IO E VITTORIO: Donato Altomare


GLI UNIVERSI DI VITTORIO

Perché "Gli universi"? Perché con mia somma gioia fui il primo ad annunciare al pubblico locale la sua vittoria nella prima edizione del Premio Urania, col romanzo Gli universi di Moras. L'avevo invitato a Molfetta, insieme ad altri amici, per la presentazione della mia antologia Cuore di ghiaccio, e prima che iniziasse a parlare, presentandolo, annunciai al numerosissimo pubblico presente che Vittorio aveva vinto quel prestigioso premio. Ne ero tanto orgoglioso che pareva quasi che l'avessi vinto io.
Per raccontare di Vittorio dovrei fare un balzo indietro di almeno trent'anni, ai tempi dell'associazione barese di appassionati di fantascienza Mappe Stellari. La prima volta che parlai di lui fu per criticarlo insieme a Eugenio Ragone. "Ecco" dissi più o meno in associazione "quei due sono diventati importanti e certo non si faranno mai vedere da noi". Così fu, per la semplice ragione che nessuno di noi mai li invitò. La cosa buffa fu che la nostra conoscenza avvenne a circa ottocento chilometri da casa - noi abitiamo a venti minuti di superstrada - durante l'Italcon di Montegrotto, nel 1984. Mi aspettavo un vecchio burbero e scostante (non avevo idea di quale fosse la sua età). Mi ritrovai con un amico, autentico, che mi ha dato non una ma tutte e due le mani, un sacco di volte.
Vittorio credo possa essere annoverato nella seconda generazione degli scrittori italiani di fantascienza. E nessuno mai ha detto la seguente verità incontestabile: tutti gli autori, saggisti, critici ecc. che sono venuti dopo, tutti coloro che oggi trovano accoglienza tra le braccia delle più grandi case editrici italiane, dovrebbero sapere che questo nuovo "miracolo all'italiana" è stato possibile grazie a lui e a quelli come lui che da sempre si sono battuti per dare dignità alla fantascienza italiana.
La storia dei suoi (sia chiaro, quando parlo di lui non posso dissociarlo dal suo alter ego, Eugenio Ragone) innumerevoli tentativi per essere almeno ascoltato dalla "cultura" ufficiale potrebbe riempire di aneddoti un intero libro. Quando riusciva ad avere un appuntamento con l'allora direttore della "Gazzetta del Mezzogiorno", a volte veniva accolto con la frase: "Ah, quello che crede nei dischi volanti!" E si era costretti a far finta di sorridere alla "battuta", per non scaraventare la macchina da scrivere sulla capoccia del capoccia.
Rammento quando, con immane fatica, Vittorio Eugenio e gli altri riuscirono a mettere insieme lo stupendo audionastro di racconti Voci dal Domani. Alla serata di presentazione a Bari (tutti erano tesi e preoccupati per la nuova iniziativa), si presentò una signora un tantino strana. Si avvicinò a Vittorio e, sguardo catatonico, occhio spento, chiese con un filo di voce: "Voci dal domani... Ci farete sentire le voci dei morti?"
Già, gli equivoci sono stati innumerevoli. Ma lui e il suo "degno compare" erano inossidabili e continuavano la loro battaglia, spesso troppo solitaria. Non si scordi che l'Italia è il sud dell'Europa e che noi siamo al sud dell'Italia e che la fantascienza era letteratura di serie infima. Insomma, prima di parlare di fantascienza con qualcuno che contava, bisognava indossare lo scafandro per le alte profondità.
Non credo che si possa fare oggi un elenco delle iniziative che lui ed Eugenio sono stati capaci di condurre in porto. Dalle pubblicazioni su quotidiani ad altissima tiratura, al teatro, alla fanzine "THX 1138", per giungere addirittura alla realizzazione di un film.
Ma ciò che di meglio Vittorio ha fatto nella sua lunghissima e certo invidiabile carriera è stato regalarci meravigliosi racconti e romanzi, "roba" da cui imparare; perché la parte più difficile nel segnare una via per la fantascienza italiana è stata disboscare il terreno, scavare gallerie e rinforzare costoni franosi e argini per permettere, a coloro che sono venuti dopo, di stendere agevolmente il manto d'asfalto e utilizzare quella stessa strada, percorsa faticosamente a piedi, con auto a grande velocità.
Eppoi come amico è impareggiabile. Tutte le volte che l'ho chiamato a manifestazioni per innalzarne la qualità lui è stato sempre disponibile, si trattasse di parlare in una sala gremita o chiacchierare con pochi intimi. Una volta (non molto tempo fa) eravamo stati invitati insieme a parlare presso un circolo culturale di Bari. Ci presentammo puntualissimi per constatare che c'erano sì e no una dozzina di persone ad ascoltarci, comprese le rispettive consorti. E meno male che l'associazione contava centinaia di iscritti. Quella sera gli organizzatori erano in preda al panico e nervosissimi, a cominciare dal presidente del circolo che si sfiatava a spiegare di aver inviato gli inviti a tutti, e che tutti sapevano della serata. E il nervosismo raggiunse il culmine quando un amico poeta, presente tra i pochissimi spettatori, vista la situazione, si alzò e con voce irosa disse al presidente: "Ma voi vi rendete conto di chi avete lì davanti a parlare?" gettando ancor di più nella mortificazione il pover'uomo.
Fu allora che venne fuori tutta la professionalità di Vittorio. Io ero perplesso, vagamente infastidito - essere lì mi era costato i classici salti mortali, per il lavoro e per quel demonietto del mio ultimo nato. Lui invece prese a parlare con calma, quasi di fronte avesse centinaia di persone, rispettando la relazione che aveva preparato, per poi andarsene a braccio inseguendo i pensieri che al momento gli attraversavano la mente. Fu una serata strana, trasformata in un salotto per pochi intimi che potettero gustare una relazione molto interessante. Riuscì a calmare tutti, a sciogliere l'atmosfera tesa che si era venuta a creare, e a dare piacere alle persone che stavano ad ascoltarlo.
Ma Vittorio, chi lo conosce lo sa bene, è restio agli incensamenti. Per cui forse sarebbe meglio far parlare i suoi lavori, i suoi racconti, gli innumerevoli saggi che ha scritto. E in questo "speciale" ci sono quattro sue storie molto interessanti. Vorrei infine dire che nel suo ultimo libro, Accadde…domani (una raccolta di storie brevissime), ho trovato tanti di quegli spunti per racconti che gli ho chiesto: "Ma da dove hai preso tutte quelle idee?" Lui ha sorriso e sollevato le spalle. "Ti è piaciuto?" "Molto, specie i brani che evidenziano un futuro di eccessiva dipendenza dalle macchine." Lui ha nuovamente sorriso. "E' una mia idea fissa." Gli è bastato. E avrebbe accettato con lo stesso sorriso anche critiche e pareri negativi.
Del resto Vittorio è uno scrittore. Di quelli veri, che non si contraddicono nella vita. Quelli che lanciano urla di ammonimento e messaggi di pace; che sacrificano il proprio spazio per altri, e che non si fermano mai.
Già, un amico e una guida preziosi. Come altri, è vero, pochi in verità, ma la sua unicità è forse nel fatto che ancora oggi quando gli si va a chiedere un contributo scritto o parlato, lui ti guarda come fosse il principiante invitato a chissà quale conferenza importante. Gli brillano gli occhi e ti chiede: "Davvero?"
E, oggi come oggi, la modestia di un grande fa bene.

Donato Altomare

 

 

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