Getter Robot Saga

Sopravvivenza e fanatismo


di Davide Siccardi


cover n.1 del mangaE’ in corso di pubblicazione, per i tipi della Dynamic Italia, Getter Robot Saga. Rivisitazione di Go Nagai della sua stessa serie “pioniere dei robot trasformabili” Getter Robot, si tratta di un’ operazione simile a Mazin Saga (pubblicato in Italia sempre sulla collana Dynamic Manga).
Giunti al sesto volume dell’edizione italiana , dunque alla fine dei primi due cicli narrativi, vale la pena fare il punto sui caratteri essenziali delle serie e sulle loro differenze. Non è il caso di soffermarsi più di tanto, invece, sul confronto tra la vecchia serie a cartoni animati e la nuova serie a fumetti: un po’ perché i redazionali dell’edizione italiana del manga sono più che esaurienti a riguardo (le mille versioni di Getter Robot vengono presentate e confrontate in maniera efficace ed esaustiva), un po’ perché è sufficiente dire che il manga ha una componente ideologica decisamente più marcata ed è decisamente più violento ed esplicito che non il cartone animato. Vale la pena, insomma, passare direttamente al dettaglio delle “nuove” vicende di Getter Robot.

Nel “numero uno” della collana, ci viene mostrato il primo esperimento riuscito di utilizzazione dell’energia getter. Un po’ come accadeva con la “Super Materia” che rendeva l’armatura di Mazinger Z, in Mazin Saga, qualcosa di simile ad uno strumento divino, l’energia getter viene sfruttata per rendere funzionante e terribilmente efficace il robot composito Getter: il gigantesco robot, ideato dal professor Saotome, scopriamo essere stato costruito per fronteggiare la minaccia del popolo Hachu.Prof. Saotome
Hachu, in giapponese, significa “rettile” ed infatti questo minaccioso popolo altro non è che l’antichissima stirpe di rettili evoluti (vagamente umanoidi) che dominava la Terra prima della venuta dell’uomo.
“Molto prima della nascita degli esseri umani, il popolo Hachu edificò sulla Terra un vero impero!”

Proclama orgoglioso Gool, il monarca della razza degli uomini rettile. Gool, che si autodefinisce “Dominatore degli Inferi” in riferimento alla locazione del suo impero e delle sue forze (centro della Terra e profondità marine), alla domanda di uno dei piloti di Getter (Ryo) “Allora per quale motivo non vi siete stabiliti sulla terraferma?”, risponde:

“A causa dei raggi cosmici!! Un giorno, i raggi cosmici che piovono sulla Terra vennero modificati da una letale interferenza... generata da un improvviso cambiamento delle macchie solari...
Per il popolo Hachu fu una catastrofe. La nostra pelle sensibile non li sopportava. Morivamo uno dopo l’altro. Grazie alle nostre immense conoscenze scientifiche... ci rifugiammo al centro della Terra. Ma molti poi vollero tornare in superficie, dove trovarono solo la morte! Tuttavia i raggi cosmici favorirono lo sviluppo di un’ altra specie. La specie delle scimmie!
Voi essere umani avete invaso il nostro spazio furtivamente. Per voi è stato facile come occupare un nido vuoto”.

Già da principio, dunque, appare chiara la matrice della serie: si tratta di una lotta per la sopravvivenza, che vede contrapposte (almeno inizialmente) le due razze dominanti sul pianeta.
Un conflitto “evolutivo” se vogliamo. I personaggi non combattono per il raggiungimento di raffinati obbiettivi politici o in nome di grandi ideali, ma semplicemente per la sopravvivenza della loro razza. Una guerra che stabilirà definitivamente quale sarà la direzione finale decisa dall’evoluzione. Dunque guerra ed ingegno scientifico come giudici delle sorti di intere specie: una sorta di darwinismo sociale che contrappone razze senzienti e non classi sociali o distinte nazioni umane.

Se in Mazin Saga era predominante il mistico (ed il tono della narrazione si adattava al tema della vicenda, spaziando dal fanta horror ad una sorta di fanta poetica tipica degli autori di sf più malinconici o apocalittici), in Getter Robot Saga è la lotta per la sopravvivenza, la guerra per la supremazia razziale tra razze predatrici, il tema dominante.
Non manca una superscienza, l’energia getter, che consente ai superuomini protagonisti delle vicende di compiere quell’ulteriore salto “evolutivo” necessario ad affrontare al meglio gli avversari rettiliformi.
Evidenti richiami alla fantascienza di alcuni autori americani: in particolare, considerate le caratteristiche fisiche e morali dei personaggi, non è poi molto azzardato un parallelo tra GRS e la narrativa di van Vogt.
Sebbene Go Nagai abbia un gusto per il grottesco che manca completamente a van Vogt, e sebbene la violenza sia decisamente più esplicita e compiaciuta nella narrativa dell’autore giapponese, non si può negare né una comunanza nel gusto per l’incessante susseguirsi di “trovate” fantascientifiche (che assumono un po’ il gusto di “epica” di mito della fantascienza: Go Nagai con i suoi gigantismi divenuti cliché e sotto genere e van Vogt con le sue “scientifiche esagerazioni”) né l’evoluzione della morale dei personaggi in relazione alla mutazione della loro condizione fisica (o meglio: una differente morale per uomini differenti dalla massa).

Ryo, nel cartoneIl protagonista, il primo ad essere scelto come pilota di una delle componenti del Getter Robot, è Ryoma Nagura.
Figlio di un noto karateka, la cui fama di scorretto e violento gli impedì di diventare maestro di un dojo (più o meno, una palestra di arti marziali), viene notato dal professor Saotome, il creatore del Getter Robot, durante un torneo di arti marziali.
Ryone irrompe sulla scena, sale inatteso sul tatami e sconfigge in un amen il più forte dei karateki giapponesi.
Selvaggio e brutale quanto e più del padre, Ryoma insegue un ideale di perfezione marziale: insensibile (anzi, insofferente) ai richiami estetici e regolamentari, ha con gli anni forgiato anima, corpo e stile di lotta (che a certi livelli può essere considerata una delle diverse qualità umane) per il raggiungimento dello scopo.

“Sembrerà che oggi sia stato gratuitamente violento... Ma pare che non ci siano avversari alla mia altezza. Le arti marziali insegnano a battere gli avversari più forti. Fin da quando ero piccolo, tu mi hai insegnato ad essere forte. Divenire sempre più forte, nel corpo e nello spirito. Questo è lo scopo dell’uomo che consacra la vita alle arti marziali.
Ricordo che all’inizio è stata dura... ho pianto, ho protestato, ma tu non hai sentito ragioni.
Mi allenavo al mare, nell’acqua... finché le mani si raggrinzivano.
Sferravo pugni alla sabbia...
Mi facevi combattere contro i cani.
A pensarci ora, mi sembra impossibile essere sopravvissuto a tanto. E tutto questo... è stato completamente inutile.
Ormai le arti marziali sono morte. E adesso cosa mi resta?! Maledizione!”

Ma quando sembra che la violenza e le sofferenze, le dolorose evoluzioni di corpo e anima, siano state inutili, ridotte ad una gloria di pochi attimi (tipico questo non delle arti marziali ma degli incontri di arti marziali), ecco che viene presentarsi una nuova, più grande, sfida. L’educazione violenta e fanatica, allora trova un più grande sbocco narrativo: un più forte uomo, ligio a nuove regole, affronta una terribile guerra evolutiva, contrapposto agli evoluti rappresentanti della razza Hachu.
Un cammino ed una “giustificazione” del severo allenamento che ricordano quelle subite dai ragazzi guerriglieri del film “Alba Rossa” di John Milius. Ancora ragazzi difficili, ancora uomini pronti a trovare il loro posto nella società nel momento del conflitto più duro. Ma non si tratta semplicemente di scontro fisico: la componente fantascientifica si esalta nel gigantismo e nell’esagerazione dei “robottoni” di stampo nagaiano. Il Getter Robot è una macchina gigantesca, composta da tre sezioni mobili (che possono essere guidate ognuna da un pilota) diversamente configurabili a seconda delle circostanze. Dunque l'evoluzione non riguarda più solo l’uomo, ma anche ciò che l’uomo costituisce. L’energia naturale “getter” viene utilizzata per animare le tre macchine guidate da piloti abbastanza forti, spregiudicati ed abili nel combattimento da capire quale migliore configurazione robotica usare in combattimento e riuscire a sfruttarla appieno.

Ovviamente Ryo Nagura non è l’unico pilota del Getter. L’equipaggio originale è completato da Hayato Jin e, per quanto riguarda il primo ciclo di storie, da Musashi Tomoe.

Hayato Jin è un ex-bambino prodigio dal quoziente intellettivo di 300.

“Quand’era alle elementari, ne parlavano anche i giornali. Alle medie lo chiamavano “Superman” per i duri allenamenti cui si sottoponeva in palestra”.

Un’intelligenza ed una forza che non trovano sfide sufficientemente allettanti nella normale vita scolastica. Hayato organizza un gruppo di rivolta studentesco:

“un gruppo molto unito, che si muove rapidamente, rendendo la vita difficile alla scuola... Questo movimento ha causato molte vittime, ma... alla fine la scuola si è arresa... evacuando l’ala dell’istituto occupata da Hayato”.

“Che ne dici, Ryo? Non sembra anche a te che sia adatto a pilotare il Getter?”

Con un po’ di sadico sarcasmo, il professor Saotome esalta le qualità violente e prevaricatorie di Hayato.
Personaggio che ha ottenuto il suo ruolo e la sua forze non con il peso di un’addestramento severo ed imposto da altri, magari nel solco della tradizione, ma sviluppando la sua forza ed allenando la sua intelligenza con rigore ed autodisciplina. Ryo, infine, riesce a convincere Hayato ad unirsi al gruppo Getter: certamente risulta decisiva l’entrata in scena degli Hachu, che attaccano il gruppo rivoluzionario da lui capeggiato.
Hayato verrà colto da follia omicida, mista a puro terrore (arriverà a farsela, letteralmente, sotto): una follia inevitabile, considerata l’intelligenza e la “pratica sul campo” del futuro pilota. Questi comprende probabilmente più di ogni altro pilota di Getter la forza e la mostruosità del nemico, proprio in virtù della sua maggior intelligenza e della sua esperienza sul campo di battaglia (Ryo, va ricordato, combatteva su ring, sebbene alle proprie regole).
Ma, probabilmente, quel che convince Hayato a rimanere nel gruppo Getter, superata la crisi di panico, non è solo un naturale istinto di sopravvivenza (per altro in più circostanze sconfessato):

“Dovresti smetterla di giocare alla rivoluzione con questi ragazzini... Il campo di battaglia adatto a te è un altro. Rassegnati a venire con me”

Gli dice, profeticamente, Ryo.
Hayato, come Ryo, troverà nella squadra Getter un ambiente ideale. Circondato da persone della sua stessa determinazione che condividono la stessa maniera di pensare, Hayato inizierà inaspettatamente ad anteporre il benessere del gruppo e di tutta la società al suo. Il teppista, rivoluzionario solo per gioco e per sfogo di talenti repressi, diverrà dunque più che patriota. Di nuovo un personaggio di Getter Robot Saga passa dalla condizione di “ragazzo difficile”, emarginato, a paladino di quanto prima disprezzava, ovvero la società in cui vive.

Vale la pena, prima di proseguire, sottolineare un aspetto del manga molto importante ma fino a questo punto dell’articolo taciuto.
Gli aspetti drammatici del fumetto, le esaltazioni del fanatismo dei protagonisti, l’efferata violenza di avversari e di eroi, sono sì usati per enfatizzare la qualità del conflitto (un conflitto per la sopravvivenza e per l’evoluzione), ma spesso scivolano volutamente nel grottesco e nell’ironico.
L’ironia di Getter Robot Saga è di grana grossa, ma indiscutibilmente è parte integrante della storia. Il pensiero di fondo della vicenda è: “e se l’uomo, oggi, dovesse correre il rischio di fare la fine dei dinosauri? e se dal passato arrivasse chi non e’ convinto che la linea evolutiva delle scimmie sia quella che deve trionfare?”, e l’autore spinge con forza sul tema del “fanatismo di razza”, perché da sempre affascinato dalle reazioni estreme dell’animo umano nelle condizioni di crisi (vedi anche Mazin Saga e Violence Jack).
E’ vero che i protagonisti principali della vicenda sono già di loro socialmente pericolosi, ma è pure vero che una volta trovata la loro collocazione nella squadra getter mutano notevolmente nei rapporti con i loro simili. Come fossero, insomma, anticorpi sviluppati dalla stessa razza umana in vista del futuro scontro. Quest’ultima considerazione non è tanto azzardata, se si pensa a quanto accade in Mazinsaga. Il protagonista di Mazin Saga, Koji Kabuto, viene scaraventato nel futuro proprio nel momento in cui l’umanità ha più bisogno di lui. Esigenze narrative si fondono a suggestioni tecno-mistiche, e questo è indiscutibilmente uno dei marchi di fabbrica di Go Nagai.

Il tratto dell’autore, estremamente semplice, molto attento alle deformazioni del viso e del corpo dovute a odio, paura e disperazione, rende con efficacia tanto l’effetto di velocità ed estrema violenza, quanto quello del grottesco e del parodistico. Ad evidenziare ulteriormente l’aspetto comico-grottesco delle vicende vi è il terzo pilota di Getter. Il primo a pilotare l’ultima componente del Getter è stato, in realtà, il professor Saotome.
Da buon stereotipo del “professore pazzo”, però, Sotome non ha il fisico adatto per resistere alla guida del Getter.
E’ allora, nel secondo numero, Musashi Tomoe, nanetto grassoccio esperto di Judo, a divenire il terzo pilota del Getter. Testimone di un “attacco evolutivo” del popolo Hachu ai danni di un villaggio, aiuterà Ryo a sconfiggere gli avversari imponendosi, bonariamente, alla guida della terza componente del Getter come sostituto del professore.

Tomoe non sarà mai un buon pilota, nonostante la buona volontà e la grande determinazione. La sua insolita corporatura e la sua volontà di riscatto, però, lo porteranno a compiere un’epica impresa nell’episodio “Il grande momento di Musashi” (Getter Robot Saga numero 4), in cui arriverà a sacrificarsi, inondando lui e gli avversari con la potente e tossica energia Getter che muove il Getter Robot, per salvare i suoi compagni d’arme.

Conflitto evolutivo, si diceva, ed a sottolineare la particolare qualità della guerra tra uomini e Hachu, vi è la maniera con cui i rettiliformi attaccano i “terrestri”: regressione dell’ambiente fino alle condizioni preistoriche (quelle ideali alla vita degli Hachu), controllo mentale degli avversari, mutazioni uomo-rettile. Ma, sebbene il Getter Robot sia stato creato per sconfiggerli, gli Hachu non sono gli unici avversari dell’umanità. Sul quarto numero di Getter Robot Saga sia gli Hachu che gli umani vengono attaccati da una terza parte: L’impero dei cento Oni.
Gli Oni sono, nell’immaginario tradizionale giapponese, demoni che appartengono al passato mitico. Evidente, si ripropone la matrice della serie: l’umanità costretta a combattere contro una minaccia giunta dal passato ed intenzionata a surclassare e sostituirsi agli uomini.
In questo quarto numero, l’ultimo a portare in copertina come titolo principale “Getter Robot Saga” (il quinto ed il sesto numero porteranno il titolo “Getter Robot G”, relegando “Getter Robot Saga” a sottotitolo), il generale Gool, al termine di una battaglia campale tra l’intero esercito Hachu ed il nuovo modello del Getter (il Shin Getter Robot), viene abbandonato dalla sua razza - guidati nella fuga verso l’antico rifugio al centro della Terra dal generale Bat - ed ucciso in combattimento dagli umani.
Ma è nello stesso numero che gli Oni si rivelano: riescono, addirittura, a condizionare mentalmente e ad aizzare contro i suoi compagni d’armi Ryo.

Demoni cornuti, mascherati da dottori rispettabili e filantropi, gli Oni agiscono sfruttando la rivalità tra umani ed Hachu. In prima battuta, approfittando dei feriti lasciati sul campo di battaglia dagli uomini: curati ed operati - a loro insaputa - al cervello, divengono a loro vola Oni o di questi schiavi.

“Certo... sarebbe stato meglio vedervi cadere entrambi, ma è vero anche... che l’impero dei dinosauri è ormai estinto! Questo facilita l’invasione del pianeta da parte nostra. Grazie anche a Getter Robot”.

Le parole dell’imperatore degli Oni, Brai1, mettono in chiaro ruolo e strategia della sedicente razza di “demoni degli inferi”. Ma chi sono gli Oni?

“Il vostro interesse mi lusinga... Visto che oggi morirete, immagino di dovervi qualche spiegazione!
... Una fiaba prima di addormentarvi per sempre!”

Proclama minaccioso Brai. Brai altri non era che un mediocre ricercatore scientifico: scelto perché di scarso valore e dunque sacrificabile, viene inviato all’interno di un misterioso artefatto rinvenuto in Antartide per studiarne le qualità. L’artefatto è, ovviamente, una nave stellare: questa - anzi, l’intelligenza aliena che la anima - reagisce all’intrusione e riversa tutte le sue conoscenze nella mente del ricercatore in una sorta di “fusione mentale”.

“Non ho mai saputo perché, ma in un attimo quell’essere mi aveva donato tutto se stesso. Compresa la sua memoria. E affidandomi la propria nave mi ordinò di combattere... combattere contro Getter Robot!”

La VHS del nuovo Getter, Dynamic ItaliaBrai crede di evolversi in una forma di vita superiore, ma come già era capitato al cugino di Hayato, in realtà, cede la propria volontà ad una creature di cui neppure conosce gli scopi. In sostanza, involve invece di evolversi.
E’ la sua bassa ambizione, dovuta alle sue scarse qualità umane (come il cugino di Hayato era il “numero due” nel movimento rivoluzionario studentesco, così Brai è l’ultima ruota del carro nella spedizione in Antartide), a spingerlo a ridursi a schiavo consapevole ed, infine, a sconfitto.
Dunque la poca ambizione viene considerata un difetto, una prerogativa tipica dei personaggi negativi. Non a caso Ryo ed Hayato rimangono teppisti o poco più fino a quando non trovano nuovi limiti con cui confrontarsi e non trovano obiettivi più grandi e stimolanti per cui combattere (addirittura, nei due volumi Getter Robot G, i due personaggi perdono molta della loro strafottenza e della loro aggressività, al di fuori delle sequenze di scontro).
Dopo l’uccisione dell’intelligenza aliena che ha condizionato Brai, la volontà dell’Impero dei Cento Oni si fa piuttosto semplice e scontata (poco fantasiosa e, dunque, a leggere tra le righe poco ambiziosa, mediocre), roba da cattivoni di Serie B: conquistare il mondo.

Go Nagai, però, rincara la dose: dato che l’effetto novità dovuto alla nuova “minaccia evolutiva” degli Oni si esaurisce in fretta, l’autore inserisce una nuova voce fuori dal coro (dunque, in sostanza, L’impero dei cento Oni assume il ruolo che in precedenza avevano gli Hachu, mentre la nuova minaccia riempie il vuoto - il “battitore libero” - lasciato libero dagli ormai predominanti Oni). Sia i Cento Oni che il Gruppo Getter, infatti, si contendono l’immenso robot Uzala.
Scoperto a seguito di un’operazione archeologica (altra costante delle serie), Uzala si ritiene fosse adorato come una divinità dai suoi stessi creatori: creatori che altri non sono che gli originari abitanti di Atlantide!
Rianimatosi di sua iniziativa, Uzala si scontrerà tanto con gli Oni quanto con gli umani. In realtà l’immenso robot altro non è che un gigantesco “freezer” armato, adattato in modo da conservare ibernati gli atlantidei.
Questi, nel pieno della loro gloria, erano stati colpiti da una terribile epidemia: da qui la decisione di ibernarsi in attesa di tempi migliori (interrompendo, così, il corso della malattia. Da notare la somiglianza con la scelta degli Hachu, che si erano rifugiati nel centro della Terra in attesa di un mutamento climatico) e quella di affondare “l’infetta” Atlantide per mezzo del gigantesco robot-sarcofago.

“...Una gravissima epidemia si diffuse tra la nostra gente... si trattava di un virus proveniente da un altro mondo contro il quale eravamo privi di difese immunitarie”

Lo scopo degli atlantidei è quello di usare i corpi sani dei terrestri in sostituzione dei loro, ormai devastati dalla malattia. Dunque, ancora una volta una “linea evolutiva” del passato torna a reclamare il suo posto sulla Terra; ancora una volta gli intenti predatori (dovuti per buona parte all’istinto di sopravvivenza di razza: gli Hachu, nel modificare l’ambiente terrestre per adattarlo alle loro esigenze fisiche; gli atlantidei “sotto ghiaccio”, in attesa di nuovi corpi da sfruttare; l’alieno, nel fondere la sua coscienza con Brei, nel tentativo di evitare l’estinzione) di razze diverse si sovrappongono, trasformando la Terra contesa (ed in particolare il Giappone) in teatro di tremende battaglie.
Per la prima volta, però, in Getter Robot G viene messa in dubbio l’integrità e la qualità degli umani. Questo avviene da un lato per mezzo degli evidenziati intenti di sopravvivenza degli atlantidei2 (in fondo altro non cercano che di salvare la loro razza da una morte orribile), dall’altro rivelando la natura nichilista dell’umanità.

“Hai tanta fiducia nei tuoi simili da non prendere nemmeno in considerazione l’idea che la bomba batteriologica sia stata concepita da mente umana?”.
Un batterio proveniente dallo spazio ha segnato la fine di Atlantide, ed un batterio di provenienza spaziale - debitamente manipolato dagli uomini - è il segnale di un’umanità dagli istinti suicidi.
Dice il professor Saotome:
“Prima o poi, il genere umano si condannerà all’estinzione con le proprie mani”

Ma aggiunge:

“Malgrado questo... noi dobbiamo continuare a combattere contro l’Impero dei cento Oni. A combattere... per la pace”.

Ecco allora come la serie “G” assuma qualità inedite: nei primi quattro numeri, a muovere Ryo e compagni erano ambizione ed istinto di sopravvivenza, misti ad un certo fanatismo bestiale riconducibile in qualche maniera a questi due stimoli. Ora permane una certa forma di fanatismo (perché la lotta contro i nemici è sempre esasperata e condotta al di la dei propri mezzi e dei propri limiti), ma vi è un cambiamento (che, forse, può essere rappresentato dalla morte epica di Musashi) nell’atteggiamento e negli ideali dei personaggi.
Raggiunta la consapevolezza che l’umanità non è altro che uno dei tanti tasselli dell’evoluzione, destinata ad estinguersi (gli indizi sono molti: il cammino dell’umanità ricorda molto da vicino quello di Hachu, Oni e Atlantidei), a fare la differenza è la maniera con cui la “vita” (nel senso di vita umana) viene spesa.
Ovviamente permane l’orgoglio di razza, ma ambizione, abnegazione ed il coraggio di combattere le proprie paure divengono ora strumenti utili più che a salvare l’umanità (destinata a strozzarsi con le sue stesse mani, presto o tardi) a mostrare le migliori qualità della razza agli avversari “esterni”.
E si tratta senz’altro di una lotta contro l’ignoto e “l’alieno”, dato che ogni momento cruciale dell’evoluzione della vita sulla Terra è stato condizionato da “eventi spaziali”. Dal mutamento delle condizioni climatiche sulla Terra (che ha portato alla fuga degli Hachu), all’epidemia spaziale, al precipitare dell’astronave dell’alieno morente che finirà con il condizionare Brei, i momenti cruciali delle civiltà della Terra si sono sempre manifestati come “scontri con lo spazio”. Una continua “battaglia con l’esterno”, che spinge i protagonisti a coalizzarsi (e non e’ un caso che il robot sia una macchina componibile capace di diverse configurazioni ed in perenne sviluppo) e ad esaltarsi nel combattere l’ignoto avverso.
Un po’ con la speranza di far vivere per un altro giorno la propria civiltà, un po’ per dimostrare a chi li osserva e manipola quale è la loro determinazione e quale è la loro risolutezza nel decidere il proprio fato.

“A voi il mio corpo serve integro, vero?
Be’ tanto perché lo sappiate, presto non lo sarà più!
...
Allora arrivederci fratelli!
Ci si rivede nell’aldilà!”
3



Note:
 
1 Brai che, per altro, non disdegna strategie molto simili a quelle degli Hachu con il condizionamento mentale degli uomini e l’uso di armi batteriologiche.

2 Agli Oni, invece, è riservata la parte dei “cattivi senza speranza”: non a caso parte del riscatto degli atlantidei l’autore lo manifesta nel dono di Uzala che questi fanno agli umani “Non dovete permettere a quella razza infernale di regnare su questo pianeta! Avete Getter Robot... e vi faccio dono di Uzala. Andate e sconfiggete il nostro nemico comune”.
D’altro canto Brei non conosce neppure i motivi che spingono l’intelligenza aliena che l’ha modificato a volere la distruzione di Getter Robot: si limita, mediocre, ad eseguire quanto gli viene chiesto.

3 (Hayato manifesta i suoi intenti suicidi agli atlantidei - mentre questi stanno tentando di aprirgli la scatola cranica - poco prima della disfatta del popolo di Atlantide per mano degli Oni)