Atto immorale: Leonardo Maffi



Mrrrrrrrr... Mi stiro e apro gli occhi. Non sono abituato a dormire così tanto. La cabina è molto stretta, e il letto per umani è troppo piccolo, per cui sono costretta a dormire sempre sul pavimento. Mi alzo, e mi faccio una mini toeletta leccandomi le braccia e pulendo gli ocelli. Tolgo il cerume dalle orecchie. Poi con qualche contorcimento mi spazzolo le schiene e gli addomi. Raccolgo l'orecchino dal comodino, uno smeraldo sintetico con uno spillone vecchio stile. Mi guardo allo specchio e cerco la posizione giusta dell'orecchino, poi chiudo gli occhi...

Ahi! Ho trafitto la cartilagine dell'orecchio con lo spillone. Mi succhio via la gocciolina di sangue dal dito e blocco l'orecchino sul retro. Sono tra i pochi Chakasa che usa orecchini di questo tipo, quelli a clip evitano di doversi bucare l'orecchio ogni volta che li si indossa, ma si perdono più facilmente. Lo spillone è di metallo ricoperto di uno strato protettivo diamantato in modo che i miei naniti impieghino più tempo per corroderlo. Quando lo strato protettivo si è consumato si può applicare di nuovo.

Attendo che si stabilisca l'interfaccia a nanofibra tra la ricetrasmittente satellitare contenuta nell'orecchino e il mio nanosistema. Uso un orecchino che mi costringe a bucarmi la pelle proprio per stabilire questo collegamento.

Nel mio campo visivo si forma un'immagine... il logo della Globalcomm. L'orecchino si è collegato.

"NanoIA, contatto con Yuri."

In sovraimpressione mi appare il logo di attesa. Qui posso avere un po' di privacy, in queste cabine non ci sono telecamere del Controllo Planetario.

Ecco Yuri, un umano maschio che si è fatto impiantare una criniera colorata al posto dei capelli, è un filo-morfo, e adesso ha delle occhiaie notevoli, "Ciao, ti senti pronto per l'esame?", è per quello che non mi ha potuto accompagnare in questo viaggio.

"No. Non mi sono mai sentito pronto per un esame in vita mia."

"Complimenti. -- Qui sento un po' la tua mancanza..."

Il mio nanosistema decodifica le immagini inviate dal suo telefono e me le mostra nel campo visivo, ma lui può solo sentirmi. Potrei usare un software che permette ai naniti di rivelare i movimenti della mia faccia e di inviargli delle immagini sintetizzate del mio volto, ma costa soldi, e preferisco alterare meno possibile il mio nanosistema.

"Non hai ancora fatto amicizie? Eh?", chiede.

"Nisba. Le persone giovani sono poche e per ora si tengono tutte a distanza."

"Ci sono morfi?"

"Includendo l'equipaggio, a bordo siamo ventidue persone. Sono l'unico morfo di questa piccola crociera-rivisitazione storica. A parte qualche omosap leggermente modificato o con qualche impianto, c'è solo un marinaio umano lievemente morfizzato, forse discendente da un ex-soldato o soldatessa delle Geneguerre."

"Mi perderò il tuo prossimo calore. Fortunato chi ti sarà vicino."

"Forse non troverò nessuna persona adatta. -- Non sarai ancora geloso?"

"Sì. Un po'. E altri potrebbero esserlo molto di più di me. Lasciamo perdere, la prossima volta recupereremo il tempo perso."

"Contaci. Non vedo l'ora di rivederti."

Dopo poco ci salutiamo, e chiudo il collegamento. Mi metto un top, infilo i guampi, cioè i guanti protettivi alle mampe che lasciano scoperte le estremità delle dita, prendo la borsa ed esco dalla cabina per fare quattro passi. È la prima vera vacanza che faccio in vita mia, e non sono per niente abituata a questa mancanza di cose da fare. Ad ogni passo il mio cervello analizza ogni rumore, odore o possibile pericolo, ma qui non ce ne sono abbastanza. Mi sento quasi come in deprivazione sensoriale.

Passeggio per il corridoio, alla mia destra c'è l'oceano. Gonfio il sutorace, c'è una giovane umana che si ferma ad osservarmi. Mi fissa quasi. Lascio passare qualche istante, in modo che il mio magnetismo animale faccia il suo effetto... spero di averne almeno un po'.

Inclino la testa di lato, "Vuoi che mi metta in posa?"

"Oh, scusami."

"Non mi dispiace essere guardato. Mi chiamo Chakasa Cuordoro figlio di Rajalin Seconda, e tu?"

"Rajalin? La tigre?"

"Sono figlia di sua figlia", e non ho un vero padre.

Mi guarda un momento stupita, poi capisce.

"Scusami!", mi offre la mano, "Sono Serena!"

Gliela stringo e nel mentre chino il capo e le antenne per fiutargliela col naso e con le antenne, in modo da memorizzare il suo corpodore. Ha i capelli fulvi molto voluminosi, e ad occhio direi che ha circa trenta anni, anche se deve aver già fatto delle cure antinvecchiamento. Ha anche un proprio leggero odore seminale, in una omosap è insolito.

Abbassa lo sguardo tra le mie zampe mediane, dove vede i miei seni piuttosto voluminosi, "Sono una Chakasa Sfinge, una variante sperimentale, coi seni posti sul giutorace. -- Sono un herm", le spiego.

"Lo so. Pure io", dice, poi sorride mostrando i denti, che hanno un insolito riflesso polarizzato, sono parzialmente sintetici.

Mi tocco il naso per indicare che il mio fiuto me l'aveva già detto.

"Forse qui siamo gli unici due herm", le dico. Nel mentre mi appoggio alla balaustra e Serena mi viene accanto, "È molto che sei un herm? Se mi è permesso chiederlo."

"Il vero herm qui solo tu... Fino all'anno scorso ero una donna, uso ancora il mio vecchio nome femminile. Oltre a farmi crescere gli organi maschili, mi hanno messo un impianto cerebrale che mi da' anche gli istinti maschili, ma non li ho ancora integrati del tutto. I felini mi piacciono molto", dice. È disinibita quasi come un Chaka, cioè come un Chakat o un Chakasa.

"Hai già un partner?"

"Tre. Sono poliamorosa", dice sorridendo.

Ow, complimenti. Mi serviranno anni per imparare a gestire tre partner, per adesso credo che mi impazzirei.

Mi carezza un po' la groppa e poi mi mette un braccio intorno al collo. Rimaniamo alcuni minuti in silenzio ad osservare il mare. Forse ho trovato una nuova amica. Non immaginavo che esistessero umani così aperti e amichevoli, sembra più aperta di me.

Dopo alcuni minuti e altre chiacchere ci salutiamo. Avrei voluto conoscerla un po' meglio, e darle almeno un bacio, ma comunque su questa piccola nave non possiamo perderci di vista; avremo presto altre occasioni per conoscerci meglio. Forse ho trovato una persona che mi aiuterà a spegnere il prossimo calore... Un bell'omosap herm; sarà memorabile.

* * *



Sul portello c'è scritto che è vietato l'ingresso ai non addetti, ma non posso resistere alla curiosità, non toccherò nulla. La sala motori è un luogo affascinante. Gli odori dei grassi minerali sono nauseanti, ma ho chiuso il naso, trattengo il respiro, e per quanto possibile cerco di ignorare l'olfatto antennale. Osservo i condotti e termovedo alcune superfici del motore. Il calore vi disegna sopra delle forme mutevoli e molto interessanti, che rivelano i pregi e i difetti dell'antico progetto di questa macchina termica, un vero motore a combustione interna. Non ho molte altre occasioni per osservare motori del genere in funzione. Dovrebbero organizzare una gita in sala macchine, sarebbe molto istruttiva, ma gli altri sembrano poco interessati.

C'è qualcuno, ma non posso nascondermi, e non ho intenzione di farlo.

"Chi sei?"

"Mi chiamo -"

"Fuori di qui! Non puoi stare in sala macchine!"

"Va bene, mi scusi."

Mi allontano ed esco. Sono di umore basso, salgo le scale, arrivo in seconda coperta ed entro nel bar, quasi vuoto. Ordino una cioccolata calda al distributore, ma termovedo che è bollente, per cui aspetto un po' che diventi bevibile, non ho fretta.

Nel mentre mi guardo in giro, sento un odore strano... Ah, ecco cos'è, un biobot che non avevo visto. [1] Ha vagamente l'aspetto di una grossa rana zebrata lunga quindici centimetri, anche se in realtà è più affine ad una lumaca a cui siano state date quattro zampe, è un robot biologico piuttosto semplice.

Con la bocca priva di denti raccoglie gli scarti organici dal pavimento, ma non può mangiarli, può solo accumularli per poi andare a rigettarli in qualche contenitore nascosto dietro il bancone. È del tutto privo di apparato digerente e di organi riproduttivi, ha un sistema immunitario molto semplice, e al posto dell'apparato digerente ha solo un sacchetto di tessuto connettivo che va riempito periodicamente di acqua con sciolti dentro glucosio e sali minerali. È a sangue freddo e ha un metabolismo molto lento; i suoi scarti metabolici finiscono in un altro sacchetto interno che va svuotato, o forse lo svuota da solo, forse dove rigetta lo sporco che raccoglie. Ha un occhio solo piuttosto semplice, bargigli tattili intorno alla pseudo-bocca, e ha un sistema nervoso complesso più o meno quanto quello di una mosca. Probabilmente questo tipo è capace solo di raccogliere sporco dal pavimento, di tenersi pulito, e di evitare di far inciampare le persone. I biobot come questi durano solo qualche mese, al massimo un anno circa, ma farli sviluppare nelle vasche costa pochissimo, valgono più o meno quanto il loro peso in patate. Oltretutto il progetto di questo modello è probabilmente di pubblico dominio o GNU, e costa veramente quanto qualche patata idroponica.

La cioccolata colturale mi ha tirato un po' su il morale, mi sposto a poppa. Ha! C'è il bambino che gioca da solo con un videogioco nel suo oculare. È biondo e avrà circa cinque anni. Credo sia un omosap puro.

Mi sdraio non troppo lontano da lui e osservo il mare in silenzio.

"Allora esistete!", dice il bambino, che mi è venuto ad osservare da vicino.

"Ciao."

"Cosa sei?"

"Un Chakasa-Sfinge di prima generazione, siamo ancora molto poche. Mi chiamo Cuordoro, e tu?", del tipo Sfinge a seni bassi siamo solo in otto.

Mi guarda affascinato, "Sono un omosap! Avevo visto quelli come te solo nel gioco 'Wild Survivors'. Mi chiamo Mirko e sono in gita. Tu sei una pulitrice della nave?"

"No, ho pagato il biglietto come voi. Non mi avevi ancora visto perché sono salito poco prima di voi."

Mi avvicina lentamente la mano, gli sorrido e socchiudo gli occhi, trova il coraggio e mi carezza la groppa. Per il momento sembra aver dimenticato il suo gioco. Ho conosciuto umani che anche se sono abituati ai morfi impiegano minuti per trovare il coraggio di sfiorarmi, la vista di una leonessa molto grande color crema li inquieta. Mi carezza anche sopra la testa e tra le antenne, è un po' umiliante, per i miei istinti chi carezza sopra la testa assume un atteggiamento di superiorità, ma lo lascio fare perché è solo un bambino. E comunque ricevere carezze è piacevole, tutto sta nel riuscire ad apprezzare i lati positivi delle cose.

Le sue orecchie hanno meno circonvoluzioni del normale, forse è semplicemente una piccola malformazione spontanea non curata, ma più probabilmente oggigiorno è un effetto collaterale di qualche modifica genetica prenatale richiesta dai suoi genitori. Forse gli hanno incrementato qualche capacità mentale, o gli hanno modificato gli istinti connessi con l'alimentazione, in modo che gli venga spontaneo mantenere una dieta più corretta, evitando troppi grassi, zuccheri e sali, e apprezzare di più le fibre e la soia. In certe comunità sociali è una modifica abbastanza frequente.

Mi tocca un'antenna e poi si allontana quasi di corsa.

Questa è l'accurata ricostruzione di una piccola nave del 1900, circa 1950, e le cose aggiornate sono pochissime. Questa nave non è sicuramente adatta per tauri, per entrare nella doccia devo fare del contorsionismo.

È un periodo strano, sulla Terra iniziano a cadere sciami di meteoriti, e anche se la gran parte verrà deviata o distrutta, alcuni probabilmente cadranno e il pianeta ne verrà rovinato. Il risultato è che molte persone si comportano in maniera molto strana, cercano di godersi il più possibile il tempo che pensano gli resti da vivere. Alcune persone non credono molto nei bunker antimeteorite.

* * *



È notte, sono a prua a godermi gli odori e la vista dell'Oceano Atlantico. Serena sta facendo una teleolo-cena d'affari, mi sento un po' solo; per adesso eccettuato Serena e Mirko non sono riuscito a fare amicizia con nessun'altra persona, molti sembrano tollerarmi a malapena. L'aria è umida, gli omosap la trovano molto fredda, ma la pelliccia mi isola a sufficienza. Con le antenne mi godo i molti profumi del mare, e i vari odori della barca. Gli odori della vernice vecchio stile, delle plastiche, di vari tipi di olio minerale, gli odori di alghe decomposte, brune e verde-azzurre, del legno in via di decomposizione, del ferro e dell'ossido di ferro, dell'acqua e dei pesci, della cambusa, degli ultimi tre marinai che sono venuti qui a controllare qualcosa, perfino le tracce di una coppia di omosap, un maschio e una femmina che probabilmente hanno fatto l'amore qui, credo almeno una quindicina di giorni fa. Posso tenere le antenne del tutto aperte in ricezione radio, questo silenzio radio è uno dei motivi per cui ho deciso di fare questa gita, nonostante mi sia costata buona parte dei soldi che avevo. Il professor Rostropovich mi diceva sempre che avere soldi è molto utile, e aveva ragione ad incoraggiarmi a farmeli risparmiare fin dall'inizio. Adesso lui è vecchio, e mi ha regalato un bel po' dei suoi soldi privati per poter fare questa gita... mi ha sempre voluto bene. È riuscito a rimanere una persona abbastanza compassionevole nonostante abbia seguito da vicino tutta la fase della nostra progettazione. Il cielo è ancora stellato e ci sono molte strie di polvere e piccoli frammenti meteoritici. Se non sapessi che cosa significa potrei dire che è molto bello.

Dopo circa sedici minuti inizia ad alzarsi un po' di nebbia, in cielo ho visto anche delle grosse strie, e microvisto dei lampi. Le altre persone a bordo sanno com'è la situazione ma cercano di non pensarci.

Sento dei deboli click ultrasonici, mi sporgo un po' di più, li sta emettendo un delfino, forse una stenella, che rimane quasi immobile nell'onda di prua, è tristemente solo. Sono click ecolocalizzatori, sono sintonizzati su mare libero. Le mie antenne possono decodificarli in parte perché alcuni dei nostri centri nervosi dell'ecovisione sono stati un po' copiati dai loro centri nervosi uditivi. Deve essere bello essere un delfino e nuotare a quel modo.

Un bagliore molto più forte attira la mia attenzione verso l'alto... AH! Un meteorite!

BANCRACH!!

Centrati! Era lento!

Swosh! BOOOM! BRUUMMMMM!

"Agrrrr!" L'onda d'urto successiva e l'acqua sollevata dall'impatto mi hanno fatto volare fuori bordo. Sono rimasta appesa alla ringhiera solo per la coda! Ho perso la borsa in mare. Con un colpo di coda e di giunto mi tiro su e torno a bordo...

Mi tolgo una scheggia metallica dal giufianco vicino ad un spiracolo, ma è piccola, non è un problema.

"FIIIIIIII Falla nello scafo. Siamo stati colpiti da un meteorite. Indossare i giubbotti ed evacuare la barca. Ripeto, mantenere la calma, indossare le vesti termiche, i giubbotti salvagente ed evacuare la barca nelle scialuppe. Potete trovare il vostro giubbotto salvagente dietro la porta della vostra cabina. Mantenere la calma e non ingombrare i corridoi."

"Ahhh! Ihhh!"

Varie persone non riescono a mantenere la calma. Le scialuppe vengono calate, ma non c'è tempo, siamo affondando troppo in fretta... il colpo e l'onda d'urto dell'acqua ci ha quasi spezzati in due.

Grounk! BROOOUNK! Grounk!

Non ce la faranno a raggiungere tutti le scialuppe! La nave si sta spezzando in due! La chiglia si inclina, mi tengo al corrimano, devo raggiungere una scialuppa...

No. I progettisti mi hanno chiesto di fare il possibile per mettere in buona luce la mia specie. Sono forte, e devo aiutare gli altri.

L'acqua sale... alcune persone si buttano in mare... adesso quello che mi hanno chiesto i progettisti non importa, voglio aiutarli. Mi tengo al corrimano, salto su una fune e ci cammino sopra in equilibrio, poi salgo su una scaletta a pioli. Per il mio corpo tauro è abbastanza difficile da scalare, devo farlo in pennata, comunque è corta, per cui posso tenermi con le mani e le mampe e lasciar penzolare le zampe posteriori. Se fosse stata più lunga avrei potuto spingermi anche coi piedi posteriori.

"NanoIA, prepara il corpo per una immersione completa in acqua gelata", in modo da aver tempo per adattarmi al freddo e disperdere meno calore fin dall'inizio.

#Roger#, risponde la nanoIA.

Spicco un lungo salto per superare lo squarcio fatto dal meteorite, e arrivo nella zona delle cabine.

Ci sono molti rumori, ma devo filtrarli via, "Aiutooooo! Ahhh!"

"Arrivo!", credo sia Mirko.

La porta di ferro è deformata e si è bloccata. Dall'oblò non posso passare, forse lui potrebbe passarci ma probabilmente ora è troppo spaventato per fare quello che gli dico... Sì, dai suoi strilli stimo che è probabile. Pianto gli artigli dei piedi nel pavimento e spingendo sempre più forte deformo la porta fino a che non si apre. L'acqua è già alta, mi immergo, non ci sono più luci, nuoto nel buio e raggiungo il bambino, sott'acqua posso termovederlo facilmente, sta cercando di rimanere a galla nella bolla d'aria rimasta nella sua cabina. In mezzo al caos non riesco a termovedere suo padre. Sott'acqua l'ecovista è poco utilizzabile, i meccanosensori delle mie antenne sono fatti per funzionare in aria.

Emergo e mi porto una mano all'orecchio dolorante, qualcosa che non avevo percepito mi ha strappato via l'orecchino.

"Sono il gattone! Stai bene?"

"Mhi pha mahe la bocca! Aumh!"

Gli passo delicatamente le dita sulla faccia, ha tutti gli incisivi spezzati e un piccolo taglio su un labbro.

"Per salvarti devi trattenere il respiro, va bene!?"

"Hìh"

"Devi toglierti il giubbetto galleggiante, altrimenti non possiamo andare sotto", glielo sfilo, "Non nuotare e risparmia il fiato, penso a tutto io. Prendi un bel respiro... così."

Devo ricordarmi che lui può trattenere il respiro solo un minuto o due. Lo raccolgo con un braccio, lo stringo al sutorace, faccio partire un conto alla rovescia e mi immergo, passo la porta trovando la corrente con le vibrisse, e lo porto fuori.

Quando riemergiamo sembra svenuto; forse è stato lo shock o forse è stata l'acqua gelida, termovedo che l'acqua è approssimativamente tra i due e i sei gradi centigradi, i naniti mi confermano che è solo a quattro gradi. Comunque credo che abbia tenuto la bocca chiusa. Nuoto e cerco di tenerlo fuori dell'acqua il più possibile. L'idea che possa morire in pochi minuti anche solo per il freddo mi da' la nausea.

Ci sono degli omosap morti, le mie antenne fiutano qualcosa e mi dicono di seguire una direzione... Serena! Indossa un giubbetto, ma termovedo che è fredda. L'acqua odora forte di sangue umano. Le metto una mano sulla fronte, ha una piccola ferita...

Eh!!? Appena l'ho toccata si è rovesciata, è solo mezzo corpo. Uno squalo molto grande l'ha mangiata dal bacino in giù, forse con un solo morso. Deve essere morta molto in fretta.

Mi dispiace. Riprendo a nuotare per allontanarmi, avrei voluto baciarla, ma adesso è troppo tardi. Adesso devo pensare a salvare noi due.

C'è un secchio galleggiante, lo svuoto e lo rovescio in modo da potermici aggrappare. Con l'acqua a questa temperatura forse dovrei stare fermo, forse perdo più calore di quanto ne produco nuotando, ma devo allontanarmi altrimenti verremo risucchiati dalla nave che affonda. I naniti mi indicano perfino quanti grammi di grasso sto bruciando ogni minuto per mantenere alta la temperatura del corpo.

C'è una piccola chiazza di carburante che brucia, metto una mano sulla faccia di Mirko, mi reimmergo e ci passo sotto.

La piccola nave è già quasi affondata e non ci sono più scialuppe disponibili. Si sta alzando la nebbia, ma a distanza termovedo qualcosa, devono essere le persone a bordo delle scialuppe. Con questo freddo i miei termorgani funzionano decisamente meglio del normale.

"FIIIIIiiiIr!! EhirrrRR!", nuoto più forte possibile, fischio e chiamo per farmi sentire, ma sembra che non mi sentano. Devo nuotare rimanendo sempre in superficie per non far raffreddare troppo Mirko. Siamo nei guai, se non trovo presto una scialuppa Mirko morirà e avrei problemi anch'io.

Ho le mani e le zampe gelate e meno sensibili, un orecchio un po' strappato, e mi accorgo solo ora di aver perso un po' di sangue dalle mani, mi sono ferita quando ho deformato quel maledetto portello di ferro.

Nuoto velocemente per altri secondi, Mirko è leggermente meno freddo e sembra che possa svegliarsi. Ogni tanto accosto le mie labbra alle sue e gli soffio un po' d'aria calda nei polmoni.

Vista la temperatura dell'acqua e le dimensioni del bambino la mia nanoIA stima che lui possa resistere solo un'ora o due prima di morire di ipotermia. Anch'io ho perso molto calore, ma se necessario potrò Accendere la coda per riequilibrare il bilancio termico.

"AAGGRRRRRRRR!!" Dolore! mi rallento fino allo Stato di Melassa, mi volto di scatto senza lasciare il cucciolo, gli do' delle forti mampate, ringhio sott'acqua e schiaffeggio l'acqua, lo squalo ferito mi lascia e scappa.

Mi fermo e vomito un po' per colpa del dolore, perdo lo Stato di Melassa, ma con uno sforzo riesco ancora a tenere il cucciolo fuori dall'acqua...

Orrhhgg! Mi gira la testa... ho freddo, mi sto indebolendo, il nanosistema è in piena emergenza... non devo svenire... non posso svenire... svenire... Scuoto la testa! "GrrrrowwweRRRRR!", sono un Chakasa! Se svengo il cucciolo potrebbe morire e potrei venire morsa di nuovo. Gli squali sono stati attirati dai morti umani e anche dal mio sangue.

#Rimozione del nanosigillo: riattivata autoriproduzione d'emergenza dei naniti#

Questo mi aiuterà. I naniti mi stanno rilasciando uno stimolante nel cervello. Nell'acqua c'è anche l'odore del mio sangue... Se fossi più esperto forse potrei mantenere la Melassa anche in questa situazione.

Uff ufff! Ha!

Sputo e prendo dei respiri affannosi. Dopo circa ottanta secondi l'emorragia cessa o quasi. Un diagramma corporeo proiettato nel mio campo visivo mostra che le estremità recise delle arterie si sono già contratte, e nei prossimi minuti i naniti le salderanno del tutto. Con un solo morso mi ha staccato una zampa sopra il ginocchio. Sono riuscita a rimanere cosciente solo per un baffo.

Riprendo a nuotare lentamente, ma il nanosistema mi indica che ho perso quasi un litro di sangue, oltre a quello che era nella zampa, e mi sento un po' indebolita. La milza è vuota.

Spero di poter rivedere Yuri.

C'è nebbia fitta, ma la nebbia è trasparente agli infrarossi e termovedo qualcosa, una scialuppa! È un canottino tondo di gomma. Mi avvicino... "Prendete il cucciolo!"

"Cosa?!", dice qualcuno, che mi punta sul muso una piccola luce. Ho gli occhi adattati a livelli di luce stellare e rimango un po' abbagliata.

Gli passo il cucciolo che si sta riprendendo, "È un bambino!", dice qualcuna. Un diagramma disegnato dalla NanoIA indica che probabilmente è la voce di una giovane omosap. Lego il secchio all'esterno del canotto e poi mi danno una mano per iniziare ad issarmi dentro la piccola scialuppa.

"La felinoide!"

"Già!", sto molto attenta a non bucare il canotto con gli artigli...

"Non c'entri! Siamo troppi!" dice qualcuna spingendomi, ma continuo a salire, "Se sali ci metti tutti in pericolo!"

Qualcuno solleva un'ascia per colpirmi!

"GRRRR!", gliela strappo di mano, mostro i denti, resisto alla tentazione di gettare via l'ascia e salgo lentamente a bordo. Se rimango in acqua rischio di morire in poco tempo. Le vite della maggioranza forse sarebbero più importanti della mia, ma per ora non ho intenzione di sacrificarmi. In effetti siamo sovraccarichi, devo spostarmi in modo da ristabilire l'equilibrio al meglio possibile.

Dentro c'erano già tre omosap, alla luce della torcia paiono puri; un marinaio grasso e moro con l'uniforme, assicurato al canotto con una sottile cima legata in vita, in modo da non perdere il canotto se cade in acqua. Una giovane donna sulla trentina ancora spaventata dal ringhio basso che ho fatto prima, e una bambina di circa 3.5 anni di vita. Dal loro corpodore capisco che sono madre e figlia, ma Mirko non è suo figlio.

Mi avvicino al piccolo umano e blocco le mani alla donna che gli sta massaggiando le estremità.

"Non è un cucciolo, è un bambino! Lascialo!", dice e cerca di spingermi via.

"Lo so. L'ho salvato io", le estremità sono quasi cianotiche, gli apro la bocca per poter termovedere dentro, "Respiro e battito ci sono, ma la sua temperatura interna è poco più di trentun gradi centigradi, è in ipotermia moderata, e se lo massaggia gli fa del male. Va isolato, e se possibile scaldato dall'interno." [2]

"Come fai a saperlo?!"

"Dentro di me ho un computer che contiene anche tutta l'anatomia umana. Mi è stata data per potervi aiutare meglio."

Mi lecco un po' dell'amputazione, e coi denti pareggio un po' la pelliccia e l'osso. Sanguina ancora, ma non molto. Il nanosistema annulla quasi tutto il dolore alla coscia, ma sto piuttosto male e rischio ancora di svenire. A fiuto trovo il kit medico e spruzzo della schiuma chirurgica sigillante sulla ferita. Dovrebbe essere molto resistente e favorire la guarigione.

Nel mentre passo la spugna al marinaio, "Potrebbe togliere più acqua possibile dal fondo del canotto?", ma lui non si muove. Forse si sente dominante e non gradisce che un morfo gli dica che fare. Adesso i rapporti di dominanza da pongide sarebbero fuoriluogo, ma è meglio che stia zitto, gli omosap hanno vari istinti meno forti dei nostri, ma spesso non sanno gestirli. O forse sono io che li noto troppo perché sono un po' diversi dai miei.

Il sistema esperto medicale del mio nanosistema è antico, del 2200 circa, l'hanno inserito perché ha i diritti di copyright decaduti. La mia nanoIA mi mostra l'algoritmo per il trattamento dell'ipotermia negli omosap.

Immergo la punta della coda in acqua e la Accendo. Nel mentre tolgo progressivamente gli abiti bagnati al bambino e con le mampe lo incarto in un grande foglio di plastica riflettente, facendo attenzione che mantenga la posizione orizzontale. Appoggio le labbra sulle sue e gli soffio aria calda nei polmoni. La donna mi lascia fare, anche se ha un'espressione vagamente disgustata. Posso sentire il rumore del suo cuore, il battito è un po' irregolare.

Dopo sei minuti posso già spegnere la coda, ma continuo a riempirgli i polmoni di alito caldo, inizia a tremare di nuovo. Dopo quattordici minuti Mirko sembra iniziare a riprendersi, la temperatura interna ha superato i trentacinque gradi centigradi, ora sta meglio. Posso incollargli la ferita al labbro con colla chirurgica, e coprirgli i denti spezzati con un pochino di resina chirurgica catalizzata in modo che risulti molto dura.

"Aeeeee!" Gli orecchi mi schizzano all'indietro, Mirko si è svegliato e si è messo a piangere, più forte di quanto immaginassi.

"Ora lasciamelo", La donna mi scansa con un braccio e me lo allontana, "Quelli come te non siete adatti a per tenere un bambino. Siete creature 'sporche'."

Questo è offensivo, ma ci sono quasi abituata, molti omosap pensano che noi Chaka siamo 'sporchi', solo perché siamo un po' più sessuofili di loro. La donna tratta il bambino come se fosse suo figlio... capisco che prova un forte istinto materno, e lo lascio alle sue cure.

Il bambino continua a piangere ma apprezza l'abbraccio caldo della donna. Vorrei abbracciarlo anch'io...

* * *



Dopo circa due ore ci siamo convinti di essere soli, intorno non ci sono altre scialuppe. La mia mente si è schiarita un po'. Con la spugna ho tolto dal fondo della scialuppa tutta l'acqua sporca del mio sangue e abbiamo parlato di varie cose, il marinaio si è salvato nuotando nell'acqua gelata per vari minuti grazie soprattutto al suo spesso strato di grasso isolante; e dice che sulla barca non hanno fatto in tempo a dare l'allarme radio. A quanto pare la barca non aveva neppure un'IA di bordo, solo un sistema automatico di guida e controllo. Ma immagino che siamo scomparsi dai radar marittimi, e presto dovrebbero arrivare i soccorsi volanti. In effetti è strano che non siano già arrivati. La donna ha apprezzato che io abbia salvato il bambino, gli ho raccontato come è andata, ma mi hanno fatto capire chiaramente che non apprezzano il mio peso su questa scialuppa. Oltretutto il marinaio non apprezza i morfi, e continua a chiamarmi sinth, quasi con disprezzo, forse è uno specista.

Ho fatto l'inventario del materiale che abbiamo: bussola, coltello, eliografo, kit medico, otto litri di acqua di scorta, due desalinizzatori uno a distillazione e uno a osmosi inversa, ami, kit per riparare il canotto, due corde, stabilizzatori gonfiabili, spugna, una luce strobo, radio segnalatrice, razzi segnalatori, fischietti, crema all'ossido di zinco per la pelle, alcune barrette di cibo, alcuni fogli di plastica riflettente, l'ascia, due piccoli remi di vero legno che gli adulti devono aver raccolto dall'acqua, e il canotto ha delle pasticche di acetato di rame monoidrato come repellente per squali e delle sostanze chimiche solubili in acqua avvistabili da lontano. Anche il coprisole del canotto funge da distillatore dell'acqua, e la mia enciclopedia dice che la superficie esterna è microrugosa [3] per farci condensare la brina sopra, che cola in una sacca. Il canotto è intelligente e sa gonfiarsi la notte e sgonfiarsi di giorno in base alla temperatura dell'aria all'interno, in modo mantenere una pressione interna ottimale.

Per calcolare la nostra posizione uso l'orologio precisissimo dei naniti, e non quello meno preciso del mio cervello, e anche le stelle australi, il mio senso magnetico e un grezzo nanoaccelerometro implementato per l'occasione dai naniti. Nel nanosistema ho mappe topografiche di tutto il pianeta, mari inclusi. La scialuppa ha un micro computer di bordo funzionante, ma per adesso non ci serve a nulla, e ha un orologio che credo sia meno preciso di quello dei miei naniti.

In questa zona le correnti sono piuttosto forti, forse è per questo che i soccorsi ritardano. Però i satelliti dovrebbero poter capire la configurazione delle correnti, e i mezzi volanti potrebbero seguirle. Sulla scialuppa abbiamo un segnalatore radio d'emergenza, che sostengono sia acceso, ha la spia di trasmissione accesa.

"Sta trasmettendo?", mi chiede la donna.

"Non lo so; forse no, mi sembra che non emetta microonde e non si scaldi."

"Ma quelle che hai sulla testa non sono antenne radio?"

"Sì, ma avere delle bioantenne non mi rende magicamente sensibile a tutte le frequenze. Non posso ricevere una frequenza così elevata."

I progettisti hanno inserito nel mio nanosistema anche un sistema esperto dedicato alla sopravvivenza in ogni condizione, di Chakasa, umani, altri morfi e perfino certi animali. Ne consulto alcune parti leggendole negli occhi, specialmente quelle relative alla sopravvivenza in mare. Nella sezione relativa alla gestione dell'acqua nei deserti si parla anche di rabdomanzia, chi ha scritto questo sistema esperto!?

Dovremmo venire trovati molto presto, ma gli istinti e il sistema esperto mi consigliano di essere sempre prudente e giocare d'anticipo, per cui piego i bordi di un altro telo del canotto in modo che anche loro raccolgano la rugiada.

Anche se sono ferito gravemente e sono debole mi danno quasi l'ordine di stare sveglio a fare la guardia per vedere se c'è qualcosa galleggiante, e di raggiungerlo remando o tuffandomi; comunque sono d'accordo e non protesto. In questo modo posso assicurarmi che non ci siano persone in acqua, e comunque qualsiasi oggetto potrebbe risultare utile. Non riusciamo ad avvistare altre scialuppe e nessun morto, gli squali sono stati molto efficienti nel mangiarseli in fretta, ma raccolgo un grosso barattolo mezzo vuoto di cera nera impermeabilizzante da scarpe, di marca. Dovrei essere in grado di digerirla.

Di notte per gli omosap fa molto freddo, e di tanto in tanto entrano folate di acqua molto fredda. Si stringono tutti sotto i teli, e i due adulti si siedono schiena contro schiena per disperdere meno calore.

* * *



È l'alba, i bambini e la ragazza stanno ancora dormendo. Mi sento debole e molto stanco. Posso ocivedere un po' sotto i vestiti della ragazza [4], ha un buon fisico e dei bei seni. L'oceano ora è più calmo, le onde sono molto lunghe e se mi muovo con cautela non corriamo il rischio di imbarcare acqua. Il canotto è abbastanza intelligente, e di tanto in tanto rilascia un po' di liquido galleggiante rilevabile da grande distanza; sulla superficie dell'acqua diventa trasparente e sottilissimo, ma vedo che la polarizza per alcuni metri dietro di noi. Però il canotto non ha alcuna buona sorgente d'energia, neppure fotovoltaica, anche se sarebbe stato facile dargliela.

"Abbiamo solo otto litri d'acqua potabile e i dissalatori non possono produrne per tutti e cinque", mi dice il marinaio dalla faccia barbosa.

Se serve posso produrre urina molto concentrata e usare per parecchio tempo l'acqua prodotta dal metabolismo, "Potete berla tutti voi, quella prodotta dai dissalatori dovrebbe bastarvi", con una mano raccolgo un po' d'acqua da fuori e la bevo per mostrargli cosa sto dicendo, poi mi indico sotto gli occhi, "Sotto gli occhi abbiamo delle ghiandole simili a quelle degli uccelli marini, che filtrano il sale in eccesso dal sangue e lo espellono. Possiamo bere acqua di mare pura a tempo indeterminato."

"Grumf!"

Gli ho appena detto che possono bersi tutta l'acqua dolce, ma non sembra molto contento. Forse è invidioso del mio corpo? Forse si sente inferiore? Mi serviranno ancora anni prima di capire gli umani a sufficienza.

Anche se posso bere acqua di mare non significa che abbia il mio gusto preferito. Ma l'oceano atlantico è meno salato ad esempio del Mediterraneo, questo è un bel vantaggio!

* * *



Alziamo il telo protettivo opaco e la donna e i bambini ci si mettono seduti sotto per ripararsi dal sole. Stando all'ombra suderanno molto meno. Stando seduti si riscalderanno un po' meno e suderanno un po' meno. Stanotte i bambini hanno preso molto freddo, e hanno la gola infiammata.

Con un artiglio di un piede posteriore ho già fatto un buchetto nel canotto, che ho riparato subito. Nella mia borsa avevo delle guaine protettive per coprire gli artigli. Per cui mi sono fasciato le dita dei piedi posteriori con della plastica. Alle mampe e alle mani ho maggiore controllo degli artigli, e dovrebbero esserci rischi minori.

Prendo il barattolo di lucido da scarpe, "Gli ultravioletti solari danneggiano gli occhi umani, può esservi dannosa anche la luce riflessa; ma non abbiamo occhiali, per cui potere mettere un po' di questa tutta intorno agli occhi."

"Perché?", chiede la donna.

"Perché intorno agli occhi avete tutti la pelle molto chiara, che riflette la luce solare negli occhi. All'interno gli obiettivi grandi sono neri per lo stesso motivo. Ho assaggiato la cera, e il mio nanosistema mi dice che non dovrebbe essere dannosa per la vostra pelle."

La donna sembra credermi e mette la cera scura intorno agli occhi dei bambini, e poi se la fa mettere dal marinaio, che però rifiuta di farsela mettere. Hanno una faccia curiosa, che ricorda quella di un morfo che conosco.

"Come mai tu non la metti?", mi chiede la donna.

"Non mi serve, qui di giorno tengo calata una quarta palpebra fotocromica che ho dentro gli occhi", e comunque i naniti mi riparano continuante le retine.

"Ma vi portate sempre tutto dietro?", mi chiede senza convinzione.

Passano alcune ore, fa sempre più caldo. Uso della stoffa raccolta la notte per fare dei copricapo per i bambini e per la donna. Verso le undici sono quasi stordito dal caldo, ma mantenendo la mia pelliccia fotovoltaica esposta al sole mi fornisce un po' d'energia. Se potessi comunque me la toglierei, gli omosap sono creature tropicali e hanno un corpo decisamente più adatto del mio al caldo. Comunque devono stare più possibile coperti per evitare delle pericolose scottature solari, sono delicati.

C'è odore di urina... un bambino non si è trattenuto. La donna li fa urinare entrambi fuori bordo. Poi sporgo la coscia amputata e urino anch'io fuori bordo, mentre tutti mi fissano come se stessi facendo qualcosa di strano. Mah!

La donna forse vuole fare la stessa cosa, ma sembra avere problemi.

"Ha bisogno d'aiuto? Posso tenerla per le mani, in questo modo potrà fare quello che deve senza problemi. Non è difficile, davvero."

Ci pensa per un lungo momento, poi annuisce. Le tengo le mani mentre sporge fuori il deretano, e arrossendo in faccia svuota l'intestino. Alcuni piccoli pesciolini si raccolgono, sembrano interessati ai suoi escrementi. I progettisti mi hanno detto che potrei mangiarli, il mio apparato digerente è capace di estrarvi altre sostanze nutrienti. Le feci e l'urina potrebbero richiamare anche degli squali, dobbiamo stare più attenti e lanciarli lontano e in piccole quantità alla volta.

Dopo circa un'ora la bambina inizia ad avere nausea, mal di mare. Prima che vomiti, e perda liquidi e sali, sua madre le da' una pillola, ma dopo pochi minuti la rigetta. Continua ad avere attacchi di vomito, gli do' il consiglio fornito dal mio sistema medicale, di inserirgli una pillola per via rettale in modo che l'assorba attraverso l'intestino, e per un po' pare funzionare. Ho un po' nausea anch'io, il sistema medicale dice che potrebbe servirci qualche giorno per abituarci al movimento del mare. Se nel frattempo non ci avranno ancora trovati.

La giornata passa, è sera. Hanno già freddo, passano rapidamente dal sopportare il caldo al sopportare il freddo. E l'acqua salata ha già reso quasi inutilizzabile sia le zip che il nanovelcro, e per tenere chiusi i vestiti devono usare delle spille da balia. Da quando siamo qui ho già iniziato a leggere un terzo libro del mio nanosistema, stavolta sulla fauna di questi oceani. La gran parte dei pesci che vivono qui li conoscevo quasi solo per nome. I nostri progettisti ci hanno passato nel nanosistema una biblioteca di quasi un milione di libri, e un numero elevatissimo di riviste, non mi mancherà mai da leggere. Nel secolo che servì alla popolazione omosap per raggiungere il suo culmine vennero scritti molti testi, gran parte dei quali adesso sono gratuiti.

Anche se pare quasi impossibile, non ci ha avvistato ancora nessuno. Le mie antenne non hanno percepito nessun segnale radio. Ogni tanto emetto degli impulsi radio più intensi possibile, anche se so che è quasi inutile. Durante la giornata mi sono tuffata due volte per pescare, se ci fossero dei pesci li saprei acchiappare, ma non ne ho trovati, l'umanità ha impoverito molto il mare. Con la camicia del marinaio ho provato anche a raccogliere del plankton, ma è scarso perfino quello.

Anche se ho moltissima fame - mi servono molte proteine per far guarire la coscia - sto quasi senza mangiare, mentre per adesso loro mangiano le barrette del cibo di scorta. Sono fatte per lo più di carboidrati in modo che richiedano meno acqua per essere digerite. In compenso il lavoro di pompare il dissalatore devo farlo io, ha una lunga leva che serve per ottenere gli 800 psi affinché il filtro osmotico inverso possa funzionare. [5]

La sera la donna permette ai bambini di giocare un po' con la mia coda, sembra che nei miei confronti si sia un po' addolcita.

Poco prima del tramonto mi tuffo per fare un bagno rinfrescante; al ritorno mi avvicino sotto al canotto, spunto silenziosamente e schiaffeggio la superficie dell'acqua con una mano. Mirko sporge la testa per vedere... e gli spruzzo dell'acqua in faccia!

"Ah!"

* * *



"Sprushhh!"

Il marinaio ha bevuto un sorso d'acqua uscito dal dissalatore osmotico e l'ha sputato subito via.

"Blaaah! Questo dissalatore non va più e il distillatore non produce abbastanza acqua per tutti", dice il marinaio.

Assaggio qualche goccia dell'acqua del dissalatore, in effetti è salata quasi come quella che ci hanno messo dentro. Chi ha progettato questo dissalatore? Facendo una piccola ricerca nel database, l'IA del mio nanosistema trova che è un modello ispirato a quelli del 2050 circa, e guardando la data di produzione scopro che questo apparecchio in particolare ha più di un secolo! Non c'è una membrana osmotica di scorta. Chi ha tenuto la manutenzione delle scialuppe di salvataggio!? Adesso la situazione è cambiata.

Con passare del tempo il marinaio diventa sempre più nervoso e aggressivo, specialmente coi bambini. Questo risveglia in me sempre più gli istinti protettivi nei confronti dei bambini e della giovane ragazza, ma lei sembra ancora volermi tenere a distanza. Probabilmente è colpa del mio aspetto, mi vede ancora come una creatura potenzialmente ferina.

La donna da' dell'acqua di scorta ad un bambino.

"NO, non dargliela. Dobbiamo risparmiala per almeno un giorno", dice il marinaio.

"Quando si ha sete è meglio bere, a piccoli sorsi. Tenersi la sete per un giorno è inutile, le scorte dureranno complessivamente più o meno lo stesso tempo."

I piccoli piangono sempre più spesso, hanno molta sete e la scorta d'acqua dolce si sta esaurendo. Mi verrebbe voglia di applicare del nastro adesivo sulle bocche dei bambini, per evitargli di bere per errore l'acqua salata dal fondo del canotto, e per non fargli perdere troppi liquidi parlando e tenendo la bocca aperta, ma sono quasi sicuro che la donna si opporrebbe.

"Adesso che l'acqua dolce è insufficiente non dovete più mangiare", dico.

"Nulla?", chiede la donna.

"Niente. Anche se riuscissi a catturare del pesce, il vostro corpo userebbe troppa acqua per digerirne le proteine. Vi ricordo che non dovete bere acqua di mare, altrimenti vi verrà ancora più sete, nefrite, delirio, seguito rapidamente da una morte molto brutta", la crescita della concentrazione di sodio nel sangue porta a ipernatremia, il cervello si rimpicciolisce e questo causa problemi cognitivi, crisi ipertensive, scompenso cardiaco ed edema polmonare.

"Questo lo sappiamo", dice il marinaio.

"Non bevete neanche urina, perché contiene troppo sale e vi farà venire più sete di quanta ve ne toglie", dico.

"Possiamo mescolare un po' di acqua di mare con l'acqua distillata. Che so, una parte salata e tre distillata. Così avremmo più acqua", dice la donna.

"No, è troppo. Ricordi che poi tutto il sale che beve lo deve espellere. Sia la mia guida interna che il computerino del canotto suggeriscono di aggiungere una parte di acqua salata su circa cinquanta di acqua dolce, per rimpiazzare i sali, perché alla lunga bere solo acqua distillata fa male", forse farebbe male anche a me.

Non piove, ogni tanto ci sono solo delle nuvole alte e sottili. Ho costruito un altro distillatore grezzo usando un telo di plastica, ma produce solo circa un paio di bicchieri di acqua distillata al giorno, che anche aggiunta all'altra acqua distillata e alla rugiada, non basta per tutti loro. Con questo caldo gli adulti dovrebbero bere litri di acqua a testa al giorno.

Il manualetto nel computerino del canotto dice che gli umani potrebbero bere gli umori acquosi degli occhi dei pesci e i soli fluidi a basso contenuto salino e proteico vicini alla lisca, tagliando cautamente i pesci in due, ma non gli altri fluidi dei pesci. Però il manuale di sopravvivenza del mio nanosistema dice che in certi casi si è rivelato dannoso perché contiene troppo sale, per cui in generale lo sconsiglia.

Nonostante le offese e gli ordini che ho ricevuto, finora sono stato buono e passivo come un coniglio. Come mi hanno insegnato i creatori ho attivato il timostato per attenuare l'aggressività; in questo modo ho ridotto anche il rischio di bucare la gomma del fondo della scialuppa con gli artigli delle mampe.

"Per ridurre la perdita d'acqua dovuta alla sudorazione potete inumidire i vestiti in acqua, facendo attenzione a non bagnare il fondo del canotto. La sera non inumiditeli in modo da passare la notte con abiti asciutti. Ogni tanto potete lavarli in acqua per togliere le incrostazioni di sale. Se vedete degli arrossamenti in certe zone smettete di inumidire i panni, perché il sale rende la pelle secca; rischia di rompersi o formare come ustioni o galle. Non dovete bucarle, altrimenti si infettano. Potete usare l'ossido di zinco per proteggere le parti più delicate", comunque il disinfettante non ci mancherà, possiamo produrlo coltivando delle alghe generizzate che stanno crescendo rapidamente in un punto esterno al canotto.

Farò il possibile per proteggere tutti, chissà cosa penserebbero di me i progettisti e i miei tutori, finora credo di essermi comportato abbastanza bene. Sembra che il marinaio non riesca più a sopportare il pianto dei bambini. La sete sta portando tutti al limite.

* * *



Posso bere l'acqua salata per cui potrei mangiare, se solo riuscissi a pescare. Il sistema esperto dice che un canotto come questo non fa rumore e quindi non spaventa e non allontana i pesci. Stando attento a non bucare il canotto provo a pescare con la lenza usando come esca dei piccoli pesciolini che ho acchiappato con le mani, di giorno l'ombra del canotto dovrebbe attirare i pesci. Provo anche con dei pezzetti di stoffa cosparsi di aminoacidi, ma non riesco a pescare nulla.

Ho molta fame, anche se è quasi notte mi lego una cima al giunto e mi tuffo con cautela. La corda di nanofibra lunga cento metri si srotola dal rocchetto, è spessa meno di un millimetro ma è estremamente resistente. Mi allontano di alcune bracciate, prendo dei respiri e poi mi immergo. Non urino e non evacuo l'intestino per non attirare gli eventuali squali grandi. Usando le membrane nittitanti trasparenti che fungono da lenti posso vedere nitidamente, l'acqua è fin troppo trasparente, nel blu rischiarato dalla luce lunare ci sono solo delle piccole meduse fosforescenti che assaggio, nonostante il bruciore alla lingua. Mi perdo un po' nel piacere di nuotare, ma stando attento che la corrente non mi allontani troppo dal canotto. Dopo sei minuti e mezzo riemergo per vedere il canotto, televedo che la donna sembra essersi riaddormenta. Dopo altri dieci minuti riemergo, qui non ci sono pesci e non si vedono neanche gli squali.

Ma sento dei lievi rumori provenire dal canotto lontano più di venti metri. Televedo vagamente che il marinaio si è alzato in piedi e si avvicina ai bambini! Vuole ucciderli per risparmiare acqua?! Torno indietro nuotando più in fretta possibile.

Da quello che il marinaio ha detto finora, ho capito che pensa che i bambini siano già mezzi morti e che non sopravviveranno comunque, ma consumano l'acqua che potrebbe essere usata dagli adulti più forti...

Con gli ocelli fuori dell'acqua ocivedo che il marinaio cerca di fare del male ad un bambino, ma la donna si è svegliata, e gli da' una remata violentissima in testa. Il marinaio cade in acqua, forse l'ha ucciso!

"GrrrrrRRR!", ma sono ancora troppo lontano. Il marinaio ha aspettato che non fossi presente, sapeva che altrimenti sarei intervenuto. Anche se ho solo sedici anni la mia ingenuità non è giustificabile, sono stato più ingenuo di uno di quei bambini!

Sono vicino al canotto, giro il marinaio sdraiato supino nell'acqua, ha una grossa ferita poco sopra la fronte, gli urlo "COME STAI? Mi senti?", ma non risponde. Ha gli occhi spalancati ma immobili, e l'acqua gelata credo gli stia già fermando il cuore. Dovrei riportarlo sul canotto.

Devo sbrigarmi, altrimenti sarà troppo tardi. Conosco la rianimazione cardio-polmonare, ma la mia nanoIA mi fa apparire comunque delle scritte e delle immagini sul margine inferiore del campo visivo.

Gli apro parte dei vestiti, gli reclino la testa completamente all'indietro, gli apro la bocca e premo la mandibola in alto; controllo, non c'è respirazione spontanea.

Con un canino mi buco un dito di una mampa e gli buco la pelle sull'addome, il mio sangue viene a contatto col suo. Alcuni naniti entrano nel suo corpo e usano le risorse locali per sintetizzare dell'adrenalina; si disattiveranno tra poco più di un minuto.

Nel mentre, con una mano gli ho chiuso il naso e gli soffio due volte nella bocca senza fargli entrare troppa acqua, le vie aeree sono libere.

Cerco il pomo d’Adamo, sposto le dita lateralmente fino alla fossetta tra il pomo e la muscolatura del collo, e premo leggermente per percepire il polso. Devo essere molto delicato per non fargli del male. In dieci secondi capisco che il polso è ancora presente, al minino.

Devo massaggiargli il cuore, ma non mi hanno insegnato a farlo in acqua! Gli metto una mampa sotto la schiena, con le dita cerco la zona di compressione, la metà inferiore dello sterno. Dovrò fare con una mano sola, stando attento a comprimere perpendicolarmente rispetto all'asse dello sterno e a non esercitare pressione sulle costole. Comprimo delicatamente il torace per circa quatto centimetri, poi rilascio. Devo ricordarmi che gli umani sono molto fragili. Dopo altre quattordici compressioni toraciche gli soffio due volte nei polmoni, poi ricomincio le compressioni; ho regolato il mio metronomo al ritmo di una novanta compressioni al minuto. Dopo quattro cicli due-quindici controllo il battito, è ancora appena percepibile.

Continuo per alcuni minuti, tenendomi al canotto con la coda. Ocivedo che la donna sta quasi immobile e abbraccia forte i bambini, credo stiano tutti piangendo piano.

Dopo sei minuti il battito spontaneo è ancora minimo, e la sua temperatura corporea è calata molto, a questo punto potrò rianimarlo circa allo zero uno di probabilità. Questa rianimazione si è svolta nel peggiore dei luoghi possibili, e anche se riesco a rianimargli il cuore il mio sistema medicale stima che la probabilità che torni ad uno stato cosciente è bassa. Il freddo però dovrebbe avergli abbassato il metabolismo dei neuroni e dovrebbe avergli protetto un po' il cervello dai danni.

Per cui proseguo per altri due minuti, ma poi mi fermo. Anche se si riprendesse sarebbe probabilmente menomato, adesso è giusto che smetta. Lo osservo esalare l'ultimo respiro. Adesso piango un po' anch'io. Come Chakasa voglio aiutare gli umani, ho studiato come comportarmi nei casi di emergenza, credevo di essere preparato a quasi tutto, ma ho fallito... la vita delle persone è così preziosa, ma anche molto fragile.

"Smith è morto. Non sarebbe stato necessario ucciderlo", dico alla donna.

"Era l'unica cosa che potevo fare, cough! Lo capisci, stava per uccidere i bambini!"

La capisco, ma non riesco a condividere. Ma ha ragione? Forse non aveva veramente scelta, poteva solo scegliere tra la vita dei bambini e quella di Smith. Nella sua situazione avrei pensato anch'io che la vita di mio figlio è più importante, ma prima avrei cercato di disarmarlo. Già, ma lei sapeva di essere più debole di lui, e che forse aveva una sola possibilità...

I bambini sono terrorizzati, sono pallidissimi e abbracciano la donna. Salgo cautamente a bordo all'estremità dove prima stava il marinaio, e con una mano tengo il corpo galleggiante vicino a me. Con gli artigli gli strappo un po' i vestiti e inizio ad issarlo a bordo. Sta già diventando rigido.

"Che fai? Lascialo in mare quel porco, che se lo mangino gli squali!", dice lei.

"Mi dispiace per gli squali, ma sarebbe uno spreco enorme di proteine. E io ne ho molto bisogno per rigenerare la coscia."

Per un attimo sembra non capire, poi inorridisce, "Vorresti mangiarlo, animale?!"

"Ormai ho visto che qui non ci sono quasi pesci. L'etica umana vieta di mangiare gli omosap, ma in una situazione come questa mangiare un umano morto per poter dare sostanze al proprio corpo ferito è molto molto meno grave dell'aver ucciso tale persona. Per cui adesso mangerò questo corpo. Sei libera di non mangiarlo, ma non potrai impedirlo a me."

"Schifosa bestia egoista! Ma non pensi ai bambini? Non possono assistere ad un abominio del genere! Cannibale!"

"Non sono un omosap, e tecnicamente non è cannibalismo; "e comunque lo farei anche se fosse della mia specie, e forse un altro Chakasa farebbe la stessa cosa con me. Potrei mangiarlo in mare, ma stimo che sarebbe troppo pericoloso, attirerei troppo facilmente gli squali, e non ho voglia di essere morsa di nuovo. Per cui lo mangerò qui."

"Questi bambini sono vegetariani! Nessuno mangia più carne! Vederti sbranare una persona e farla a pezzi li rovinerà per tutta la vita!"

"Non è necessario che i bambini guardino. Se pensi che loro siano in grado di assistere ad un omicidio, ma non possano vedere come sono fatti i loro corpi, allora basta che tu gli tenga gli occhi bendati mentre lo macello. In meno di un'ora dovrei essere riuscito a farlo a pezzi e non sarà più uno spettacolo troppo brutto."

Finisco di issare a bordo il corpo, e poi gli strappo ancora i vestiti. Gli svuoto le tasche e butto via il contenuto, ma tengo la stoffa e il suo coltello, potranno esserci utili.

La donna alza ancora il remo per colpirmi, ma con uno scatto glielo strappo di mano. Sono ancora piuttosto calmo e non gli ho mostrato neppure i denti, "Io non sono come questo omosap grasso! Sono molto forte, ed è del tutto inutile che cerchi di uccidermi o di farmi del male. Non voglio farvi del male, voglio proteggervi. Ma ho intenzione di usare questo corpo per alimentare il mio, e tu non potrai impedirmelo. Avere un Chakasa in forze e magari anche integro potrebbe esservi molto utile."

La donna sembra accettare la situazione, e benda i bambini con delle strisce dell'uniforme del marinaio.

"Voglio vedere!", protesta Mirko.

"No, devi bendarti! Il gattone farà cose molto brutte ed è meglio che non vediamo nulla. Comunque il gattone non vuole farci del male, basta che stiamo qui", dice lei, poi si benda.

Finisco di svestire il marinaio, apro il suo coltello, e gli recido la testa. È già quasi in rigor mortis e non esce troppo sangue. La soppeso in mano, il cervello omosap è circa un chilogrammo e mezzo ed è nutriente, ma provo un certo disgusto nel pensare di mangiare una testa umana, vorrei scagliarla via lontano. Ma qui il pesce è quasi inesistente, e il mio istinto di sopravvivenza è forte. Pressandolo delicatamente tra le mampe schiaccio il cranio, taglio la cotenna con un artiglio e tolgo dei pezzi della calotta. Taglio le membrane con un artiglio e con le dita raccolgo il cervello. Chiudo gli occhi, giro all'indietro le antenne e con un morso gli mangio la faccia, poi lancio via il resto.

Riapro gli occhi e mi lecco le labbra, il sapore è buono, dolciastro e grasso, ma è bastato solo a risvegliarmi la fame.

Anche se l'ho fatto senza guardare forse in futuro mi verranno comunque degli incubi. Ho parlato e sono stata in compagnia di questo umano fino a poco fa, non era gentile con me, ma non gli avrei mai fatto del male. Era una persona, ma ora devo pensare a questo come ad un corpo, come carne, come proteine utili. Coraggio.

Gli apro l'addome e gli tolgo le interiora, strappo vari fili sintetici di un vecchio cyberimpianto in disuso, che salgono su fino al collo, strappo una protesi a forma di sacchetto morbido, usata probabilmente per sintetizzare qualche medicina direttamente nel corpo. Ma poi mi fermo e mi osservo le mani rosse. Cosa sto facendo? È un atto abominevole come dice lei? Sono un essere civile, come posso fare una cosa del genere? A lui il corpo non serve più. Cosa ne penserebbero i miei creatori? Penserebbero che sto facendo qualcosa degno solo di una leonessa, di un animale senza linguaggio; o che al contrario data la situazione sto facendo la migliore cosa possibile, sia per me che per gli altri? Lecco dalle dita il sangue ancora un po' liquido. Non è cattivo, il sapore non è molto diverso da quello dei tessuti colturali di maiale. È la prima volta che faccio una cosa del genere, ma a quanto pare mi riesce abbastanza, so di avere anche gli istinti predatori felini. Mi sto comportando in maniera non troppo diversa dai leoni che mangiano grosse prede negli olofilmati. O come un leone mangiatore di umani.

Taglio gli intestini, mi sporgo fuori e li svuoto aprendoli longitudinalmente, poi li sciacquo ripetutamente in acqua, li annuso e li assaggio. Mi faccio coraggio, a quanto pare i miei istinti mi suggeriscono di concentrarmi prima sul fegato, poi mangio la milza e gli altri organi interni. Sono già coperta di sangue, e ho appena cominciato. Poi attacco coi muscoli delle cosce e delle natiche. Mi sforzo di pensare a questo solo come ad un corpo, ad una pietanza che mi darà la forza di aiutare me stessa e gli altri... Mi stupisco di quanto siano fragili le ossa, riesco a masticare agevolmente anche alcune di quelle grandi. Finora non mi ero mai trovata in una situazione di pericolo, non avevo mai fatto nulla di tutto questo, non avevo mai salvato nessuno sott'acqua, ma a quanto pare riesco a fare tutto senza troppo sforzo. Ho la sensazione di essermi avvicinata ai miei limiti solo quando sono mi sono imposta di rimanere cosciente appena dopo essere stata morsa. Anche se in passato ho fatto parecchi allenamenti, in realtà credo di non aver quasi mai raggiunto i limiti del mio corpo, l'allenatore d'Autodifesa aveva ragione.

In totale mangio una ventina di chilogrammi di cibo, tutta la pelle e quasi tutto il grasso sottocutaneo, gli organi interni, alcune ossa, più un bel po' di muscoli. La donna vomita un po' due volte, probabilmente per il puzzo di carne, sangue e interiora, ma i bambini non vomitano mai. A me questi odori disgustano, ma mi eccitano anche. Ho scoperto istinti che mi avevano detto che possediamo, ma che finora non avevo mai provato e visto all'opera. È la prima volta che macello il corpo di un grosso mammifero, al massimo avevo pulito dei grossi pesci, e un paio di volte qualche pollo, per il resto ho mangiato per lo più soia e pasta di grano. Mi auguro che questa sia la prima e anche l'ultima volta.

CrrrroOCK!! Crrraaack!

Afferrandolo con le manpe ho spezzato rumorosamente il bacino in tre parti. Fare a pezzi i femori e la spina dorsale è stato più facile di quanto immaginassi, anche un omosap robusto come questo sembra un mucchio di stecche tenute insieme da sputo e fili di plastica. Ecco perché gli insegnanti mi hanno detto centinaia di volte di stare attento a come mi muovo in presenza di umanoidi, posso rompergli delle ossa senza quasi accorgermene. Ma il mio Yuri non me l'ha mai detto, anche se più di una volta l'ho visto massaggiarsi dove l'avevo toccato. Butto via solo alcune vertrebre, le teste dei femori e degli omeri, e un pezzo di bacino. I miei denti non hanno ancora raggiunto il massimo possibile della loro resistenza, e i muscoli delle mascelle non sono allenati, e dopo una stima di probabilità decido che non vale la pena che rischi di danneggiarli masticando anche le parti più dure.

Tutto quello che non getto via e che non mangio subito lo faccio a pezzi piccoli, in modo che non siano più riconoscibili come parti di un corpo umano, ma solo come carne sanguinolenta con qualche osso sporgente. Mani e piedi li mangio, sgranocchiando le ossa. Ho entrambi gli stomaci quasi dolorosamente pieni. Il nanosistema si è occupato di farmi iniziare subito a digerire alla massima velocità possibile.

Adesso sono proprio sazio, mi sciacquo via il sangue dalla pelliccia del muso, dalle mani, dalle braccia, dalle zampe e dal canotto. Ho cercato di non sprecare nulla, ma il poco sangue finito in acqua potrebbe attirare degli squali o dei barracuda. Spero che non si mettano a mordere il canotto! Mi affretto a lavare via il sangue dai fianchi del canotto. Poi copro la carne con un telo sintetico opaco, in modo che non si veda nulla.

La donna è rimasta quasi tutto il tempo abbracciata ai bambini, non ha detto nulla e si è mossa poco. Ho cercato di fare in fretta, ma è passato un bel po' di tempo.

"Ho finito, se vuoi puoi toglierti la benda."

I bambini sono rimasti molto tranquilli. È l'alba e il sole è ancora basso. Si toglie la benda e dopo pochi secondi si toglie le gocce di sangue che le sono schizzate addosso. Poi alza gli occhi, fissa il mucchio coperto dei pezzi di carne che ho ammucchiato in un angolo e vomita di nuovo fuoribordo, ma ormai ha lo stomaco vuoto. È pallida e credo sia piuttosto debole. Invece io mi sento meglio, pieno come un uovo. Credo che i miei istinti sociali mi stiano facendo provare un lieve senso di colpa per non aver condiviso il cibo con gli altri compagni, ma capisco che non l'avrebbero voluto.

La donna si riprende e senza dire una parola toglie la benda ai bambini. Anche se lei non se ne è accorta e gli ha tenuto la mani sulla faccia, credo che Mirko abbia sbirciato almeno un paio di volte. Nei videogiochi certe volte ci sono scene sanguinose tridimensionali e realistiche come fotografie, forse anche stavolta ha pensato che fosse tutta un'illusione?

Per qualche ora rimaniamo in silenzio. Non mi immergo in mare per non rischiare che lei butti tutto via.

"Come ti chiami?", chiedo alla donna. Finora non me l'ha ancora detto, ma non mi risponde, sembra troppo disgustata. Spero di non essermi fatto una nemica.

Durante le digestioni faccio dei sonnellini, ma appena lo stomaco inferiore si svuota mi ridesto, prendo dei pezzi infilando una mano sotto il telo e riprendo a mangiare; lo faccio quasi ininterrottamente, anche per tutta la notte. Entro la mattina successiva ho mangiato più di altri venti chilogrammi di carne e ossa. Li sto digerendo molto in fretta, almeno quattro volte più in fretta di un leone comune, ed evacuo frequentemente fuoribordo. La mia amputazione non mi fa più male, la schiuma chirurgica si è staccata perché si è già coperta di pelliccia fitta e l'osso sta crescendo molto lentamente, il sistema esperto medicale nei naniti stima che serviranno più di quindici giorni perché la zampa torni come prima, ma il moncherino è così caldo, per colpa del nano-metabolismo, che devo raffreddarlo continuamente con l'acqua. In questo modo so che guarirà prima del previsto.

"Puzzo!", dice la bambina verso metà mattinata. In effetti la carne rimasta sotto il sole sta iniziando a fermentare, comunque in mezzo all'oceano non ci sono mosche.

La sera sono riuscito a finire la carne, ho mangiato quasi settanta chilogrammi e il mio peso corporeo è aumentato di parecchio, quasi tutto sotto forma di grasso. Non credevo di poter mettere su del peso a questa velocità. Adesso forse galleggerei come dell'aerogel... Pulisco il canotto e il telo lavandoli accuratamente. Dopo qualche ora l'umore della donna sembra lievemente migliorato. Passano altri due giorni, dormo molto poco e sto sempre di guardia per cercare di avvistare mezzi volanti o marini, ma i soccorsi non si vedono ancora.

Sto piuttosto bene, ho riacquistato del tutto le forze perse dopo l'attacco dello squalo, tutta la mia pelliccia si sta scurendo piuttosto in fretta per raccogliere meglio l'energia solare per via fotovoltaica, e il naso e i cuscinetti sulle mani e piedi sono mi sono già diventati del tutto neri perché siano protetti dagli ultravioletti. Ma la donna è quasi febbricitante per la disidratazione e si muove poco, e anche i bambini iniziano a stare male. Ma non posso farci un bel niente, o quasi.

Non ci parliamo quasi mai, ma ora non mi trattengo, "Coraggio, non bisogna mai arrendersi. Farò tutto quello che posso per aiutarvi."

Un "Grumf!" è tutto quello che ottengo come risposta da lei. In effetti non ci sono molte cose che possiamo fare; ma lei si sta già arrendendo, e per la mia mente Chakasa è quasi inconcepibile, siamo fatti per cercare sempre di sopravvivere, come mi disse Rostropovich.

Tra tre giorni sarò in pieno calore, ma data la situazione credo che potrò convincere la nano-IA a produrre nel mio corpo le sostanze per attenuare un po' la libido.

Anche se non sta bene, Mirko è molto annoiato, e viene ad abbracciarmi. La donna lo trattiene un attimo, poi me lo lascia. Ha un po' di voglia di giocare, lo sollevo in aria e lo faccio quasi volare, poi mi drizzo, me lo metto cavalcioni sopra il collo e gli faccio osservare ancora il tramonto. Lui pare apprezzare la mia pelliccia che dal suo colore originario avorio sta diventando sempre più bruna. In realtà i singoli peli non cambiano colore, quelli color crema vengono sostituiti lentamente da peli nerastri.

Mi sdraio un po', per quanto lo permette lo spazio, e mi metto Mirko sulle pance. Lui risale fino al sutorace, mi carezza con curiosità il lato del muso, e poi mi dice in un orecchio, "Grazie per avermi salvato!"

Ahww! "PprrrrrrrRRRRrrrR!"

Nella sua semplicità è il più bel ringraziamento che mi sia mai stato fatto, accenno delle fusa e gli carezzo la testa affettuosamente, "Perrrr merr è statorrr un piacererrr."

"Ho tanta sete", dice.

Però adesso non piange più per la sete, in questi pochi giorni è cresciuto un po', "Lo so. Adesso sto di nuovo bene e ho una piccola sorpresa per te", gli sorrido e gli do' una leccatina sul naso, "Un piccolo segreto", gli strizzo l'occhio.

Mi guarda con curiosità coi suoi occhi azzurri e raggrinzisce le labbra bruciate dal sole e dalla disidratazione.

"La tua mamma ti dava il latte al seno?"

Non risponde, forse non lo sa. O forse la domanda l'ha spiazzato.

"Spostati più in basso", gli dico.

Mirko fa come gli dico e si abbassa fino a che la sua testa arriva all'altezza del mio giutorace. Con una antenna ocivedo che la donna sembra addormentata.

Metto una mano sotto un seno, "Prova a succhiare qui. È buono", gli bisbiglio.

Strizzo un capezzolo e gli faccio vedere che esce qualche goccia. Dopo un attimo Mirko si getta sul seno e inizia a succhiare! Con avidità. Ahi! "Piano! Più piano, ecco così."

"Mmrrrr! Sì, così! PrrrrrRRrrrrr!"

"Adesso cambia...", Gli faccio cambiare seno.

"Che stai facendo!?", mi chiede la donna, con voce leggermente allarmata. Mi volto verso di lei, mentre Mirko si stacca per riprendere fiato.

"Lo squalo mi aveva indebolita, ho perso molto sangue, ma ora sto bene. In condizioni normali e quando non siamo in allattamento i seni Chakat e Chakasa producono latteacqua, una specie di tonico energetico molto acquoso. È adatto anche per voi."

La donna richiama Mirko a sé, e sento che lui le bisbiglia che il mio succo è buonissimo.

Succo?

"Bevendo l'acqua di mare posso produrre latteacqua, non è salato e posso farlo bere ai bambini... Credo di poterne produrre almeno un litro e mezzo al giorno. Se vengo tettata con regolarità credo che col tempo la produzione dovrebbe aumentare un po', almeno del quaranta percento."

La donna distoglie lo sguardo, non dice nulla e torna a guardare il mare. Passano tre ore e cinque minuti circa, è il tramonto e la donna da' a sua figlia tutta l'acqua distillata rimasta, ma è molto poca.

"Ho sete! Mama!", dice la piccola. La mamma la carezza e cerca di farla calmare, ma dopo un po' la lascia andare. L'accolgo tra la braccia e la faccio tettare finché non sta meglio. Per me è stata una sensazione estremamente piacevole, e la bambina ne aveva proprio bisogno. Se fosse stato per me gliel'avrei dato anche prima, ha sofferto la sete inutilmente, ma forse ho fatto bene a lasciare che le cose seguissero il suo corso, senza forzare troppo la donna. Lei non mi ringrazia neppure, forse pensa che stia dando da bere a sua figlia il sangue del marinaio...

Soffrono tutti di stitichezza, ma data la situazione per gli umani è normale.

La notte passa lentamente. Per passare il tempo mi metto a fare delle epitture nel mio campo visivo. Se il canotto dovesse affondare non potrei aiutarli, forse potrei salvare solo uno di loro. Potrei nuotare seguendo la corrente, stimo che in circa due settimane arriverei ad una zona piena di coltivazioni marine, e lì dovrei trovare soccorsi. Se incontrassi una brutta tempesta potrei sopravvivere Accendendo la coda, ma forse perderei l'umano che è con me.

* * *



Ieri notte ho visto un mezzo volante ad alta quota, ho lanciato anche un razzo svegliando tutti, ma credo che non ci abbiano avvistati. Un'ora e mezzo dopo qualcosa, probabilmente un pesce, ha bucato il canotto. Mi sono dovuto immergere e ripararlo da sotto, al buio.

Dopo un altro giorno e mezzo calcolo la nostra posizione sulla mappa nautica del mio nanosistema... Oh! Una grossa sorpresa.

"Le correnti ci hanno spostato molto... più di quanto credevo fosse possibile. Non troppo lontano da qui dovrebbe esserci una piccola isola galleggiante artificiale, usata come punto di attracco per delle coltivazioni di alghe."

"Dov'è?", chiede Mirko.

"In quella direzione, ma è troppo lontana perché si possa vedere. Cercherò di tirare il canotto fin là."

Gli mostro la rotta sul display del computerino del canotto, "A nuoto?! Non puoi farcela", dice la donna scuotendo la testa.

"Ci proverò", mi butto cautamente in acqua, prendo tra i denti la cima del canotto e inizio a nuotare tirandola nella direzione giusta. Ma dopo un po' devo cambiare direzione per compensare le correnti, e devo legarla alla coda perché è molto sottile e mi taglia la bocca.

* * *



Nuoto e tiro il canotto per circa ventisei ore, passo il tempo leggendo un romanzo nei miei occhi, riesco finalmente a trovare un pesce, che catturo e inghiotto intero. Per due volte torno a bordo per dare un po' di latteacqua ai bambini, adesso sua madre ne sembra quasi felice.

Di tanto in tanto mentre nuoto mi immergo e ruoto su me stessa, perché se ho degli squali in coda non posso vederli e percepirli con le vibrisse. Una volta per colpa di un grosso squalo devo tornare in ritirata al canotto, avrei potuto lottare, ma preferisco evitare di ricevere altri morsi.

La notte, verso le deciore nove e ottantacinque, arriviamo alla piccola isola corallina artificiale galleggiante. Sono abbastanza stanco, e ho i muscoli molto indolenziti, mi avvicino alla riva...

"Ahhhrr! Grrrr!"

Dopo un momento di dolore lancinante e rabbia torno abbastanza lucido. Sono stato assalito da una grossa rete-medusa, mi ha sparato molto veleno dove non ho pelliccia spessa, brucia come fuoco e mi ha quasi paralizzato. Se fossi un omosap probabilmente sarei morto, ma in un paio di minuti il mio nanosistema neutralizza il veleno, e posso liberarmi stracciandola con gli artigli. Tra qualche giorno si sarà rigenerata. È uno dei più semplici biobot mai creati, ed è usato per la pesca. Cattura pesci, poi con un argano viene sollevata dall'acqua come fosse una rete a paranco, e toccandola con un segnale chimico rilascia i pesci. [6]

Salgo sulla riva sottile, sbriciolandola un po' sotto il mio peso, seguendo i raggi colorati tracciati nella struttura del corallo biancastro mi trascino fino ad una console posta nel centro, apro lo sportello e attivo un allarme.

Dopo meno di trentotto minuti arriva un mezzo volante del soccorso, che rimane sospeso in aria ad una certa distanza. Con le antenne gli trasmetto di aiutare gli altri, che forse non possono muoversi. Due persone si calano in acqua e raccolgono la donna e i bambini con una barella. Poi la calano anche per me, ci salgo seduto sopra e ci portano tutti via. Durante il volo ci prestano i primi soccorsi; la donna e i bambini non dicono nulla e sembrano a malapena coscienti.

Sulla costa ci stava aspettando il padre di Mirko, uno dei superstiti della nave. Le ricerche dei dispersi sono ancora in corso, ma forse saremo gli ultimi ad essere trovati. Gli altri superstiti erano già stati tutti raccolti perché avevano legato insieme le scialuppe e non si erano dispersi come noi.

La donna e i bambini vengono trasportati su delle barelle, li seguo zoppicando su tre zampe. Una giovane donna mi offre perfino una spalla per aiutarmi a camminare; non ne avrei bisogno, ma accetto volentieri, è molto bello ricevere qualche gentilezza. Mi verrebbe voglia di leccargli la faccia, per qualche secondo mi trattengo, ma poi lo faccio, e lei ride.

Veniamo portati in una grande sala dell'infermeria unificata per umani e morfi, e i miei compagni umani vengono curati subito. La giovane umana sembra apprezzarmi, e io gli do' anche una leccatina alla mano per riconoscenza. Mi aiuta a lavarmi via un po' di sale dalla pelliccia in una vasca di metallo. Sembra che qui non sappiano quasi nulla di anatomia e fisiologia Chakasa, infatti si collega in telemedicina per chiedere informazioni. Noi Chaka siamo ancora pochi, e la maggior parte dei medici non sa molto dei nostri corpi. A parte l'amputazione sto abbastanza bene, e gli spiego che non sento il bisogno di cure, e che ho solo bisogno di dormire.

È la prima volta che sono in un letto per omosap, oltretutto a due piazze. Non lontano da me stanno riposando la donna e i bambini, sul corpo hanno vari apparecchi che non conosco. Hanno danni ai reni e alla pelle. Il mio sistema esperto medicale dice che dopo le cure dovrebbero guarire bene. Probabilmente i bambini dovranno essere seguiti da uno psicologo per un certo periodo. Forse anche per colpa di quello che ho fatto... non potevo sapere quanto tempo saremmo rimasti in quel canotto, e ho dovuto pensare all'eventualità peggiore.

* * *



È mattina, dalle tende filtra una luce piacevole, l'infermeria è abbastanza tranquilla, mi portano una prima colazione leggera e insipida. Il padre di Mirko ha vegliato suo figlio tutta la notte.

Adesso Mirko si è svegliato e sta parlando con suo padre. Se li orecchiassi potrei sentire cosa si dicono, ma è giusto che gli lasci la loro privacy, le telecamere del Controllo Planetario sono già abbastanza. Poi il padre di Mirko parla un po' con la donna, e infine a metà mattinata si avvicina al mio letto.

Chino le antenne e la testa, "Mi dispiace di non essere riuscita a salvare sua madre."

"No, per fortuna lei non era a bordo...", fa una pausa, "Alcuni anni fa abbiamo divorziato. Adesso Mirko è tutta la famiglia che mi resta. Ti sono infinitamente debitore. Io ripago sempre i miei debiti in maniera tangibile, ho già trasferito sessantamila Globi sul tuo conto."

Poi torna da suo figlio senza lasciarmi il tempo di ringraziarlo. Insieme ai soldi dell'assicurazione del viaggio adesso ho abbastanza soldi per comprarmi un appartamento tutto mio. E posso anche aiutare un'amica antrovolpe. In questo modo potrà pagare il debito della propria esistenza e diventare una liberta.

Ho contattato l'Istituto Novagenetica, il mio nanosistema gli ha trasmesso le mie condizioni di salute, e visto che sto abbastanza bene hanno dato subito all'infermeria l'autorizzazione a lasciarmi andare. Mi alzo, mi spazzolo un po', poi bacio l'infermiera, le do' i miei contatti teleolo, la saluto e mi preparo ad andarmene, mi ha anche regalato una camicia bianca, che mi sta un po' stretta.

Mi avvicino al letto di Mirko, ha gli ho occhi chiusi, vorrei baciargli la fronte, ma lo saluto solo con un gesto silenzioso, e con un cenno ringrazio suo padre. Quando sono quasi fuori della porta la donna apre gli occhi e con una mano mi fa segno di avvicinarmi.

"Non ho detto a nessuno che hai mangiato un uomo", dice piano.

"E io non ho detto che l'hai ucciso", è stata legittima difesa, o eccesso di legittima difesa? Forse non aveva altra scelta. Per quanto ne sa la polizia unificata il marinaio è affogato durante il naufragio. Mirko forse ha raccontato la verità a suo padre, ma lui è riconoscente anche nei confronti della donna, e probabilmente la verità rimarrà nascosta. Sono combattuto, i miei tutori umani mi hanno insegnato il valore della verità, ma stavolta credo che tacerò.

La donna mi regala il coltello del marinaio, poi ci salutiamo freddamente con un gesto del mano e delle antenne.

Esco camminando su tre zampe e aiutandomi con la coda, ma senza stampelle. Appena possibile dovrò ripristinare il nanosigillo dei miei naniti.

* * *



Dopo alcuni giorni Mirko ha mostrato di parlare poco, l'esperienza l'ha segnato. Così sono tornato da lui, la mia vista credo che l'aiuti un po', per alcune settimane riesce a parlare fluentemente solo in mia presenza.

A distanza di un anno ho perso i contatti con la donna, ma ogni tanto Mirko e suo padre mi contattano e ci vediamo. Prima non ci conoscevamo, ma adesso considero Mirko come un fratellino; un'esperienza del genere è capace di stringere i legami tra le persone. Anche se è solo un bambino di poco più di sei anni è voluto diventare ufficialmente mio Compagno del Cuore, e mi ha promesso che quando sarà adulto mi chiederà di diventare suo Compagno di Tana. Chissà se lo farà, ma in tal caso penso che accetterò.

Ho fatto buona conoscenza anche con suo padre, mi ha raccontato che a tre settimane dal concepimento di Mirko, le simulazioni morfogenetiche stabilirono che il feto avrebbe sviluppato delle malformazioni al talamo, nel cervello. Così lui e sua moglie decisero di fargli una cura genetica. Lei voleva solo la cura, mentre lui insistette molto per 'dargli il meglio possibile'. Alla fine sua moglie accettò e gli fecero fare varie piccole modifiche genetiche, non solo per correggere il difetto, ma ad esempio anche per potenziare la sua memoria a breve termine. Purtroppo l'intervento fallì parzialmente, e Mirko nacque con un talamo normale ma con dei lievi problemi cognitivi. Dopo un'operazione chirurgica, delle cure e un'istruzione specifica ha recuperato, e adesso è diventato praticamente normale, ma sua madre non ha mai perdonato il marito, e per questo divorziarono.

Alla fine decisi di non dire nulla ai miei tutori dell'istituto, sia per coprire la donna, sia me stesso.


Riferimenti bibliografici e note:

Questo racconto è stato ispirato da una scena iniziale del film sentimentale e sciropposo "Laguna blu" (1980, regia Randal Kleiser, ispirato al romanzo del 1903 di Henry De Vere Stacpoole), che ho deciso di far sviluppare in modo diverso.
Ho fatto il possibile per garantire la massima accuratezza riguardo l'algoritmo per il trattamento dell'ipotermia, della rianimazione cardio-polmonare, e della gestione della sete in mare, ma suggerisco di non prendere questo testo come riferimento. Su Internet esistono molti documenti al riguardo, ma non sempre sono accurati, talvolta sono pericolosamente errati (in particolare per quanto riguarda la gestione dell'acqua in mare).
Questa è una storia inventata, ma è ispirata ad eventi avvenuti realmente. Ad esempio nel 1972 un aereo contente una squadra di rugby cadde sulle Ande e in tredici morirono nell'impatto. I sopravvissuti non hanno ricevuto soccorsi per 70 giorni, e alla fine, dopo molti giorni, per non morire di fame sono stati costretti a mangiare i morti.
Da questa vicenda è stato tratto un film e anche un romanzo - cronaca: "Tabù: la vera storia dei sopravvissuti delle Ande", Piers Paul Read, Terza edizione Milano, Sperling & Kupfer, 1989, 356 pagine; titolo originale "Alive".
Si veda anche qui

[1] I "biobot" sono mi sono stati inizialmente ispirati dal romanzo "Incontro con Rama", di Arthur C. Clarke, che poi ho sviluppato.

[2] Quale che sia l'entità dell'ipotermia, il riscaldamento deve essere sempre graduale e deve avvenire dall'interno verso l'esterno. Infatti mettere la vittima in un bagno o doccia molto calde ha come effetto quello di fargli abbassare ancora di più la temperatura interna. Questo perché la pelle viene ingannata a credere che la crisi di freddo sia finita, e segnala al cervello di ricominciare a far circolare nelle estremità il sangue molto raffreddato. Questo sangue freddo e acido ritorna direttamente nel cuore e può produrre un un rapido arresto cardiaco. Per colpa di questo fenomeno sono morte numerose vittime che erano state "salvate". In generale chi si occupa di aiutare delle vittime in difficoltà deve stare molto attento a non andare contro le naturali difese dell'organismo, ma a lavorare insieme ad esse. Infatti i nostri corpi non sono stati progettati in funzione di un possibile aiuto medico dall'esterno. Altro caso affine è stata la scoperta che i soldati con grosse ferite, anche interne, avevano più probabilità di sopravvivenza se rimanevano privi di assistenza medica per alcune ore. Infatti inizialmente c'era l'uso di fargli subito trasfusioni di liquidi e sangue, e questa pressione di liquido può avere l'effetto di riaprire le emorragie.

[3] Tale superficie è ispirata al funzionamento della superficie della schiena di un coleottero del deserto, lo Stenocara. Tale superficie è coperta di noduli rotondi di 10 micron ordinati in uno pattern esagonale. L'intera schiena del coleottero è coperta di grandi protuberanze. Tutta la superficie della schiena del coloeottero è coperta dei piccoli noduli, eccetto che le cime delle protuberanze. I noduli sono coperti di cera, mentre le cime delle protuberanze sono prive di cera. Le superficie dei noduli ricoperta di cera è alquanto idrorepellente, mentre la superficie priva di noduli e cera è igroscopica. La combinazione delle due superfici spiega la capacità di questo insetto di vivere estraendo acqua dalla nebbie del deserto del Namib.

 

Stenocara
Stenocara
(Immagine usata senza permesso)

Per ulteriori approffondimenti si vedano i link riportati piú sotto

[4] Gli ocelli Chakasa, tra le altre cose, possono "ocivedere" anche in banda infrarosso ottico. Questo gli permette di vedere sotto i vestiti sottili, specialmente costumi di tessuto sintetico, di vedere gli occhi attraverso occhiali o vetri scuri, e le facce nascoste dal trucco. Anche i sensori ottici CCD delle comuni telecamere sono sensibili a tale banda, ma dietro l'obiettivo hanno un apposito filtro che elimina tale banda luminosa. Se si riesce a togliere tale filtro, e filtrare la luce visibile in modo che al sensore CCD possano arrivare esclusivamente gli infrarossi, si possono ad esempio ottenere delle immagini della biancheria indossata dalle persone (Parole chiave per motori di ricerca: xray nightshot).


borsa visibile    borsa agli IR

(Immagine usata senza permesso)



[5] Questi apparecchi esistono già oggi, come il "PUR Manual Survivor 06 Watermaker", che pesa poco più di un chilogrammo e può produrre quasi un litro di acqua dolce all'ora. Si basa sul principio dell'osmosi inversa (reverse osmosis), ma richiede una pressione molto alta per produrre acqua dolce dall'acqua di mare.

[6] L'isola corallina galleggiante artificiale e la rete-medusa sono tratte dal romanzo "Distress" di Greg Egan.

"Atto immorale" © 2002 leonardo maffi.
Specie Chakasa © 2000-2002 leonardo maffi e Alessio "Scale" Scalerandi.
Specie Chakasa basata sui Chakat ideati da Bernard Doove (www.chakatsden.com).

Ringraziamenti:
a Isis, Bernardo "BJ the Farer" Chiti, Alessio "Scale" Scalerandi, Fabio Crosara e Giuseppe De Micheli per i loro consigli e correzioni.

 

Per ulteriori informazioni fai click sui seguenti collegamenti:

Articolo riportato su Nature
Articolo riportato su New Scientist
"Water capture by a desert beetle", Andrew R. Parker e Chris R. Lawrence
Specie Chakasa basata sui Chakat ideati da Bernard Doove

 
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