Avalon
Mamoru Oshii
(Avalon)
Laurence Reymond
In un futuro indeterminato, i videogiochi costituiscono la sola alternativa per sottrarsi ad un clima lugubre e dittatoriale. Avalon, gioco di guerra, attira numerosi cittadini che, per parte del loro tempo, si trovano in questo universo virtuale, in cui devono compiere missioni ad alto rischio per sperare di ottenere un premio. Ash, ex membro del Wizards, una équipe di giocatori, è la migliore giocatrice-guerriera di Avalon. Un giorno, scopre che Murphy, un vecchio del Wizards, è diventato "un non tornato": è caduto nella trappola del gioco e il suo corpo giace inanimato in un ospedale. Per salvarlo, Ash tenta di raggiungere il livello supremo, la "classe A", dove si dovrebbe trovare il cuore dei “non tornati”.
Si
capisce subito che Avalon è una pellicola complessa, che mescola vari
livelli, quello del gioco, quello del reale, quello del senso e quello
dell'immagine. Una complessità che ha perso un certo numero di spettatori per
strada. Tuttavia, Avalon è, se ci si prende la briga di lasciarsi trascinare
nel suo universo, una pellicola d'anticipazione tra le più classiche, fondata
sulla ricerca del suo personaggio principale per salvare un amico. Sul modello
di Ghost in the Shell, Oshii inserisce la sua eroina in un ambiente allo
stesso tempo ipertecnologico (agli uomini-cyborg si sostituisce il mondo
virtuale) e crepuscolare. In questo miscuglio di arcaismo e di modernità, gli
uomini sembrano più soli che mai. Ash divide il suo buio appartamento con il
suo cane, sola presenza "umana" nella sua vita. Si pensa ovviamente a Blade
Runner, e più precisamente alla scena dove il personaggio di Harrison Ford
tenta di scoprire il segreto di una fotografia ingrandendola sempre di più,
fino a trovarsi letteralmente all'interno dell'immagine. Avalon è
l'estensione di questa idea puramente cinematografica, che già Antonioni
accarezzava in un film come Blow up: trovarsi ed evolversi all'interno
dell'immagine.
È
tramite il videogioco che Oshii realizza questo desiderio latente presso
numerosi cineasti. Ma là dove una pellicola come Matrix utilizzava il
soggetto come pretesto per un’orgia di effetti speciali privi di significati
specifici, Oshii trova con la doppia vita - reale/virtuale - della sua eroina un
terreno adatto per sviluppare le sue ossessioni, che sono all'origine di
un'interrogazione metafisica (volendo usare parole difficili) fra le più
appassionanti e determinanti del momento al cinema e altrove. Nella relazione
del mondo reale col mondo virtuale, si gioca infatti la relazione del corpo con
lo spirito, relazione che dominava già nell'eroina di Ghost in the Shell.
Avalon afferma come principio che si può vivere molto bene anche senza
aver necessariamente bisogno di un corpo. E’ un postulato piuttosto
paradossale per un cineasta, un intelligente lavoro con "l'imbalsamazione
del reale" della pellicola fotografica. Ed è in questi casi che il lavoro
digitale di Oshii sulle sue immagini assume appieno il suo significato… Oltre
alle impressioni di onirismo e di bellezza plastica che si aggiungono alle
riprese dei punti di vista diretti, questi effetti digitali sono più
profondamente il risultato della ricerca personale di Oshii, intensificato dalla
ricerca della sua eroina.
Questa
ricerca, rara e determinante nel cinema contemporaneo, è quella
dell'incarnazione. In Avalon, che approfitta dei diversi livelli
interpretativi della pellicola, l’incarnazione assume molte forme. A livello
politico, Oshii tenta di mostrarsi, e quindi comprendere, una libertà
possibile. Si noterà il profondo pessimismo di cui dà prova, poiché la voce
della libertà nella pellicola è riservata ai migliori giocatori di Avalon.
Ma, più profondamente, la questione che Oshii descrive è sempre quella
dell'incarnazione "prima", quella del cuore. Per Oshii, la presenza
del corpo nell'immagine è tanto misteriosa come quella dello spirito nel corpo.
Un disordine metafisico che attraversa tutta la pellicola, e che lascia lo
spettatore alle sue riflessioni. Ciò che rende questa pellicola tetra e
pessimista, così tanto jubilatoire, è che pone precisi interrogativi. E così,
sotto i nostri occhi stupiti, è il mistero stesso che s’incarna: è come se
noi rimanessimo catturati nell'immagine.
Ma, lungi dall'essere una somma di astrazioni teoriche, Avalon è una pellicola che riesce a commuovere. Se la sua eroina sembra fredda e meccanica, in opposizione diretta con quella di Ghost in the Shell, è perché appartiene già al mondo virtuale. Tutto il suo percorso verso la "classe A" è dunque una ricerca d'umanità, un ritorno al mondo dei "vivi". Così, l'ultima parte della pellicola, nonostante una musica un po' pesante, è più commovente della pellicola. La sorte di questa donna, forte e fragile allo stesso tempo, ci riguarda direttamente.

© 2002 Laurence Reymond
traduzione
italiana Giuseppe Iannozzi

collegamenti
Laurence Reymond, Mamoru Oshii, l'uomo e i cani
Laurence Reymond, incontro con Mamoru Oshii
esterni
Bruno Paul, Avalon