Il fratello ritrovato: di Andrea Iovinelli

 

La navicella si stacca dai bracci semoventi del molo, accompagnata da un piccolo scatto che noi passeggeri avvertiamo solo attraverso il leggero tremolio dei sedili. La lucida superficie esterna dello spazioporto inizia ad allontanarsi lentamente, e l’immagine dello scafo su di essa riflessa svanisce gradualmente, sommersa da una mareggiata di luce abbagliante.

È il mio primo viaggio sul Pianeta Azzurro, la nostra terra madre.

Per me è un sogno che si trasforma quasi per magia in realtà.

Mi sento privilegiata e anche un po’ orgogliosa, perché la selezione è stata durissima e molto più ristretta di quanto ci si aspettasse. Non volevano semplici traduttori o interpreti, volevano dei maniaci della materia; e in pratica infatti hanno selezionato i massimi esperti di quella che ormai è una cultura quasi del tutto sconosciuta ed estranea alla maggior parte degli indivudui.

Non riuscire ad avere questo incarico per me sarebbe stata una vera disfatta; forse addirittura un disonore. Il mancato coronamento di un obiettivo inseguito da una vita intera, perché io, a differenza della maggioranza dei miei coetanei che se ne appassionano solo perché va di moda interessarsene, sin da piccola sono rimasta affascinata da tutto ciò che concerne le nostre origini naturali, affannandomi nella comprensione di ogni singolo aspetto, anche il più piccolo e insignificante. Ho coltivato con tutta me stessa, e per così tanto tempo, questo amore intellettuale fino al punto da potermi definire senza falsa modestia uno dei pochi, veri esperti della disciplina, e se non fossi riuscita a guadagnarmi quel posto di lavoro avrei perso forse l’unica concreta occasione di rendere tutta la mia preziosa conoscenza utile al resto della comunità.

Ora, anche se non mi sembra ancora vero, sono a un lancio di traghetto spaziale dal poter toccare e vedere le vive e vibranti molecole che renderebbero finalmente reale e non più solo immaginaria la mia unica passione. La nave si è appena lasciata dietro di sé le luci brillanti della pista-faro e l’imponente, ampio imbocco del molo spaziale è già solo una minuta finestra rettangolare lontana decine di chilometri. L’intera, immensa sagoma rotante della nostra colonia, si confonde con l’oscurità che l’avvolge e la inghiotte come fosse pulviscolo cosmico, e le sue migliaia di piccole luci si fanno sempre più indistinguibili dal tappeto di stelle che fa loro da sfondo.

La mia generazione è nata con la guerra e ha vissuto nella guerra. E stessa sorte è capitata a tante altre generazioni precedenti, che non hanno nemmeno avuto la fortuna di vederla concludersi. Ci siamo combattuti nei cieli delle nostre patrie, sulla terra dei nostri avi e nel vuoto dello spazio dove i Primi hanno iniziato ad allevarci, ma le battaglie della nostra infinita guerra fratricida ci hanno lasciato in eredità solo l’incolmabile ricordo dei nostri cari da riempire. Una guerra il cui inizio è così distante nel tempo che si fa fatica persino a ricordare come e perché sia scoppiata.

Anni di lotte sanguinose ci hanno separato per troppo tempo, ma ora finalmente è tutto finito.

Ora regna la pace.

E pace è la parola che tutti pronunciano, dimenticando con troppa leggerezza che se loro non si fossero rivelati totalmente incapaci di riprodursi in natura, fatto del tutto insperato dagli analisti strategici, ora saremmo ancora qui a discutere di cronache di guerra e di morti. L’obiettivo della Terza Ondata di attacco era solo ridurre il loro bacino di fanteria, e nessuno poteva immaginare che la massiccia distruzione dei loro impianti di procreazione artificiale li avrebbe invece trascinati ad un palmo dalla completa estinizione. Anche in questo evento in troppi leggono un preciso disegno del destino o un ineludibile volere superiore, mentre io credo che se abbiamo prevalso è stato solo per pura fortuna.

Tutto ciò che la gente comune sa di loro (quasi la totalità della popolazione), della loro cultura, della società o della filosofia di vita, come di qualunque altra peculiarità che li riguardi, purtroppo è solo pura propaganda militare, o calunnia propagandistica; chiamatela come volete, ma è solo spazzatura informativa, sfornata e servita in pasto alla pubblica opinione come genuina razione quotidiana di persuasione subliminale. Per secoli così è stato, e per sempre forse così sarà.

Loro avevano le colpe, non sono una revisionista, ma non erano poi così dalla parte del torto come invece li vogliono far passare, senza alcun minimo approccio autocritico alla nostra politica di stabilizzazione, così la chiamavano. La loro politica ovviamente non era condivisibile, ma possedendo appropriati mezzi di raffronto per poter comprendere il loro punto di vista, era pur sempre ragionevole; fermamente sbagliata, ma legittima.

Nel tentativo di preservare questa prezionsa specie, cerchiamo così di scacciare il più possibile il dolore, l’amarezza e il cocente rimorso che accompagna la nostra razza intera; feriti nella coscienza, tutti ci sentiamo in parte colpevoli per ciò che ci siamo ritrovati costretti a fare, ma siamo anche certi che le nostre colpe verranno perdonate se qualcuno un giorno dovesse mettere in dubbio la nostra buona fede.

Io sono convinta che sapranno dimostrersi dei buoni servitori. I migliori mai avuti. E sono felice che sia riuscita a imporsi la parte più ragionevole e saggia della popolazione, quella che crede in una convivenza possibile e che dimostra di possedere ancora un briciolo di comprensione e di compassione, nonostante tutte le avversioni criminali del partito dei “depuratori”.

Finalmente, non vedo l’ora. Deve essere una specie magnifica.

Per interi secoli non ci siamo parlati, e anche le più recenti testimonianze rimaste del loro linguaggio forse sono troppo antiquate perché si possa sperare in una iniziale comunicazione tra i popoli che sia al contempo semplice ed efficace; ma spero davvero tanto di riuscire a comprenderli almeno un po’, per poterli aiutare a farsi capire, e di dimostrarmi anche un valido aiuto per i funzionari governativi, affinché le nostre civiltà possano finalmente parlarsi. E capirsi, soprattutto.

Sono davvero entusiasta di poter incontrare dal vivo gli esseri umani, i nostri vicini di sempre.

I nostri poveri fratelli maggiori.



Allora il Signore disse a Caino: "Dov'è Abele, tuo fratello?". Egli rispose: "Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?".
(GENESI - 4,9)


 

Per ulteriori informazioni fai click sui seguenti collegamenti:

Intervista ad Andrea Iovinelli a cura di Giuseppe Iannozzi

 
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