Lo spirito nella rete

Danilo Santoni

VERDE

... ciò che non è eco

di sogno alcuno né

alcun fiorire

d'eco(bensì l'eco

del fiorire del

Sogno)...

E.E. Cummings

La rete si estende come un'immensa città; pulsa di una luce verde tendente al giallo, distensiva e rassicurante, la luce dei pixel di un mondo elettronico; mille voci si rincorrono in un brusio indaffarato; la ripresa, a volo d'uccello, segue due numeri digitali.

Immagini, suoni, movimento. Tutto artificiale.

Siamo nella rete che fa capo a Newport City e una voce fuori campo fornisce informazioni ai mezzi aerei. E i due numeri che rappresentano i due mezzi aerei, lentamente, si trasformano in due mezzi aerei reali che sorvolano Newport City.

Il percorso comunicativo si è così completato.

Il contenuto si è rivelato sul contenente, il significato sul significante.

In un mondo avvolto da una rete totale e totalizzante l'uomo deve adattarsi, trasformarsi. Deve trovare dei mezzi che gli permettano di inserirsi da protagonista nel flusso delle informazioni. In questa nuova dimensione cambiano non solo i parametri quantitativi, ma anche quelli qualitativi: cambia il corpo e cambia la mente: cambia il guscio e cambia lo spirito. Nella scena di lotta nel vecchio capannone, verso la fine del film, il mezzo corazzato sparerà contro un pannello murale che riproduce l'albero genealogico dello sviluppo umano. La macchina ribalta e distrugge il vecchio percorso storico.

In questo caso la macchina è qualcosa di meno tangibile e fisico, è la rete. Quella rete che si estende infinita e sembra l'ammasso lampeggiante delle luci di una città infinita in una notte buia e che mostra ciò che realmente è, un ammasso lampeggiante di luci di una città infinita in una notte buia. La rete come città (essenzialmente la città americana, fatta di vie parallele e perpendicolari e di alti grattacieli squadrati) è l'intuizione grafica di Gibson e dei primi scrittori cyberpunk. La metafora ha avuto successo e si è diffusa.

La rete come città, ma città notturna, pulsante delle luci del traffico che non riescono però ad illuminarla. Perché nella rete è sempre notte.

Come nell'inconscio dell'individuo.

Notte, nonostante il verde pulsante che tende al giallo, distensivo e rassicurante.

Sono le prime immagini di Ghost in the Shell (Lo spirito nel guscio) e sono quelle che imprimono nello spettatore lo spirito di tutto il film. Un film cyberpunk. Un film realizzato con la tecnica dei cartoni animati, un film che quindi può permettersi qualsiasi effetto speciale senza dissanguarsi economicamente perché l'immaginazione grafica dell'artista è ben più economica di qualsiasi effetto speciale prodotto industrialmente. Un film che invece si presenta di una linearità disarmante e che ha come unico effetto speciale il mascheramento termico dei personaggi, un film disarmante per la sua bellezza, un film di fantascienza finalmente adulto, nel tema e nel racconto.

Contenuto e contenente.

Il lampeggiare verde dei pixel non riesce, comunque, ad illuminare la notte profonda della rete.

BLU (1)

Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera

S. Quasimodo

Il Maggiore Motoko Kusanagi se ne sta appollaiata e immobile sul tetto di un alto palazzo. E' inondata da una candida luce blu che rende la sua immagine triste e distante.

E' immobile e silenziosa. Potrebbe essere anche la reincarnazione di Roy Batty, morto su un altro cornicione. Forse anche i suoi occhi hanno visto cose incredibili, ma ora è immobile, intenta ad ascoltare le voci della rete, inondata di luce blu, triste e bella e, forse, cosciente della propria eredità.

Ghost in the Shell è il terzo gradino di riflessione sul rapporto uomo-macchina.

All'inizio Philip K. Dick scrive Do Androids dream of Electric Sheep (Il cacciatore di androidi). L'androide è l'alieno, il diverso. Rick Deckard è un umano che vive in un mondo di umani e che, una volta uccisi gli androidi, torna al proprio mondo umano e al proprio rospo sintetico che deve cibare con mosche sintetiche. L'androide fa paura perché pur nell'uguaglianza esterna è il diverso, l'altro. E' pericoloso per l'uomo perchè non accetta il ruolo da animale domestico che gli è stato preparato.

Ridley Scott poi filma Blade Runner. In apparenza il film è la trasposizione del romanzo di Dick, ma il mondo ormai ha fatto il primo gradino. La natura di Deckard è ambigua (il regista afferma che è un androide, l'attore che lo ha interpretato dice che il problema non viene posto in nessuna parte), il mondo in cui vive sia l'androide che l'umano inizia a farsi un luogo indistinto che può andare bene sia all'uomo che all'androide: l'animale domestico potrebbe diventare il padrone e viceversa.

E poi il terzo gradino, Ghost in the Shell. L'androide e l'umano convergono in un mondo nuovo e inesplorato, la rete.

"Maggiore Kusanagi, la sezione 6 è in posizione pronta ad intervenire... Maggiore... Mi sente"

"Sì, certo!"

"E' un miracolo che riesce a sentire qualcosa, cos'è tutto quel rumore nel suo cervello?"

"Forse è un difetto in un cavo."

Contenuto e contenente, la vita appesa alla schermatura di un cavo. La città che si rivela attorno al maggiore è un ammasso lampeggiante di luci, una città infinita in una notte buia: l'immagine speculare della rete.

Contenuto e contenente, ancora una volta.

BLU (2)

Giunsi in una città che mi fa pensare ogni volta a un sepolcro imbiancato (...) Una via stretta e deserta, immersa in un'ombra profonda, delle case altissime, finestre innumerevoli munite di gelosie alla veneziana, un silenzio mortale, ciuffi d'erba tra le pietre, dei portoni imponenti a destra e a sinistra, con certi immensi battenti massicci appena socchiusi.

Joseph Conrad, Cuore di tenebra 

Dopo i titoli iniziali (che mostrano la costruzione del guscio in titanio del Maggiore Motoko Kusanagi), al risveglio in una mattina qualsiasi del Maggiore stesso, si ha l'inquadratura fissa della sua stanza immersa nel buio nonostante la finestra a parete che si apre sul panorama dei grattacieli della città, immersi nella luce blu triste e solitaria. Non più luce notturna, è l'alba, ma i riflessi sono gli stessi e comunicano lo stesso sentimento. I grandi palazzi immobili immersi nella luce blu si mostrano come gusci vuoti. La città, quella fisica, quella reale, per tutto il film mostrerà le proprie strutture prive di vita e vuote, a volte ingabbiate in tralicci, a volte realizzate con tecnica pittorica meno particolareggiata e precisa di quella usata per i personaggi. Svolgerà sempre un ruolo di fondale, in contrasto con le scene che ne propongono la realizzazione digitale e che la rendono come un insieme di linee pulsanti e vive.

Contenuto e contenente.

La grande questione di fondo del film: dove inizia e dove termina lo spirito, quand'è che il contenente diventa contenuto? E perché?

In altre parole, cos'era il Maggiore Motoko e cosa è diventato alla fine del film il Maggiore stesso?

«E ora dove andrà questo essere appena nato? La rete è vasta ed infinita.» dirà l'essere che non è più il Maggiore Motoko dopo la fusione con il Signore dei Pupazzi. E con un corpo ridicolo da bambola osserva la panoramica della città e delle sue strade che confluiscono verso un'isola centrale di grattacieli molto simile a Manhattan.

Luce blu e voci di sottofondo.


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