Intervista ad Andrea Iovinelli: G. Iannozzi



 

INTERVISTA AD ANDREA IOVINELLI

ALIENE UMANITÁ DI ANDREA IOVINELLI, PRIMO TITOLO PUBBLICATO DA LIBERTY


Andrea Iovinelli1. Andrea Iovinelli, chi è in realtà l'autore di "Aliene Umanità"?

Brr... mamma mia! Non sono proprio Nessuno, ma non si pensi nemmeno che io voglia far riferimento a Ulisse, per carità. Sono un semplice aspirante scrittore (o sognatore, scegliete voi). Il mio sogno è quello di guadagnarmi da vivere scrivendo, qualsiasi cosa, di qualunque media, anche se devo ammettere di avere un certo debole, una predilezione spudorata per il fumetto: praticamente sono cresciuto a pane, nutella, fumetti e cartoni animati, e fare lo sceneggiatore di fumetti per me sarebbe proprio il massimo, non chiederei altro dalla vita.



2. Potresti descrivere ai lettori di INTERCOM perché la scelta di un titolo come "Aliene Umanità"? É un po' come una dicotomia, non trovi?

Più che una dicotomia, "Aliene umanità" a mio modesto avviso è un bellissimo ossimoro, la contrapposizione per eccellenza di due concetti contrari. Cosa c'è di più estraneo a un essere umano? Un alieno. Ma la locuzione nelle mie intenzioni vuole esprimere anche un’immagine un po' più sottile e rarefatta, e cioè il fatto che, come purtroppo possiamo constatare dalla vita di tutti i giorni, spesso l'alieno, l'essere mostruoso e disumano, quello di cui dobbiamo avere più paura, siamo noi stessi, intesi sia come razza che come singoli. Il titolo poi nasce dalla semplice esigenza di trovare un filo comune che unisse anche solo idealmente tutti i racconti dell'antologia. Mi sono messo a cercare dei temi che fossero simili o che si ripetessero nei vari racconti, e ho visto che più di ogni altra cosa erano legati assieme da questa idea dell'essere maligno, del "mostro" presente nei nostri vicini, o in chi credevamo ci volesse sinceramente bene, che tornava più volte. Una scoperta che ha sorpreso anche me, come se del tutto inconsciamente avessi voluto trattaare quell’argomento nello specifico, quando invece non è affatto così.

3. "Aliene Umanità" accoglie otto racconti originali: "Tempo di vendetta", "Ladri d'anima", "Guarda in alto!", "Come nei peggiori incubi", "Diritto di libera estinzione", "Donna di picche", "Vento, la mia prigione" e "Mala tempora". Vorresti raccontarli ai lettori di INTERCOM. Come sono nati?

Gli otto racconti sono nati in un arco molto dilatato di tempo, e diciamo che sono una piccola selezione di quelli che, sentendo anche il giudizio di chi mi legge, reputo i migliori racconti che io abbia scritto finora. Non sono quindi nati con il preciso intento di metterli insieme poi in una raccolta, ma di volta in volta, separatamente e in modo autonomo. Penso sarebbe noioso e poco illuminante illustrare il contenuto o la genesi di ognuno di essi, una cosa che in realtà mi ero ripromesso di fare per inserirla all’interno del mio sito, insieme ad altre duecento cosette circa, e penso sarebbe stato carino e interessante. Poi... eh-ehm, forse non dovrei dirlo, perché non mi mette certo in buona luce, ma ho scoperto che di gran parte degli otto racconti non ricordo quasi nulla di come siano nati. Se avrò tempo, chissà... La mia scrittura comunque è un "parto" che diluisco di proposito nel tempo, perché spesso mi capita che l'idea, quella davvero buona, mi venga mentre sono nel bel mezzo della storia, come una sorta di folgorazione, un'illuminazione spirituale che ti apre le porte della narrazione, e magari essendo tutt'altra cosa rispetto all'originale mi costringe a ricominciare daccapo. Un'esperienza quasi mistica che credo sia comune alla maggioranza degli scrittori, in seguito alla quale inizi a scrivere spasmodicamente e non vorresti più fermarti per paura di perdere il "tocco magico".

4. I tuoi racconti traducono il lettore in un mondo fantastico (o possibile): è credibile dire che con questi racconti Andrea Iovinelli abbia voluto lanciare un messaggio sociopolitico? O è puro amusement?

Oddio!, no, no! Nessun "messaggio". Io sono molto genuino, diciamo così. Quando scrivo, non penso a finalità precise; mi viene l'idea, mi piace un personaggio o una particolare storia, e la racconto. Basta. Le uniche domande che mi pongo sono: mi piacerà scriverla, mi divertirò? E poi: è una storia che potrebbe appassionare chi la legge? Se sento che uno di questi due elementi potrebbe non concretizzarsi, lascio stare e penso ad altro. Non credo nella scrittura "sofferta", la lascio agli altri. Io mi devo divertire, mi devo appassionare a quello che scrivo, altrimenti proprio non ci riesco, non butto giù neanche due righe. Questo, naturalmente, finché lo faccio per passatempo. Come professione sarebbe un discorso diverso e più complicato.

5. Questa è una richiesta cattiva: il racconto che preferisci in assoluto in "Aliene Umanità" e perché.

Più che cattiva, è difficile. In genere, quelli che riscuotono più apprezzamenti sono "Tempo di Vendetta" e "Guarda in Alto!". E forse quest'ultimo, essendo il più lungo e quindi anche quello che mi ha permesso di spaziare un pochino di più, è quello che più di ogni altro risveglia in me delle buone sensazioni. Se penso alla storia, mi scappa un sorriso, e questo è bene. È completo, dettagliato, e con la giusta dose di "sense of wonder", che io tento sempre, quando il contesto lo permette, di imprimere alle storie. Adoro quella percezione impalpabile e indefinibile di ritrovarsi di fronte a un qualcosa che suscita in noi immagini, sogni, visioni fantastiche, il "senso del meraviglioso" per l'appunto, che è tale proprio perché unico e indescrivibile. E a me sembra che in "Guarda in Alto!" ci sia. Il mio sogno sarebbe poterlo trasporre in fumetto, e penso che sarebbe stupendo! ;-)

6. Il tuo stile è molto fluido, immediato. Dimmi qualcosa di più.

Ti ringrazio, per me è un complimento, perché io miro a una scrittura semplice, possibilmente senza scadere nel banale, ovvio. La lettura deve essere chiara, leggera, diciamo anche facile; non c'è bisogno di paroloni mirabolanti o frasi iperboliche per creare immagini forti. Quelle o ci sono o non ci sono e spetta allo scrittore il difficile compito di descriverle nel modo più affascinante, diretto e comprensibile. Sia chiaro, non sono io a dirlo, ma Calvino nelle sue stupende Lezioni Americane, uno splendido libro che io consiglio caldamente a tutti, aspiranti scrittori e no. Personalmente credo di non avere un mio preciso stile narrativo, e che la mia scrittura sia ancora molto ingenua. In questo senso devo lavorare sicuramente ancora parecchio. Come qualcuno molto illustre mi ha detto, a volte appare un po' troppo "sciatta", a causa di un certo semplicismo nella descrizione di ambienti o personaggi, e non posso non dargli ragione. Andrebbe rafforzata, avrebbe bisogno di un corpo più robusto e più riconoscibile, se possibile (e se si è capaci di farlo), fino a farne una scrittura che abbia una precisa e inconfondibile impronta personale. Caricarla di "immagini personali", come mi ha suggerito il grande e saggio Vittorio Curtoni commentando, suo buon cuore, "Tempo di Vendetta", e quindi maggiore cura e impegno, in una continua rielaborazione - alla ricerca della lingua personale dell'autore. A ciò bisogna mirare - (testuali parole del Curtoni). In una parola, lavorare.

7. Come ti sei avvicinato alla fantascienza e perché?

Perché?! Ma perché la FS è fantastica! In realtà non lo so nemmeno io... Il mio amore per questo genere è innato, non l'ho acquisito col tempo. E d'altraparte il mio sogno da piccolo (ma lo è anche adesso) era fare l'astronauta... Il primo avvicinamento davvero importante e tangibile penso sia stato a Star Wars. Quando uscì io ero un bambino di 5 anni e puoi immaginare l'impatto che ebbe sul mio mondo fatto di fantasie e giocattoli, con tutte quelle astronavi fantastiche e quei pupazzetti in plastica magnifici. Ce li ho ancora, da qualche parte... So che con questa affermazione non farò felici molti cultori dei classici della SF, ma ripensandoci SW in fondo riproponeva in chiave moderna i temi classici dell'avventura epica, di quel "senso del meraviglioso" che citavo sopra e che mi affascina tanto, ed è quindi naturale che mi abbia colpito così nel profondo. Loro, i cultori di cui sopra, so che rabbrivideranno a un simile accostamento, ma io ce lo vedo. Poi è venuto il fumetto, con Nathan Never, e devo dire che è stato un tassello fondamentale per il mio avvicinamento lento ma graduale alla vera SF, quella che adoro, che più mi affascina e di cui godo maggiormente, cioè la fantascienza narrativa.

8. Oltre alla letteratura di genere, c'è qualche autore mainstream che ha influenzato il tuo modo di percepire il mondo e quindi tradurlo in un contesto fantastico?

Potrei fare lo snob, e dirti che non la leggo perché mi annoia. Non è così. In realtà, anche se vorrei tanto farlo, purtroppo leggo pochissima letteratura mainstream, per mancanza di tempo e di possibilità. Aggiungici poi che le mie lacune in fatto di cultura umanistica sono abissali... e la depressione mi assale senza scampo. Tento di recuperare tutto il tempo perduto, pizzico qua e là, ma è davvero impossibile colmare le falle di chi come me ha iniziato a leggere seriamente dopo i venti anni, e che per di più si è perso anche quel poco che avrebbe potuto imparare se avesse fatto studi classici, invece di diventare un ragioniere.

9. Oggi, sono in tanti che si avvicinano alla letteratura di genere e si mettono alla prova producendo lavori egregi, che, purtroppo, o per fortuna, rimangono confinati nel Web. Tu sei evaso dal web, hai cercato un pubblico più vasto. Secondo te è giusto che lo scrittore debba autoprodurre il proprio lavoro, affinché possa raggiungere una fascia di lettori più vasta rispetto a quella che potrebbe avere se i suoi scritti venissero esclusivamente messi on line?

Paradossale, no? Evadere dal Web, dove in teoria potrebbero leggerti anche decine di migliaia di persone, per "confinarsi" a poche centinaia di lettori pubblicando su carta. È assurdo, ma è la realtà. La stessa realtà che dice in modo inequivocabile che leggere sullo schermo dei racconti è terribilmente faticoso e scomodo, per ora; fino a quando sarà così, e non sarà quindi facile e comodo leggere su uno "schermo portatile", non c'è verso e neanche motivo perché debbano cambiare le cose. Io quindi non sono "evaso" per poter raggiungere un pubblico più vasto (figurati!), ma solo per rendere le mie storie semplicemente leggibili. Finora non lo erano.

10. Quando hai pensato a "Aliene Umanità", ti sei ispirato a qualche autore in particolare per dar corpo ai tuoi racconti? Oppure sono nati di getto?

Come ho detto prima, non ho pensato ad "Aliene Umanità" come a un progetto organico, ma è venuto poi. All'origine non c'è l'idea dell'antologia, ma i singoli racconti sono nati uno alla volta del tutto staccati l'uno dall'altro. Nei singoli racconti magari c'è l'ispirazione venuta da un autore o un opera specifica: in "Come nei peggiori incubi" per esempio, l'ispirazione m'è venuta leggendo quel capolavoro unico che è Il Gioco di Ender, ed è dichiarata nella dedica finale. Di getto poi, ahimé, non so gli altri, ma a me non nasce proprio un bel nulla. Ci vuole studio, impegno, analisi. E poi tanta pazienza e tantissimo spirito autocritico.

11. A questo punto, non posso esimermi dal chiederti quali sono i tuoi autori preferiti e perché, ovviamente.

Tanti. Finirei per scrivere un saggio... così citerò solo gli autori di SF narrativa. Vediamo, parto da Walter Jon Williams, perché mi ha profondamente colpito con Aristoi, e proseguo con gli innamoramenti più freschi: una mia recente scoperta è Simak, di cui ho letto pochissimo, ma quel poco ha suscitato emozioni fortissime, grande forza narrativa e coinvolgimento massimo; poi Alfred Bester che con La Tigre della notte mi ha lasciato senza fiato, e Fredric Brown, di cui mi sto gustando piano piano l'ultimo Millemondi a lui dedicato. Il primo in assoluto fu l'immancabile Asimov, che ammiro tantissimo nonostante siano in tanti a bistrattarlo, e ancora come potrei non citare Heinlein o Bradbury, e ancora il più recente Gibson o l'inarrivabile Dick, l'avvincente C.J. Cherryh o Dan Simmons, il vecchio Jack Williamson e Kurt Vonnegut. Last but not least, direi l'unico, imprescindibile, stupefacente Richard Matheson; il suo I Am Legend è indescrivibile.

12. La fantascienza italiana, a mio avviso, tolto qualche grande nome, non gode di ottima salute: il pubblico è abbastanza refrattario nei confronti degli autori italiani di fantascienza. Tu cosa ne pensi?


La penso come te. E non ne capisco il motivo. C'è chi dà la colpa agli autori, chi ai lettori e chi agli editori. Io penso che siano correi, tutti e tre all'incirca con la stessa percentuale di colpa. Gli editori, perché non hanno il coraggio e la voglia di investire negli italiani, senza capire (o facendo finta...) che gli autori autoctoni, molte volte, sono migliori degli stranieri e che a lungo andare potrebbero ripagarli di introiti maggiori; nei rari casi poi in cui l'investimento avviene, vengono spesso promossi diciamo... in modo piuttosto "bizzarro". Gli autori, perché troppo spesso si crogiolano nella loro stessa presunta arte, invece di restarsene un po' più con in piedi per terra, e forse ne guadagnerebbero tutti; mi spiego meglio: ben venga la fantascienza italiana, con le sue caratteristiche, le sue peculiarità e le sue bellissime differenze da quella anglosassone, io sono il primo a sostenerne il diritto di esistenza, ma non ci lamentiamo però se poi non vende... è naturale che sia così, perché da cinquant'anni ad oggi il lettore medio di SF è abituato a leggere altro e, purtroppo, solo quello vuole, magari anche da un autore italiano. I lettori infine, che ricollegandomi a quanto detto sopra, non si evolvono, non maturano narrativamente e rimangono chiusi nella loro nicchia fatta solo di autori americani e inglesi; non cercano, non si incuriosiscono intellettualmente, ed è un gran peccato perché se solo sapessero cosa si perdono... Io spero con tutto me stesso che qualcosa si smuova, anche perché ne sono direttamente interessato, e qualche buon segno incoraggiante, seppur timido e necessariamente prudente, per fortuna c'è.

13. Credi nella commistione fra generi letterari? Ovvero, a tuo avviso, oggi è possibile scrivere fantascienza inquinandola con stilemi avantpop, gotici o espressamente mainstream?

Tutto è possibile. È possibile anche scrivere delle cose assolutamente illegibili. Io credo che la commistione di diversi generi sia già radicata nella definizione stessa di fantascienza, che è molto vasta e variegata: nella FS c'è spesso il giallo, il fantasy o l'horror, e questo fin dalla sua nascita e dall'epoca della "golden age" americana. Personalmente credo che non debba essere solo possibile ma che sia, la dove si riesca a trovare la giusta amalgama, addirittura auspicabile, perché porta varietà, freschezza e originalità al racconto, oltre alla non trascurabile possibilità di coinvolgere un numero maggiore potenziale di lettori.

14. La tua è fantascienza pura o... C'è di mezzo qualcos'altro? Io penso che tu sia un tradizionalista, ma forse mi sbaglio.

No, no, tradizionalista mi sta bene come definizione. Anche se poi tendo a mischiare molto il genere con i suoi sottogeneri e con le influenze più disparate di tutti gli altri tipi di narrativa di genere. Con "fantascienza pura" non vorrei si fraintendesse però, magari intendendo la "hard science-fiction"; non sono né uno scienziato né possiedo cognizioni che mi consentano di essere uno scrittore "tecnico-specialistico", anche se sono un appassionato di scienza e conoscenza in generale.

15. Ritornando a parlare del tuo stile, nei tuoi racconti ho notato che privilegi periodi brevi, quasi latini. É una tua scelta stilistica votata alla chiarezza e quindi all'immediatezza? O piuttosto è stata una necessità dettata dal pubblico, che ama che si arrivi subito al "clou" senza troppi giri di parole?


È semplicemente una mia scelta, punto. Una mia caratteristica, se vuoi. Il pubblico per ora non ce l'ho, e se mai un giorno sarà così cortese da dettarmi le sue necessità, io sarò lieto di accontentarlo. ;-)

16. L'introduzione a "Aliene Umanità" è firmata da Ade Capone, che cita Stephen King: "scrive non chi sa scrivere, ma chi ha voglia di scrivere". Tu cosa ne pensi?

Penso che sia inconfutabile. Al di là di ciò che comunemente si pensa, scrivere è un lavoraccio. Mentale, certo, ma un gran bel duro lavoro. Sempre meglio che spalare letame, o scavare 2000 metri sotto terra con 40 gradi centigradi, intendimoci... ma è pur sempre un lavoraccio. Che però mi piacerebbe tanto fare. ;-D

17. Prova a coniare uno slogan che invogli i potenziali lettori a far proprio "Aliene Umanità"?

Mmm... vediamo. Più che uno slogan voglio lanciare una proposta, o una sfida: comprate "Aliene Umanità", leggetelo, ponderatelo e valutatelo. Se non troverete nemmeno un racconto che vi sia piaciuto, sono pronto a rimborsarvi il 50% del prezzo di copertina. A pagina due trovate la mia e-mail... scrivetemi. Basta che siate onesti però, e non troppo severi. Non dimenticate di considerare che sono pur sempre un esordiente, caspita! (mah!, speriamo che la leggano in pochi, 'sta intervista... :D)

18. Quanto c'è di "alieno" e quanto di "umano" nella tua antologia? In che proporzioni, come e perché...

Cinquanta e cinquanta. La parte aliena è la parte oscura, mascherata di noi stessi. Quella che non mostriamo, ma che è ben presente, nascosta nel subconscio e pronta a saltare fuori al momento "giusto". Quando c'è il momento estremo, l'apice, quando scatta qualcosa di irreversibile nei nostri "schemi di pensiero" e la coscienza viene meno, e non è più possibile trattenere la rabbia che tutti noi abbiamo dentro, ecco che salta fuori l'animale, anzi, la bestia che è in noi. L'alieno appunto. Né più né meno quanto l'alien di Ridley Scott...

19. Pensi che la fantascienza moderna - soprattutto quella italiana - abbia (e sia ancora capace) di esprimere qualcosa? Ritieni che possa far divertire i suoi lettori, ma anche di instradarli verso una analisi critica della propria umanità?


Ci mancherebbe, c'è un'infinità di cose da dire. Basta volerlo. Chi sostiene il contrario, secondo il mio modestissimo parere, o è perché non ha più idee in generale, e il suo attegiamento da disilluso allora vale per qualsiasi altra cosa, o è perché non ha più voglia di sforzarsi di averle. La fantascienza, e non lo scopro di certo io, è il palcoscenico ideale per rappresentare la società contemporanea. È uno specchio dell'oggi che offre spunti di critica e ipotesi di analisi come nessun altro genere, e questo avviene soprattutto nella narrativa, o nel fumetto, dove tutto o quasi è possibile e rappresentabile, basta immaginarlo. Poi per quanto riguarda il discorso "divertimento", io penso che si tratti sempre di un rapporto a due, tra lettore e scrittore. L'autore può dare alla storia un'impronta profondamente seria e impegnata quanto vuole, può mostrare una via e suggerire percorsi, ma poi spetta sempre a chi la legge trovare i giusti punti di raccordo che lo stimolino nella riflessione. Se questi mancano nelle sue idee, c'è poco da fare... E lo stesso dicasi per la parte ludica: se egli cerca nel testo donnine discinte, astronavi che sparano contro alieni mostruosi ed eroi senza macchia e senza paura, e cerca solo quello, non riuscirà mai a vedere nulla che gli possa fornire anche solo un piccolo insignifcante spunto di riflessione. E viceversa. Ognuno alla fine vede in ciò che fa o legge qualsiasi cosa e il contrario, e capire quindi quanto l'opera di autore sia "impegnata" o "leggera", resta e rimarrà sempre, a mio avviso, una questione strettamente e meramente personale. La cosa più stupida e melensa per l'uno, potrebbe benissimo essere la più intima e profonda per l'altro. Così la penso... ora accoltellatemi pure.

20. Scrivendo i racconti che compongono "Aliene Umanità", quali difficoltà hai incontrato? E se non ne hai incontrate, perché?

Principalmente difficoltà di "costanza". Per scrivere bene ho bisogno di tranquillità ambientale, serenità mentale, tempo a sufficienza e un bel po' di stimoli e determinazione. Quasi mai questi fattori sono presenti tutti assieme, ed è allora che DOVREBBE subentrare la costanza, la metodicità del lavoro. Mettersi alla tastiera anche quando non ti va, quando ti fa male, e ti viene il mal di stomaco anche solo a pensarci... ecco, questo mi manca. Non ci riesco, e così se non ci sono tutte le condizioni ideali spesso non riesco a scrivere. Magari scrivo, certo, ma delle cose oscene.

21. La pubblicazione... Oggi, purtroppo, gli editori prestano poca o nessuna attenzione agli autori esordienti. Perché accade tutto ciò? Anche ieri non era diverso, forse si aveva più voglia di "scoprire" giovani talenti, ma non penso che le cose da qui a cinquant'anni fa siano cambiate di molto. Ma tu, alla fine, con grande coraggio, hai pubblicato, hai creduto in te stesso ed hai investito tutto te stesso per dar vita a "Aliene Umanità". É stato un atto d'amore nei confronti di te stesso o hai giocato l'ultima carta che ti rimaneva da giocare?

L'ultima carta! Cavolo, mi dai per stecchito ancor prima di cominciare! Vabbè che c'ho anche io i miei bei capelli bianchi, ma da qui a darmi per finito! Se con "atto d'amore nei miei riguardi", intendi avere la soddisfazione di vedere un libricino con su scritto il proprio nome, sì, l'ho fatto anche per quello. Mi servono stimoli, l'ho detto. Il motivo primario però era promuovermi, o perlomeno provare a farlo. E ringrazio Ade Capone di avermi dato la preziosissima possibilità di farlo. Il coraggio non l'ho avuto solo io, ma anche e soprattutto Ade; in questo gioco, è lui quello che rischia di più: io posso rischiare di essere ignorato, lui può anche rischiare di perdere la reputazione. Io mi sono solo messo in gioco, cosciente di correre un rischio, certo... Ma come si dice, "chi non risica...", e siccome io ho abbastanza voglia di rosicare, non mi tiro indietro.

22. Una domanda che rivolgo a tutti gli amici: se Andrea Iovinelli si guardasse allo specchio, quale domanda rivolgerebbe a se stesso?

Questa te l'ha passata Marzullo, ammettilo... La prima cosa che mi viene in mente è: "ma mi devo fare la barba anche stamattina?". La seconda invece è quella che mi faccio quasi sempre: "sicurosicuro di non conoscere il segreto della pietra filosofale e l'ubicazione della sorgente dell'eterna giovinezza?". La terza: "ha senso scrivere questa risposta visto che molto probabilmente nessuno arriverà mai a leggere la mia intervista fino a questo punto?"

23. Qualche rimpianto? Se potessi tornare indietro nel tempo, cosa non rifaresti e cosa invece faresti ancora pur sapendo che in futuro avrai a pentirtene?

Rimpianti sì, tanti, come tutti, ma non vorrei mai cancellarmi dalla memoria, perché testimoniano i nostri errori, sono parte del proprio bagaglio di esperienze e senza di essi continueremmo a commettere gli stessi errori. Se potessi tornare indietro nel tempo invece, mi memorizzerei per beninino l'ultima cinquina estratta sulla ruota di Roma e poi, una volta tornato indietro, me la rigiocherei! :p

24. I tuoi progetti editoriali per il futuro... Prossimamente Andrea Iovinelli cosa ci regalerà? A cosa stai lavorando?

Mi spiace, non regalerò proprio niente, non me lo posso permettere! Scherzi a parte... progetti tantissimi, così come le idee ancora allo stato embrionale. Anche troppe, visto che non riesco a decidermi su che cosa lavorare. Nel prossimo futuro ho intenzione di alternarmi tra fumetto e narrativa, e così scriverò un soggetto e un racconto, un soggetto e un racconto, e così via. Ideare e scrivere soggetti forse è ancora più impegnativo del lavoro da svolgere su un racconto, soprattutto se si tratta di creare mondi nuovi, dove c'è bisogno di descrivere minuziosamente i più piccoli dettagli, gli ambienti, i personaggi, e anche se poi a chi li legge interessa vagamente solo la storia. Il tutto porta via un sacco di tempo e questo inevitabilmente mi spinge a prediligere quasi sempre i "semplici" racconti. Mi sono imposto questa regoletta proprio con l'intenzione di proporre in giro un po' di idee a editori di fumetti... e vediamo un po' se ne esce fuori qualcosa. Non sarebbe la prima volta, è una vita che ci provo! Ho appena finito una piccola sceneggiatura di 4 pagine per un promettente disegnatore romano con cui sto collaborando. Dovrebbe essere impegnato nella realizzazione delle tavole, e spero presto di poterle mettere online sul mio sito. L'idea è realizzare una specie di "episodio pilota", con un finale apertissimo, una specie di vetrina per una possibile serie futura. Speriamo piaccia. Ora ora invece sto ricaricando le pile, e mi sto nutrendo di fantasie altrui da cui poi trarre ispirazione (in pratica, sto cercando la storia giusta da scopiazzare... ;-p).

25. Ho posto tante domande, ma forse ho dimenticato di porre quella fatidica, quindi ti lascio libero di parlare di "Aliene Umanità" a ruota libera... Dì tutto quello che vuoi senza tentare di autocensurarti!

Farò un appello.
Carissimo signor Steven Spielberg, la ammiro molto. Se in futuro desiderasse adattare una delle mie storie per un suo film, sarei molto lieto di cederle ogni diritto di sfruttamento. In cambio, mi accontenterei anche solo di un paio di milioni di dollari. Grazie.

26. Stavo per chiudere questa intervista, quando mi è venuta improvvisa ispirazione. Nel racconto "Donna di picche" dici: "Aspettavo con ansia questa tua decisone./ Hai fatto la cosa giusta, non temere... A te dunque, Tyra, il nostro dono di fratellanza./ Ciò che ti offriamo è la tua Verità./ A te farne l'uso che ritieni più equo./ A te il saluto degli Abele." Devi sapere che io sono un po' ottuso e non ho capito cosa hai voluto esprimere... Saresti così gentile da volermi spiegare il significato di queste parole, del messaggio che il racconto racchiude nel suo "cuore di picche"?

Be', in effeti quello è il racconto più criptico, me ne sono reso conto e, incredibile a dirsi, è anche piaciuto! Io mi aspettavo un bel po' di insulti e minacce... e invece è andata bene. Mettiamo però uno SPOILER, non si sa mai. L'intuizione, perché questa devi avere per comprendere appieno il racconto, sarebbe quella di un'entità informatica superiore e autocosciente, un network formato da tutti gli individui che possiedono una certa percentuale di innesti cibernetici. Una specie di coscienza comune superiore. In quel passaggio che citi, l'Entità si manifesta palesemente a Tyra e le svela l'identità di chi ha attentato alla sua vita. Quanto agli "Abele", un semplice nomignolo per identificare una razza di individui scacciati o uccisi dai suoi più stretti "fratelli", gli uomini al naturale. Ti ho chiarito le idee oppure ho creato più confusione di prima?

27. Grazie Andrea, sei stato gentilissimo. Hai sopportato e vinto questo tour de force di domande non molto cattive, ma neanche troppo leggere. Ne sei uscito a testa alta, ma io non nutrivo dubbio alcuno in merito. "Aliene Umanità" è opera che merita veramente di esser letta con profonda attenzione. In bocca al lupo...


Crepi il lupo. Sono io che ringrazio te, infinitamente, e soprattutto ringrazio chi ha dimostrato tanta curiosità e coraggio da arrivare a leggere interamente questa lunga intervista all'esimio signor Nessuno. Grazie ancora.

Domande a cura di Giuseppe Iannozzi per INTERCOM


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