Magnetic Rose

di Katsuhiro Otomo

regia Koji Morimoto

(primo episodio del film Memories)


Danilo Santoni 

Sono passati molti anni da quando ho letto per la prima volta A Rose for Emily di William Faulkner, ma non sono mai riuscito a dimenticare quella storia così straordinaria e sorprendente. Un racconto di per sé abbastanza semplice e lineare: la morte di una donna (Emily per l'appunto, che ha vissuto gli ultimi anni della sua vita rinchiusa nella propria casa senza mai conoscere l'amore, se si eccettua una breve storia con un tecnico venuto in città per dei lavori di ammodernamento) porta allo scoperto una situazione sorprendente: non riuscendo ad accettare il fatto che l'uomo l'avesse abbandonata, Emily lo aveva ucciso e aveva nascosto il suo corpo in casa, vivendo accanto al cadavere un presente immobile.

Una storia abbastanza semplice, si diceva, ma la grandezza del racconto sta tutta nella narrazione, una sovrapposizione di piani temporali che si incastrano tra di loro generando un'intercambiabilità tra causa ed effetto fino a confondere la percezione del lettore.

A Rose for Emily ha suonato prepotentemente tutti i miei campanelli di allarme mentre guardavo Magnetic Rose. Infatti le due storie hanno molto in comune: un gruppo di cacciatori di detriti spaziali si mette in contatto con un veicolo spaziale abbandonato che lancia uno strano messaggio di soccorso, l'aria Un Bel Dì Vedremo tratta dalla Madama Butterfly. Due membri della spedizione entrano all'interno del veicolo e rimangono invischiati nella realizzazione olografica dei ricordi di colei che possedeva il veicolo, una cantante d'opera di successo che una volta persa la voce è stata abbandonata dal suo grande amore, Carlo Rambaldi (sic!). Lei lo ha ucciso e lo ha reinserito all'interno di un mondo immobile, un mondo artificiale fatto di ricordi resi tangibili. L'ultima scena mostra un cadavere semi-mummificato disteso sul letto, come nel finale del racconto di Faulkner.

Non so se le similitudini tra le due opere siano volute o meno, non so se Otomo conoscesse il racconto di Faulkner quando ha scritto Magneti Rose, ma le somiglianze sono sorprendenti e va anche aggiunto che uno dei due uomini che entrano nel veicolo rimane imprigionato nel processo di visualizzazione dei ricordi e rivive la morte della propria figlioletta che si chiamava, per l'appunto, Emily.

A Rose for Emily ha come tema principale il passare del tempo: nella società agraria degli stati suddisti la sconfitta nella guerra di secessione ha messo in moto una rivoluzione che trasforma quella società fin nelle radici più profonde. Investita da questo cambiamento Emily si difende non accettando il mutamento: non accetterà la morte del padre, non ammetterà la morte del suo benefattore e, soprattutto, non si adatterà mai al fatto di essere stata abbandonata dall'uomo che amava. L'immobilità della morte sarà l'unica risposta a tutti questi cambiamenti, una immobilità difesa dal buio della sua casa.

Pure in Magnetic Rose il tempo svolge una funzione dominante, anche se in questo caso non ha tanto la valenza del cambiamento quanto quella dell'invecchiamento, del superamento. La squadra di recupero si muove in mezzo all'ammasso di detriti spaziali e ricerca le cose ancora utili, distruggendo tutto il resto. Figli di una società ormai ingombra di reperti, i membri del gruppo si fanno spazio tra un ammasso informe di testimonianze del passato, salvando solo ciò che ha valore economico e, ironicamente, in questo processo rimangono catturati dalle più inutili testimonianze del passato: i ricordi. E contro i ricordi non vale nessuna strategia di difesa. Come Emily non ammette la morte di Sartoris e fa riferimento a lui come se fosse ancora vivo, anche Heintz, il cacciatore di reperti che entra nel satellite, non ammette la morte della figlia: il comandante della nave di recupero si rivolge a lui dicendogli, "...Hai una figlia, vero? Ma ha ancora dieci anni..." e lui non ha reazioni di sorta. Una volta all'interno del veicolo in deriva, osservando la statuetta di un putto che cade dal tavolo si ritrova immerso nella vicenda della propria figlia, che è morta cadendo dal tetto mentre, per gioco, cercava di seguirlo. Inizia così il percorso che lo porterà alla dissoluzione della barriera tra realtà e ricordo.

L'iconografia con cui è rappresentato il mondo ricreato all'interno del veicolo, vasti saloni settecenteschi e personaggi in domino; un'ambientazione che sta alla base del melodramma, affiancata dalla musica di Puccini che rappresenta la fine e il superamento del melodramma stesso; un tratto barocco che come le scenografie operistiche si caratterizza per la commistione di stili, più ricordati che riprodotti fedelmente… tutto tende a sottolineare la precarietà tra realtà e ricordo in un viaggio all'interno della psiche umana, al di sotto dello sfavillio della facciata esteriore del mondo attuale, verso le profondità labirintiche dei reperti oscuri e cadenti della memoria: quasi un Solaris giapponese.

Il tratto del disegno ha un sapore prettamente americano e molto spesso sembra di rivivere scene tratte da Via col Vento.



collegamenti

  

Memories

Katsuhiro Otomo

 

esterni

 

Shane Liebling, Memories of Memories. Otomo and Kubrick