cominciare al più presto!
Dopo ben ventidue minuti di ritardo
era finalmente arrivato anche Mirko ed adesso si poteva
iniziare davvero.
«Allora siamo tutti pronti?»
chiedeva Bruno con un nuovo bicchierino di whisky in
mano, come un capitano di ventura (o forse meglio di
disavventura!!), pronto a guidare la ciurma verso il
terribile ignoto.
Un si giocoso era uscito dalla boccuccia
verde metallo di Patty, che fremeva di calda eccitazione
da ogni poro. Silvia invece, stava seriamente pensando
di tirarsi indietro, di abbandonare allultimo
minuto. Era stata troppo superficiale nel dire si a
questa stupida esperienza tecnologica! Solo perché
Bruno le aveva promesso che sarebbe venuto anche Mirko
e lei voleva conoscerlo! In fondo però, non le
andava di giocare così col suo corpo. Anzi, non
tollerava affatto che qualcuno potesse giocarci, in
nessun modo! Mirko era un bel ragazzo, le piaceva, non
cerano dubbi, ma tutto questo non bastava.
Mirko invece scoppiava di curiosità.
Lui era lì proprio per lei, la tipa con le curve
migliori che circolava al liceo.
«Ragazze» urlava Bruno
richiamando lattenzione delle pulzelle, «beccatevi
queste palline» e dava a ciascuno due pastiglie
viola, che servivano ad entrare meglio in gioco. Laiuto
degli stimolanti era necessario con le tecnologie max-invasive
e tutti avevano ingoiato senza problemi; nemmeno Silvia
aveva storto il naso più di tanto.
«Ok, adesso tirate tutti fuori
le vostre Carte ottiche Sanitarie, perché dobbiamo
tradurci lì dentro esattamente come mamma ci
ha fatti, altrimenti il gioco non è più
bello!» Anche questa era una cosa poco gradita
da Silvia e molto da Patty, che smanettava nelle tasche
e per prima la esibiva sotto il naso di Bruno allupatissimo.
Poi linfilava nella fessura apposita del case,
che risucchiava velocemente la sua cartella sanitaria
completa di scannerizzazione 3D corporea.
Bruno sempre più allegro per
lentrata in circolo del whisky, continuava con
i preparativi del gioco interattivo: «Questi sono
i vostri caschi» e prendeva gli elmetti con la
placca visuale più grande che era riuscito a
trovare. «Poi, ci vogliono i guantini gran soirèe,
dai acchiappateli al volo» e gli lanciava un paio
di datagloves ciascuno, «e per finire la biancheria
intima
ecco gli slip ragazze!!» Teneva in
mano una specie di calzoncini neri corti in PVC e bande
di alluminio che avevano un rigonfiamento a palla sul
davanti.
* * *
REC. I Recorders erano partiti.
Erano dentro.
Uno spazio rosa fucsia si espandeva
intorno a lui; saliva una piacevole sensazione di caldo
benessere, che latmosfera amniotica e gli stimolanti
stavano amplificando in tutto il corpo.
Nel rosa infinito si creava una grossa
bolla verde smeraldo che prendeva a gonfiarsi come le
guance di una rana fino ad esplodere in una nube cobalto.
Dietro al fumo blu, il corpo iridescente
di Silvia aspettava il suo arrivo. Parlare non aveva
senso, perché in quel momento nessuno dei due
avrebbe saputo cosa dire! Il silenzio lasciava il tempo
per entrare meglio in simbiosi col nuovo ambiente surreale
e permetteva di sentire il desiderio dellaltro
permearlo tutto.
Silvia era meravigliosa in quella
pelle bronzea: la sua vergine intimità mai concessa
lo aspettava sospesa a mezzaria.
Una spinta coi piedi allinsù
per volare leggero verso di lei, al di là dei
comuni limiti fisici.
Un abbraccio plastico, una fusione
immateriale accompagnata da un piacere profondo. Unerezione.
Sublime sensazione mentale. Mirko
laveva tra le braccia e la sentiva parte del suo
corpo indefinito, traslucido e opalescente. Non viveva
più solo dentro di sé: adesso lei era
parte della sua carne, era unespansione di lui
stesso.
Aveva invaso il continente femminile
finora inesplorato, che si avvolgeva intorno a lui con
delicati movimenti ritmati. Il piacere gli sgorgava
dentro e Silvia era il suo catalizzatore. Tutta la sua
mente la stava amando e sarebbe stato per sempre.
Vedeva fasci di luce scorrere veloci
sul corpo di lei ed allungava una mano per provare a
toccarla e scoprirne la consistenza. Ma appena la sfiorava
si sfaldava come morbida crema e i seni si scioglievano
in una pioggia di bianche margheritine che zampillavano
davanti ai suoi occhi. Silvia era sgusciata via in quello
spazio denso come le acque delloceano. Mirko nuotava
dietro di lei desideroso di prenderla ancora, di toccarla
ancora. Alla fine era riuscito a stringerle le braccia
intorno alla vita.
Erano fusi di nuovo in una forma indefinita
luno con laltra.
Era questo
lAMORE?!! Se
la risposta era si, allora sicuramente si sentiva innamorato
come un gioioso albero di Natale coperto di lucette
colorate intermittenti.
In unaltra isola virtuale giacevano
sdraiati allombra di un grosso platano doro
Patty e Bruno. Lo stimolatore inguinale laveva
avvicinata ad un piacere psicofisico che prima non conosceva;
Patty era piena di una nuova felicità.
Bruno continuava a trastullare quel
suo piccolo seno argenteo che manteneva la sua dolce
durezza, perfettamente riprodotta dagli effettori allocati
sotto il suo dataglove.
«Come ti è andata Patty?»
«Be
Bello!! Mi è
piaciuto! Ti ho sentito dentro
come non avrei
mai pensato!»
«Davvero?! Mah
, per me
non è stato così straordinario. Non è
più come la prima volta, che sembra di scoparti
linfinito.» Cera un tono di superiorità
in quelle parole, come fosse finita una grande passione.
Ciò che aveva desiderato laveva ottenuto
e adesso ne era già sazio. Patty aveva esaurito
il suo apporto di piacere mentale ed era tornata nel
mucchio informe dellanonimato, nel mondo.
STOP. I Recorders si erano fermati.
Da saggio manipolatore di esperienze
virtuali, Bruno aveva catturato suoni, immagini, contatti
pseudofisici di ognuno di loro in 4 DVx da inserire
nel suo archivio.
* * *
«Ciao Mirko.»
«Ciao Patty.»
«Come va?»
«Niente
bene.»
«Sai sto ancora pensando a Bruno,
anche se non ne vale la pena.»
Lui, un po imbarazzato da questa
chiamata inattesa, si era messo ad attorcigliare le
dita come avesse un garbuglio vivente tra le mani.
«Sono stata uningenua,
dovevo capirlo subito che era un pezzo di merda!»
«Mi dispiace che ci sei stata
male perché ti ha lasciato così, subito.
Ti pensavo una di quelle tipe facili, che non si fanno
problemi.»
«Invece non è così!!»
La sua voce era rotta da unemozione inaspettata.
Anche lei aveva la sua sensibilità e certi discorsi
non le piacevano.
Proprio in quel momento lavviso
di unaltra chiamata sul Vphone li aveva interrotti.
«Scusa un attimo.»
I lineamenti esuberanti di Patty scomparivano
dai pixel sullo schermo a parete in mezzo ai freschi
ruscelli di montagna dei quadri animati.
Silvia. Era LEI.
«Ciao Mirko, volevo sapere se
per stasera
vieni
poi?» Gli chiedeva
con la sua voce timida.
«Si
solo un minuto che
ho unaltra chiamata in attesa», e schiacciava
il mute per non fare brutti casini di conversazioni.
«Patty ciao, ti devo lasciare
adesso, scusa.»
«Ok ciao.»
Click. Chiamata finita. La boccuccia
sorridente di Patty era rimasta un attimo ancora in
video, anche se aveva già chiuso la chiamata.
Ora doveva tornare da LEI, che lo aspettava in silenzio
sullaltro canale, col mute inserito.
«Eccomi di nuovo qua!»
«Con chi stavi parlando?»
«Mmm con Patty.»
«Ah, ho capito!»
«No, non hai capito!! Ci siamo
solo salutati! Stasera allora vengo da te e ti porto
anche un regalo.»
«Ma dai!! Cosa sarebbe questa
novità?»
«Niente, è un ricordo,
poi vedrai!»
Dopo quelle parole di Patty, ciò
che Bruno aveva fatto con lei iniziava a ronzargli in
testa.
Forse il suo amico aveva sbagliato.
Forse però, perché non ne era sicuro al
100%. Bruno si era divertito quanto gli bastava e adesso
era tutto finito. Sedotta e abbandonata come nel miglior
copione maschilista. Non sapeva se al suo posto si sarebbe
comportato allo stesso modo! Non poteva biasimarlo troppo:
il gene uomo-cacciatore deformava sempre
le azioni dei ragazzi e questo valeva anche per lui.
Inutile negarlo.
Però lui aveva condiviso qualcosa
di più con Silvia: un sentimento.
* * *
Erano seduti uno davanti allaltra.
Un momento di imbarazzo seguito da un po di silenzio:
che ambiente confortevole era la casa di Silvia! Lei
così serena, ma molto intrigante dietro quei
suoi occhi lucenti. Grande passione si scatenava nella
sua mente. Il trillo del desiderio impetuoso lo provocava:
lì in casa sua
loro due soli
«Come sei bella Silvia!»
Unavance in stile retrò, ma lei però
aveva già mangiato la foglia e abbassava subito
lo sguardo sul pacchetto rosa che le aveva portato.
Una scatoletta piatta impacchettata allultimo
minuto per creare la necessaria suspense.
Un DVx. Sopra, una scritta a penna
buttata giù frettolosamente come il titolo di
una delle tante compilation duplicate: Silvia.
«E questo cosè?»
«E un regalo che voglio
farti! Sei tu vista coi miei occhi: la ragazza che ho
conosciuto dentro ad una nube cobalto. Lì ci
sono registrati tutti i minuti che ho vissuto quando
siamo stati collegati a casa di Bruno.»
«Cosa? Cosè?!!
Come hai fatto ad averlo?» gridava Silvia incazzata
come non aveva mai visto.
«Bruno aveva salvato tutto su
DVx quella sera e ne ho fatto una copia per te!»
«Cioè ogni cosa che abbiamo
fatto laltra volta lavete registrata?»
«Mmm
si, Bruno lha
registrata!» Confessava Mirko un po ingenuamente,
convinto che in fondo non ci fosse niente di male.
«No! Maledizione! No!!»
Sera messa a gridare. Gli avevano rubato le sue
emozioni così?!! Avevano fregato la sua intimità
in questo modo subdolo?! Lo sapeva che non ci sarebbe
dovuta andare!!
«Vattene via!! Fuori
di qui!» Urlava alzando la mano e puntandola contro
la porta, non lasciando spazio a nessuna difesa, a nessuna
scusa per Mirko.
Ma perché diavolo sera
incazzata così?!! Non riusciva a capirlo! Una
serata iniziata così alla grande e finita decisamente
di merda!
Si era ritrovato in pochi secondi
sbattuto fuori da quella che desiderava diventasse la
sua ragazza. E adesso che avrebbe fatto dei suoi sentimenti?
Il freddo esterno gli era piombato
addosso come limprovvisa solitudine in cui si
trovava.
La Zona del sesso iniziava nella quarta
strada a destra rispetto al vicolo in cui camminava
ora. Avrebbe impiegato una decina di minuti per arrivarci:
il momento era proprio quello giusto. La rabbia, la
delusione, doveva sfogarsi!
* * *
Insegne luminose in esubero gonfiavano
unatmosfera intimo-consumistico-commerciale che
colpiva il suo cervello incazzato in zone vulnerabili
ora molto reattive. Una folla di giovani maschi iperstimolati
sputavano valanghe di testosterone: lui si infilava
premendo nel mucchio che sera accumulato davanti
alla seconda vetrina. Spingeva contro gli altri aggrappandosi
a qualsiasi cosa lo aiutasse ad avanzare ed alla fine
aveva sbattuto il naso sulla vetrina di plexiglas.
Di fronte a lui il corpo bianco latte
si alzava sinuoso da una poltrona in velluto rosso coi
braccioli tagliati. I tacchi a spillo altissimi reggevano
uno strumento di piacere creato dalluomo per luomo.
Cosce longilinee molto affusolate, seno perfetto scolpito
nel piombo, rivestito di morbida gelatina vulcanizzata
per simulare la soffice carne ed uno sguardo provocatore.
Nuda naturalmente! Tutta nuda come lavevano fatta.
E cazzo se lavevano fatta bene! Faceva sbavare
lì contro tutti gli arrapati come lui.
La Miss si aggrappava ad una sbarra
lucida e andava su e giù muovendo in modo sinuoso
ogni perfetto muscolo sintetico.
La faccia di Silvia era scomparsa:
quello spettacolo erotico gli aveva fatto dimenticare
ogni delusione. Non sentiva più neanche il freddo.
Era contento di essere passato di lì!
Ora la macchina da sesso si lanciava
verso tutti loro: come impazzita sbatteva la testa contro
il plexiglas fra gli urli più allupati. Una valanga
di mani sudate si appiccicavano sulla parete trasparente,
al di qua di labbra verdi metallo, carnose e morbide,
che baciavano e leccavano dallaltra parte.
Quello strano rossetto! Stesso colore
che si era inconsapevolmente stampigliato sul suo nervo
ottico e vi stazionava latente come unimmagine
residua. Patty. Le sue labbra.
La Miss sera fermata ed adesso
aspettava in piedi al centro della vetrina, immobile
e ponderata come una statua greca.
Aveva dello strepitoso la fila di
ragazzi che si era formata in meno di due secondi. Tutti
fremevano per godere di un suo spettacolino privé
sganciando la bellezza di 256 crediti! Anche lui sera
accodato per inerzia, travolto dagli eventi, ed era
finito tra due bestioni ipersteroidati, chiuso tra una
pressa di muscoli. Per fortuna la fila umana si sarebbe
ridotta alla svelta perché dentro cerano
una decina di cloni della Miss in vetrina, altrimenti
pochi minuti ancora e rischiava davvero di rimanere
schiacciato come un toast. Tutti spingevano da idioti
tranne lui, che non si sentiva totalmente parte di questa
massa.
Il viso di Patty ora gli girava per
la testa: ma si
era lei luscita di sicurezza
da questa cappa di delusione profonda. Aveva avuto lilluminazione.
Lei sarebbe stata la sua rivincita
su Silvia.
La voglia di sfogarsi con una figa
sintetica era precipitata negli abissi del desiderio.
Aveva sfruttato a suo favore la pressione
di schiacciamento e con due mosse nella giusta direzione
era schizzato fuori dalla fila come un pisello dal baccello.
Sera lanciato in una corsa verso
casa. Voleva chiamare Patty al più presto per
invitarla da lui.
* * *
Patty non si faceva certi problemi.
Non si sentiva a disagio mentre le parlava come invece
accadeva con Silvia e le sue paranoie continue. Che
vada pure al diavolo!
Doveva pensarci prima, lideale
per lui era una tipa come lei, una ragazza con una gran
voglia di catturare emozioni senza vari coinvolgimenti
sentimentali ma solo e semplicemente sesso, anche se
virtuale. Alla faccia della storia seria! Il suo amico
laveva capito!
«Ti è piaciuto quello
che abbiamo fatto due settimane fa da Bruno?»
chiedeva Mirko a Patty connessa allaltro capo
del Vphone.
«Si senza dubbio. Anche se con
quello stronzo non farò più un accidente!»
«Vedrai che stavolta sarà
tutto diverso!»
«Se lo dici tu!» Gli rispondeva
con un sorrisino sulle labbra lucidate da un rossetto
argenteo, come a lanciare una piccola sfida e questo
lo eccitava ancora di più!
Non cera dubbio, lei era la
femmina perfetta!
La guardava ancora un po estasiato,
poi spegneva a mano il Vphone che sera rotto e
non andava più in off automaticamente, quindi
usciva di casa in fretta.
Doveva procurarsi caschi, guanti e
slip per stasera. Infatti non poteva certo chiedere
a Bruno lappartamento, per collegarsi lì,
dopo ciò che serano detti lui e Patty.
Anzi, se avesse saputo che adesso ci stava provando,
come amico si sarebbe un po incazzato. Conosceva
il suo carattere ed era meglio evitare. Così
aveva pensato di raccontargli un fantomatico incontro
degli ultimi giorni, una figa spaziale che voleva convincere
a venire a casa sua e per accalappiarla la VR sarebbe
stata il massimo. Doveva prestargli assolutamente tutto
larmamentario.
* * *
Per un tempo che il comune buonsenso
considera più che sprecato Mirko aveva sistemato
khili di cavetti nei buchi giusti, iniettando spinotti
maschi dentro slot femmine. Nuove periferiche venivano
gradualmente digerite dal processore overclokkato al
suono di corde da basso distorte. Dava la carica ascoltare
dellacerbo industrial-metal prima di un rapporto
sessuale. Anche se poi era solo virtuale! Con Patty
però, forse sarebbe andato anche un po
oltre!
Ore venti.
Casa vuota per un magico incastro
di impegni e cene con gli amici ed i suoi vecchi erano
finalmente fuori.
Lattesa.
Non se lera tirata molto: solo
una mezzora di ritardo. Era arrivata con un top
nero aderentissimo che non copriva il suo profondo ombelico
molto sensuale. I capelli arancione morbido e le labbra
rosso fuoco facevano il resto, pompandogli la giovane
libido alle stelle. Era bella, era sua, era venuta per
lui.
«Ciao.»
«Ciao Mirko» e sulla porta
era scattato il bacio fiammeggiante N°1.
Una sensazione frizzante sulle labbra,
come gli avessero punzecchiato le cellule con una leggera
scarica elettrica.
«Posso entrare?» Chiedeva
subito lei, vedendolo infilarsi dentro pensieri troppo
intensi.
Ma ecco che lui svelto si riaggrappava
allo spazio-tempo reale: «Ah si certo! Vieni pure»
e le apriva completamente la porta per farla accomodare
sul divano del soggiorno.
Patty aveva appoggiato quel soffice
corpicino esuberante sulla pelle nera, liscia e morbida
della poltrona e voleva rompere quellatmosfera
indefinita che si era creata: «Sono contenta di
essere qui da te!»
Che dichiarazione sincera gli aveva
fatto questa bella ragazzetta!
Lui le aveva sorriso.
«Vuoi qualcosa da bere? Cosa
ti vado a prendere?»
«No niente, grazie!»
Accidenti questo No aveva
bruciato lopportunità di togliersi dallimpaccio
dellemozione. Era in totale imbarazzo seduto vicino
a lei. Ma non aveva ancora capito se era timidezza oppure
inquietudine causata da un certo disagio.
Mentre era impegnato in questi dubbiosi
pensieri, Patty si era avvicinata a lui. Aveva catturato
i suoi occhi per immobilizzarlo e lanciarsi sulla sua
bocca nel bacio fiammeggiante N°2. Questa volta
era durato di più aumentando anche in intensità.
Si era staccata dalle sue labbra lasciandogli quattro
secondi per riprendere fiato e quindi si era rituffata
per il bacio fiammeggiante N°3.
Risucchio passionale di linfa vitale.
Non avrebbe mai immaginato questa carica travolgente
di Patty. Incredibile, ma non lo entusiasmava come si
sarebbe aspettato; anzi ne era un po infastidito.
Ma lo faceva con tutti al primo appuntamento?
Era molto probabile.
Di sicuro stavolta si erano bruciate
tutte le tappe e forse troppo in fretta.
«Sei sempre così affettuosa
con tutti?» Gli era scappato di bocca.
Patty non aveva gradito molto questa
domanda maliziosa «Mm
no!» Gli aveva
risposto silenziosa. Il suo sorriso euforico era svaporato:
«Perché non ti piace essere baciato da
me?»
«No, no
anzi» sera
subito difeso. I baci gli piacevano, era lei che non
lo intrigava più. Non cera rimasto tanto
da scoprire.
Comunque ormai doveva andare avanti:
«Ci trasferiamo in camera mia per collegarci,
perché ho tutto là.»
«Ok.»
Due stanze a destra ed entravano nel
tempio del disordine e del caos elettronico, che Mirko
aveva cercato invano di domare per tutto il pomeriggio.
In mezzo a quel casino raggiungeva
con destrezza ed esperienza la scrivania: «Ecco
Patty, il tuo casco» e lo prendeva per darglielo.
Mentre lo sollevava, sotto alcuni fogli riappariva inaspettato
il DVx Silvia! Quella sottile piastra dorata era lì
davanti ai suoi occhi.
Riaffiorava una sensazione fisica
improvvisa di piacere, il ricordo di unemozione
che lo aveva cresciuto e cambiato.
Sapeva che in fondo non laveva
dimenticata.
I suoi unici momenti damore
erano dentro quel DVx luccicante, tutto il resto erano
un insieme di delusioni e vendette infantili.
Lui non era come quel coglione di
Bruno che puntava ad una collezione di scopate virtuali
sempre più ampia. Ora lo sapeva!
Anche se la realtà aveva dato
unaltra piega ai suoi sentimenti, Silvia era lo
stesso un pezzo bellissimo della sua vita. Anzi lemozione
più bella.
E lui voleva rivivere quella, solo
quella per sempre.
Come con un pezzo rock o con un film:
ce laveva in mano e poteva sentirlo ancora, vederlo
ancora. Per godersi il riff indiavolato quando attacca
sul rullante a bomba; per esaltarsi di nuovo con la
carica dei colpi di mitra che distruggono tutto nellapoteosi
dellHollywood style, e credersi un po meno
prigioniero di un mondo ipocrita.
Era la stessa cosa.
Avevano inventato il tasto REC per
fargli godere allinfinito attimi fantastici. Voleva
sentirsi ancora innamorato come un gioioso albero di
Natale.
Aveva inserito Silvia nel drive E,
poi aveva calato il casco sulla testa. Patty era già
entrata. Non aveva visto nulla e non si sarebbe mai
immaginata di impersonare così bene la sua amica
Silvia.
Uno spazio rosa fucsia metallizzato
si espandeva intorno a lui. Nel rosa infinito si creava
una grossa bolla verde smeraldo
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