Replay di un amore di Vittorio Catani

 

Replay di un Amore

 

Replay di un amore,
romanzo breve
Schena
1994,
pagg. 90,
Lire 10000

recensione di Giacomo Annibaldis,
"La Gazzetta del Mezzogiorno" del 9/10/94

 

Improvvisamente Shady: un'ombra sfocata riemersa dai flutti di un ricordo mai vissuto. Si può starsene sdraiati nella campagna torrida delle Murge ed essere folgorati da una visione repentina quanto impossibile: il mare a poca distanza da noi, vivido e palpitante nella sua risacca, "centottanta gradi di un pastello azzurro increspato, con scie chiare e sfumato nel cielo". Allucinazione? Sogno a occhi aperti? No, solo uno scherzo della memoria, subìto da un intellettuale di inizio millennio, che cova i sintomi del futuro pullulanti nel più quotidiano "brodo di coltura" di affetti familiari. È Bruno Monfreda, il protagonista del racconto Replay di un amore, scritto da Vittorio Catani.
Quando si parla di Catani, scrittore leccese di Bari, si evoca la fantascienza made in Puglia, sicura vessillifera nella agguerrita schiera nazionale. I suoi romanzi e racconti avveniristici si sono imposti sulle maggiori riviste specializzate. Anche Replay di un amore è una proiezione nel Domani che è già alle porte, ma con discrezione e non con l'inverosimiglianza di certe storie di viaggi interplanetari e mostri galattici. È l'apologo di uno scherzo della memoria, tuttavia uno scherzo programmato secondo le regole di un antico quanto sempre valido "contratto faustiano", come è giusto che accada nel mondo che verrà, irto di biotecnologie avanzatissime e di stupori telematici che già ci insidiano e dilettano.
In queste atmosfere, ma con i piedi ben radicati sulla rocciosa Murgia, si muove con disinvoltura Bruno Monfreda, libero studioso, impegnato nella confezione di un ipertesto su Jacques Derrida (nientemeno!) e poi sulla conclusione di una "round-robin-story", una specie di catena di S. Antonio tra scrittori che si impegnano a tramare un racconto a più mani. Assediato dunque da strane e improvvise visioni, Monfreda reagisce con il piglio di un detective, che vuol mettere a fuoco gli indizi di una ossessione ricorrente, fino al dettaglio di un'ombra misteriosa: Shady. Che gli si disvela nella sua conturbante bellezza - quasi da dea indù - fotogramma dopo fotogramma della memoria, sempre più intensa e travolgente, donna immateriale che irrompe nella sua vita e ne espelle la donna reale.
L'indagine approderà a una ricostruzione, quasi al replay, di un amore perduto, tragicamente scomparso nei canali di una Venezia misterica che alimenta nel liquido amniotico della sua laguna embrioni di leggende metropolitane, e dove sul far della sera risuonano inquietanti e puntuali sirene che paiono clacson, e fanciulle morte nelle acque si riaffacciano - quasi anime in pena - sulle strade dei vivi. Di più non si può svelare, se non rischiando di rovinare al lettore il piacere di sgomitolare l'arcano, di gustare questo felicissimo ibrido impastato di una quotidianità fin troppo consueta, sulla quale si abbarbica tenacemente il sussurro di un fiabesco popolare rivisitato con lo scatto di un cursore tecnologico. Tutto al ritmo di un serpeggiante crescendo, "come in una fuga di Bach", destinato a un ultimo possente accordo di organo.

 

Segnala questa pagina ad un amico - servizio offerto da Bravenet

Inserisci:

Stampa questa pagina